Una settimana tutti insieme appassionatamente ad Asseminello. Ad allenarsi, serviti e riveriti, in vista della gara più che fondamentale alla Unipol Domus contro la Cremonese. “I problemi ci sono, lo dicono i risultati, ma tutti noi stiamo dando il 110%”. Le parole sono di Sebastiano Esposito e la speranza è che, a differenza di quello che spesso è successo in passato a gruppi rossoblù che avevano un po’ perso la bussola, questa volta il ritiro a cinque stelle nel centro sportivo porti da subito i suoi benefici.
Una storia già sentita
Va però detta una cosa: la situazione attuale che sta attraversando la squadra di Fabio Pisacane è la cosa più da Cagliari che possa esserci. Almeno in epoca recente. Una squadra che tenta un nuovo progetto, affronta delle difficoltà, riesce a rialzarsi, trova il suo giusto equilibrio e poi manda all’aria l’opportunità di vivere con costanza un periodo di serenità utile per crescere davvero per la solita presunzione di aver già raggiunto l’obiettivo e per quella necessità di farsi dei complimenti prima di aver raggiunto il traguardo. Vi ricorda qualcosa? Sembra di vivere in un costante loop con questo club, un loop all’interno del quale quando hai l’occasione di fare l’ultimo gradino e goderti da su il panorama, devi ripartire dal fondo della scala.
Bisogno costante di complimenti
Il Cagliari al 31 gennaio aveva 28 punti, al 7 aprile ne ha 30. Un crollo totale figlio della solita incapacità di aspettare di mettere la ruota davanti prima di alzare le mani. La società ha gestito male il calciomercato invernale? Lo dicono i numeri. Ma non tanto per la cessione di Luperto, che prende l’attenzione di tutti, quanto per aver preso una serie di giocatori non pronti per l’ultima parte di stagione. Il problema non è investire su Albarracin o Raterink (e demansionare un veterano come Zappa), ma è non avere un’alternativa a breve termine. Un eccesso di presunzione che ora si sta pagando a caro prezzo. Il progetto giovani, il progetto calciatori italiani (che di questi tempi visti i risultati della Nazionale è un vanto a metà), sono tutti aspetti giusti della visione del club, ma passare mesi, da gennaio in avanti soprattutto, a farsi incensare dalla stampa nazionale su questo aspetto probabilmente è stato un autogol. I piatti più buoni cuociono a fuoco lento, indicazione che nel manuale di cucina rossoblù è stata strappata da anni da ogni pagina.
E Pisacane?
Far passare Pisacane per il male assoluto del momento vissuto dal Cagliari sarebbe ingiusto. Poi chiaramente ogni allenatore è il primo responsabile della sua formazione e di errori anche di inesperienza l’allenatore campano ne ha fatti in questi mesi. Ma non è solo Pisacane il nucleo dell’attuale problema rossoblù. Il tecnico ex Primavera deve ancora crescere tanto sotto certi aspetti, ed è naturale che sia così, anche il nervosismo mostrato in sala stampa nelle ultime occasioni è un qualcosa che dovrà essere bravo a canalizzare verso altre corde emotive in futuro, per non dare un’impressione che è lontana da sé. Anche perché, detto sinceramente, all’interno della stampa nazionale e locale fino ad oggi si fatica a trovare una firma contro il progetto Pisacane in Sardegna per partito preso. Comunque per l’ex centrale rossoblù questo momento se guidato nel giusto modo può anche essere un passaggio normale e importante per il futuro della carriera. Con la salvezza-non salvezza che è ovviamente il bivio per mettersi addosso questa o quella etichetta. Così funziona. Ma Pisacane lo sa bene.














