In vista del match di sabato 9 maggio, che vedrà il Cagliari sfidare l’Udinese alla Domus, abbiamo fatto una chiacchierata con Luca Ceppitelli, ex capitano e leader dello spogliatoio rossoblù per otto anni.
Luca, sabato alla Domus arriva l’Udinese: i bianconeri sono più tranquilli a metà classifica, mentre il Cagliari potrebbe essere salvo matematicamente già da questa partita. Secondo te per i rossoblù potrebbe essere un vantaggio il fatto che i friulani giochino con la mente più libera?
“Sicuramente l’Udinese arriva a questa partita non con grandissimi stimoli visto che non hanno degli obiettivi particolari, mentre il Cagliari ha il match point a disposizione in casa e credo sia una partita che non può farsi sfuggire per chiudere il discorso salvezza.”
Hai condiviso lo spogliatoio per diverse stagioni con Fabio Pisacane, che attualmente è l’allenatore del Cagliari. Cosa ne pensi del suo operato in questa stagione, in particolare della sua capacità di guidare la squadra da esordiente in un campionato “difficile”, come lo ha spesso definito anche lui?
“Era la sua prima stagione a questi livelli, in Serie A, stiamo parlando del massimo livello, quindi non è semplice. L’obiettivo del Cagliari era salvarsi e penso che lui abbia fatto un grandissimo lavoro, perché è molto vicino all’obiettivo e lo raggiungerebbe anche con tranquillità. Se non fosse stato per quel periodo buio con dei risultati negativi, il Cagliari aveva fatto un grandissimo campionato e sembrava veramente che potesse salvarsi ancor prima di oggi. Fabio secondo me ha fatto davvero il massimo, ha saputo far crescere tanti ragazzi, tanti giovani, ma ha anche fatto esprimere al meglio tanti altri più esperti. Gli si possono solo fare i complimenti. Ero molto curioso di vederlo nelle vesti di allenatore perché l’ho conosciuto come compagno di squadra. È sempre stato un ragazzo molto intelligente e combattivo ed è stato bravo a trasmettere tutto ciò alla squadra, in quanto a parer mio lo rispecchia: molto unita, molto compatta e in ogni partita ha risposto presente. Per me Fabio ha fatto un gran lavoro.”
Pensi che il legame così forte di Pisacane con la Sardegna sia stato un fattore decisivo per tenere unita la squadra nei momenti più duri di quest’anno?
“Sicuramente lo è stato. Il legame personale che ha con la Sardegna non è sicuramente secondario, perché quando senti un attaccamento forte con qualcosa riesci a trasmettere più valori e sei anche più credibile. Questo suo legame con Cagliari ha sicuramente fatto in modo che potesse essere molto legato a questa squadra e a questi valori, infatti ha saputo trasmettere l’autenticità ai ragazzi. Non è stato un fattore secondario e l’abbiamo visto in campo.”
In questa stagione il Cagliari ha faticato a trovare continuità nei risultati, alternando grandi prestazioni a cadute improvvise. Secondo te qual è il fattore tattico o mentale che è mancato per vivere un campionato più sereno?
“Non credo sia stata una questione tattica, bensì un aspetto puramente mentale. Arrivi con delle certezze ma poi ti trovi davanti a degli scogli e affronti delle sconfitte, che possono anche capitare. Ti aspettavi di essere sereno mentalmente ma arrivi ad accumulare delle sconfitte di troppo o comunque a non raccogliere risultati nonostante si sia sempre presenti in campo e sempre sul pezzo, rischi che magari subentri qualche insicurezza che in questo caso ha portato a qualche risultato negativo di troppo. Secondo me comunque sono stati bravi a tenere sempre i nervi saldi e soprattutto a non sbagliare quando gli si chiedeva di non farlo, perché poi si sono presentati a delle partite, in particolare quella con la Cremonese che secondo me è stata una partita fondamentale, e la squadra è stata giusta, tosta e soprattutto ha portato a casa la vittoria che gli dava una relativa serenità. Poi sono stati altrettanto bravi a vincere con l’Atalanta, che non è affatto scontato. A prescindere da tutto sono stati fatti grandi risultati anche con squadre molto importanti.”
