Siamo tutti apprendisti equilibristi su un sottile filo, del quale non ricordiamo esattamente il punto di partenza e di cui sicuramente ignoriamo il punto d’arrivo. Non è un proverbio, è la vita, direbbe Giovanni Storti. O forse è solo la stagione del Cagliari di Fabio Pisacane.
Una strana lettura
Una squadra che è partita da un progetto coraggioso, che spesso è sembrata sul punto di cadere, ma che ha sempre trovato la forza di rimettere in ordine il proprio baricentro. Qualità non da poco. Il successo contro la Juventus ha dato un’importante iniezione di autostima ed equilibrio, almeno fino al prossimo scossone, ma l’annata dei rossoblù resta davvero complicata da prevedere e da analizzare, e forse proprio per questo motivo è tra le più interessanti nell’epoca recente del club di Tommaso Giulini. Dare una lettura che sia il più veritiera possibile in questo momento di questo Cagliari è quasi impossibile. Da una parte c’è un tecnico con idee e carattere, una formazione con tanti profili interessanti e in crescita, dall’altra una difficoltà forse anche eccessiva a gestire alcune situazioni che hanno portato a degli errori in serie sicuramente evitabili. Però è una rosa dentro un percorso quella di Pisacane e da tempo non si vedeva un Cagliari con una direzione. Al di là di quanto sarà impervia o meno la strada da compiere.
Simbolo Mina
Uno dei simboli di un Cagliari che quando sembra lì per poter essere dichiarato come definitivamente spacciato poi toglie fuori il coniglio dal cilindro – citando Pisacane – è il colombiano Yerry Mina. Alzi la mano chi non ne ha messo in dubbio qualità , centralità e adattamento al momento dei rossoblù in A dopo le ultime settimane caratterizzate da qualche prestazione di troppo sotto tono, continui acciacchi fisici e anche da quella voglia, parsa a tratti eccessiva, di esserci sempre in campo, che può essere sia un bene che un male, specie quando il corpo grida altro. Serviva una risposta e Mina contro la Juve ha dato una risposta delle sue. Annullato letteralmente un David che arrivava da un ottimo periodo e ridato solidità all’intero reparto. Si è rivisto quel totem tanto apprezzato sotto la gestione Ranieri e Nicola e che in alcune partite anche con Pisacane in panchina era riuscito a farsi odiare dagli avversari e amare dai propri tifosi.
La situazione
Mina è il simbolo perfetto di questa stagione. Può essere visto come a tratti altezzoso, troppo sicuro di sé, svagato, e in altre occasioni quadrato, pronto a morire per la maglia e con la voglia di identificarsi con la fame e la voglia della propria piazza. E di fatto il Cagliari è sia un po’ uno che l’altro ancora. A volte è il Cagliari dal potenziale, dalla chiara identità di gioco, dalla forte intensità in campo, e altre volte è la squadra distratta, superficiale e ingenua che ha lasciato tanti punti per strada. Non c’è una verità assoluta e nemmeno una bugia parziale. Sono facce della stessa medaglia che vanno sapute interpretare senza troppi slanci verso una parte o l’altra a seconda del risultato. Impresa non da poco per uno sport noto per la sua funzione pubblica come valvola di sfogo. Un Cagliari dai forti contrasti, che piace. E per una volta, dopo tanti anni raccontando questa società , viene voglia di camminare sotto scirocco, maestrale e levante sopra un sottile filo senza sapere davvero dove andare a finire.













