3 maggio-4 giugno. Un mese di riflessioni e ragionamenti, magari anche per sbollire la rabbia dopo la delusione di una retrocessione amarissima. La Dinamo Sassari riparte dalla Serie A2, con un occhio a quello che succede ai piani più alti, quelli frequentati per 16 anni, che in caso di novità societarie altrui ed effetti domino, magari potrebbero dare un’altra chance al nuovo progetto biancoblù presentato in occasione dell’annuale Marketing Meeting.
Strappo
Un mese di quasi silenzio e qualche rumors qua e là, se non fosse per la conferenza stampa di Stefano Sardara alla fine del campionato in cui aveva annunciato che la nuova Dinamo si sarebbe basata sui valori caratteriali, più che quelli tecnici: “Non rimarrà nessuno di quelli retrocessi, salvo qualcosa nello staff tecnico. Connessione con il pubblico? Sarà importante, ma prima bisogna fare bene il proprio lavoro. Su queste caratteristiche costruiremo la squadra”. Così aveva parlato il numero uno biancoblù per dare uno strappo al passato, per una nuova Dinamo che, come dopo una delusione amorosa, rinasce anche con un nuovo look con il redesign del logo societario. Una sorta di punto di rottura che non vuole essere solo a livello estetico, ma anche a livello caratteriale con Sassari che sicuramente vuole allontanarsi dalla “mollezza” del disastroso finale di stagione che ha portato all’addio alla Serie A1. Le prime due fondamentali figure da cui ripartire e che incarnano a pieno la filosofia dettata dalla società sono coach Luca Vitali e il neo diesse Paolo Citrini. Il primo rappresenta la fame e la voglia di emergere, ma anche il voler saper emozionare (come ha ammesso nella prima intervista a Dinamo TV), il secondo ha la Dinamo che scorre nelle vene da ormai 16 anni, periodo in cui ha ricoperto diversi ruoli, svolti con successo e attaccamento ai colori.
Restart
Una scelta coraggiosa, ma comprensibile. Puntare su un tecnico emergente, affiancato comunque da figure esperte e che vivono la piazza da anni come il diesse Citrini e il direttore generale Devecchi, può rappresentare una scommessa, soprattutto perché per Vitali si tratterà della prima esperienza da head coach tra l’altro in un campionato complicatissimo per formula e partecipanti. Il suo percorso e le sue ideologie però potrebbero ben sposarsi con una fresh restart di un progetto che vuole andare oltre il risultato sportivo. L’entusiasmo della piazza è uno dei primi passi da compiere, con un Pala Serradimigni sì “incerottato” per via dei lavori, ma mai decisivo come nelle stagioni d’oro. “Secondo me la bellezza della Sardegna, dove ho giocato anche con la Nazionale, è che il suo popolo si è sempre reincarnato in questa squadra. Il popolo sardo vuole emozionarsi, noi dobbiamo toccare il cuore e avere fame. Questa isola ha bisogno di innamorarsi di nuovo dei suoi giganti: se questo è il progetto, sono la persona giusta”- le parole di Vitali in conferenza stampa. Un leit motiv sentito ripetere spesso durante il Marketing Meeting quello del senso di appartenenza e di amore per la maglia, fattore importante anche per il ds Citrini: “Penso che la società avrebbe potuto scegliere tante figure più preparate di me, ma io voglio sottolineare un termine che tante volte ho utilizzato in questi anni: “Dinamismo”, non nel senso di movimento, ma di amore per la Dinamo. Cercheremo di avere giocatori cui trasmettere questo “dinamismo”. Da qui riparte la Dinamo, da qui parte la ricerca di giocatori che sposeranno questa filosofia. Un mercato tutt’altro che facile soprattutto all’inizio, per via delle incertezze di alcune società tra A1 e A2, della serie di finale playoff di A2 ancora da giocare (domenica 7 giugno il primo round tra Verona e Rimini) e lo “sparare alto” al momento di spuntare un contratto, soprattutto nel comparto italiani. Proprio dai giocatori cresciuti nel vivaio nazionale potrebbero nascere le maggiori difficoltà nel campionato di A2, per una Dinamo che ha anche come obiettivo costruire un nucleo importante e magari promettente di italiani, anche in vista di una risalita in A1. Un primo nome che racchiude queste caratteristiche è quello di Simone Aromando: il classe 1997 è reduce da una convincente stagione in A2 tra Mestre e Vuelle Pesaro, con cui ha disputato anche i playoff. Un giocatore che sicuramente piace a Sassari, ma su cui la concorrenza è alta in un mercato ancora in fase embrionale per i motivi già descritti. La ricerca dei giocatori partirà, ma la Dinamo ha già chiarito filosofia e obiettivi. E dopo la stagione conclusa con una retrocessione non è poco.

