Da ex centrale e leader del reparto, qual è il consiglio che daresti alla difesa del Cagliari per mantenere la lucidità contro gli attaccanti dell’Udinese?
“Non ci sono dei consigli particolari. Gli direi semplicemente di rimanere concentrati come hanno fatto nelle ultime partite. Non è una sfida più difficile delle altre, ma nemmeno più facile. L’Udinese comunque ha una squadra importante, con giocatori importanti anche davanti. Come lo sono stato io, ma come lo è stato anche Fabio, con il quale spesso ho fatto coppia, sono sicuro che anche la difesa sabato saprà trasmettere la fiducia che serve per un match importante. Credo ne siano tutti consapevoli, non solo i difensori, ma anche tutta la squadra. Non mi sento quindi nella posizione di dare consigli, sono sicuro che sanno già quello che devono fare.”
Tornando indietro nella tua carriera, nel 2018 un tuo gol decisivo regalò al Cagliari una vittoria per 2-1 contro l’Udinese alla Sardegna Arena. Quanto conta secondo te avere dei difensori che sanno rendersi pericolosi anche nell’area avversaria come facevi tu? Cosa ti ricordi di quella partita?
“Sicuramente se il difensore riesce ad essere pericoloso e fa qualche gol è un valore aggiunto che porta alla squadra dei gol “inaspettati”. Senz’altro non è un valore da poco, ma sono sempre dell’idea che prima ognuno debba fare il compito per cui è chiamato principalmente: il difensore deve saper difendere, il portiere deve saper parare, ecc. Sono sempre stato dell’idea che se ognuno fa il suo nel proprio ruolo, poi tutto funziona.
Per quanto riguarda il gol che ho fatto nel 2018 è stato fantastico, perché comunque segnare è sempre la cosa più bella del mondo. Ho sempre invidiato gli attaccanti per questo, quindi qualche soddisfazione sono riuscita a togliermela anche in quel senso! È stato un gol bellissimo e in quel momento era fondamentale perché per noi era una sfida davvero troppo importante. Portare a casa quei 3 punti ci ha dato lo slancio per ottenere la salvezza quell’anno. È stata quindi una grandissima soddisfazione.”
Parlando proprio di difensori che possono fare la differenza, come vedi Mina in vista di sabato? Pensi che per il Cagliari possa essere uno dei fattori chiave l’aver ritrovato la sua forma migliore dopo un periodo un po’ sotto tono?
“Senz’altro, perché credo che in queste sfide l’aspetto mentale è l’aspetto più importante, in quanto sono molto delicate e a volte si rischia di potersi presentare anche troppo rilassati. Credo che uno come Mina, con il suo temperamento e con il suo carisma, sia fondamentale. Credo che comunque questa sia la sua più grande caratteristica, perché lui sicuramente è un leader. Sono sicuro che saprà essere fondamentale anche in questa partita.”
Con l’ultima domanda vorrei scollegarmi dagli aspetti tattici e tecnici e concentrarmi di più sull’ambiente. Come infatti sai, avendo indossato i colori rossoblù per tanto tempo, la Sardegna ti entra dentro e il pubblico della Domus sa essere decisamente il dodicesimo uomo. Quanto pensi che peserà il fattore campo sabato?
“Io penso che il fattore di un campo come quello di Cagliari, sapendo ciò che vogliono i tifosi, che l’hanno sempre saputo trasmettere in campo e fuori, ha un grande valore. È un fattore troppo importante e trascinante per tutti i ragazzi. L’Unipol Domus è sempre stato un campo difficile per tutti, quindi questo deve essere un motivo di orgoglio per tutti quanti, in particolare il fatto di sapere di dover fare felici i tifosi ad ogni partita, soprattutto quando si è in casa davanti ad un pubblico così numeroso e caldo. Inoltre sono sempre dell’idea che non vedo l’ora e spero che si possa arrivare ad uno stadio nuovo. Spendo queste parole perché ritengo veramente che Cagliari, la Sardegna e tutti i tifosi meritino uno stadio degno di essere il fortino che è. Sono convinto che se ci fossero più posti, lo stadio si riempirebbe comunque e sarebbe veramente un’atmosfera fantastica da vivere. Purtroppo non la posso più vivere da giocatore, ma mi auguro di poterla vivere da spettatore molto presto.”
















