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Cappioli: “Cagliari, contro l’Udinese gioca a viso aperto. Pisacane sta facendo molto bene”

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Alla vigilia della sfida tra Cagliari e Udinese, abbiamo intervistato Massimiliano Cappioli, doppio ex della gara. Romano di nascita ma sardo d’adozione, l’ex centrocampista ha vestito la maglia rossoblù dal 1988 al 1993, collezionando 144 presenze e 25 gol e quella dei bianconeri dei friulani dal 1996 al 1998. Nel corso della sua carriera ha anche trovato spazio con la Nazionale maggiore e conquistato la UEFA Intertoto Cup nel 1998 con il Bologna.

Massimiliano, domani si disputerà Cagliari-Udinese. Da doppio ex, che tipo di partita si aspetta dalle due squadre?
“Sarà una bella partita, anche perché il Cagliari è ormai vicino alla salvezza. Per me sarà una sfida speciale: si affrontano due squadre alle quali sono molto legato e con cui mi sono trovato benissimo. A Cagliari ho vissuto cinque anni e mezzo fantastici, mentre a Udine sono stato davvero bene. Mi aspetto una gara aperta e giocata a viso aperto, anche perché il Cagliari vorrà conquistare la salvezza matematica davanti al proprio pubblico. L’Udinese è una squadra fisica, tosta, con giocatori importanti, ma secondo me può essere battuta. L’allenatore dell’Udinese Runjaić mi piace. Vivendo in Indonesia seguo soprattutto il Cagliari e la Roma, mentre le altre squadre le seguo meno. Conosco però molto bene la famiglia Pozzo: se l’allenatore è ancora lì, significa che gode della loro piena fiducia”.

Quali sono, secondo lei, i giocatori che potrebbero risultare essere decisivi? Se dovesse fare un nome per parte, su chi punterebbe?
“Per il Cagliari punterei su Esposito, mentre per l’Udinese su Zaniolo. Entrambe le squadre hanno anche un buon centrocampo. Il Cagliari, inoltre, può contare su Pisacane in panchina: è un allenatore giovane che sta facendo molto bene”.

Ha parlato del centrocampo: quale giocatore attuale, per caratteristiche, le somiglia di più?
“No, ne vedo pochi. Ero un cavallo pazzo: quando andavo in attacco, l’allenatore mi diceva “Aò, dove vai?”, e io rispondevo che andavo a fare gol (ride, ndr). Ho segnato tanti gol a Cagliari, molti dei quali importanti e pesanti. I miei gol decisivi li ricordo tutti: sono stati determinanti in Serie C, in Serie B e in Serie A. I primi due in Serie A con il Cagliari li ho segnati a San Siro contro l’Inter, per il gol del 1-1, e a Torino contro la Juventus, per il 2-2. Quell’anno rischiavamo la retrocessione, ma nel girone di ritorno ci siamo salvati alla grande. Anche in Serie C e in Serie B ho segnato gol altrettanto pesanti, che hanno portato punti fondamentali per le due promozioni, entrambe molto importanti”.

Quali sono i giocatori che più l’hanno aiutata nel suo percorso da calciatore nel corso della sua carriera?
“Nel mio percorso, in primo luogo, devo citare gli allenatori: sia Claudio Ranieri sia Carlo Mazzone. Tra i giocatori, invece, una figura fondamentale è stata Gianfranco Matteoli, il nostro capitano, che ci ha insegnato tantissimo. Eravamo una squadra molto giovane, composta soprattutto da ragazzi con pochi elementi di esperienza, uno di questi era proprio Matteoli. Da capitano ci teneva molto a far bene e ci ha trasmesso la sua grande leadership, contribuendo in modo decisivo alla nostra crescita e ai nostri risultati”.

Ha appena parlato di Claudio Ranieri e Carletto Mazzone: che ricordo conserva dei due tecnici e quanto hanno inciso sulla sua crescita calcistica e personale?
“Hanno inciso molto, soprattutto all’inizio Ranieri. Ero molto giovane e ha puntato su tanti ragazzi, tra cui anche me, lanciandomi nel grande calcio. Dalla Serie C abbiamo fatto tre anni straordinari, fino alla Serie A. A Cagliari è stato tutto fantastico: venivo dalla Primavera della Roma, ero giovane e lui ha avuto il coraggio di buttarmi nella mischia, ma tutto è stato ripagato dalle prestazioni e dai gol importanti. Non dimentichiamo il percorso fatto dalla Serie C fino alla Serie A. Per quanto riguarda quanto accaduto alla Roma in questa stagione, dispiace per la situazione: dispiace ai tifosi e dispiace anche a me, ma il calcio è fatto così. Poi c’è Mazzone: un allenatore straordinario, uno che usava “bastone e la carota” (ride, ndr). Era grintoso, conosceva il calcio e sapeva anche gestire i giocatori nel momento giusto. È stata una figura fondamentale per me, perché non avrei mai lasciato Cagliari dopo cinque anni e mezzo se non per la Roma, e lui ha avuto il coraggio di portarmi lì. Posso solo parlarne bene: ho tantissimi bei ricordi sia di Mazzone sia di Ranieri”.

Nel periodo in cui era a Cagliari ha avuto l’opportunità di giocare insieme a Enzo Francescoli. Che ricordo ha di lui?
“Un giocatore straordinario! Noi avevamo “Pepe” Herrera, Daniel Fonseca ed Enzo Francescoli. Francescoli era conosciuto non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Quando ero a Cagliari, mi colpì molto vedere un giocatore così famoso, importante e forte vestire quella maglia. Ci ha dato una grande mano: all’epoca il calcio era diverso rispetto ad oggi. C’erano tantissimi campioni, non solo stranieri – i migliori giocatori del mondo giocavano in Italia – ma anche moltissimi italiani fortissimi. Entrare in Nazionale non era affatto semplice, il livello era altissimo. Anche lui è stato fondamentale per il Cagliari. Non dimentichiamoci che si è arrivati a giocare in Europa con quella semifinale storica di Coppa UEFA”.

Che ricordo ha di quel Cagliari?
“Era un Cagliari fortissimo, anche se erano arrivate le cessioni – importanti – di diversi giocatori. Io ho giocato fino alla terza partita; dalla quarta sono andato in tribuna perché ero stato ceduto alla Roma, con cui ho iniziato a giocare dalla giornata successiva. Il gruppo rimasto ha comunque compiuto qualcosa di straordinario. Senza giocatori come Ielpo, Cappioli, Francescoli, Festa e altri titolari importanti, sono riusciti comunque ad arrivare fino alla semifinale. È stato un Cagliari eccezionale sotto tutti i punti di vista, sia all’inizio del percorso che nella sua fase finale”.

Ha avuto anche la possibilità di giocare in nazionale maggiore. Può raccontarci l’esperienza?
“Quando giocavamo noi, penso che praticamente tutti avrebbero potuto aspirare alla Nazionale. In quel periodo, come dicevo prima, non c’erano solo i giocatori più forti al mondo in Italia: in Serie A c’erano tantissimi calciatori italiani fortissimi. La Nazionale italiana di allora la conoscevamo bene, sapevamo chi ne faceva parte, ma c’erano anche molti giovani che oggi, probabilmente, avrebbero fatto un’ottima figura in azzurro. Il mio esordio coincise anche con quello di Djorkaeff e Zidane, il 16 febbraio 1994”.

Nel 1998 ha vinto il trofeo UEFA Intertoto con il Bologna: che emozione è stata?
“È stato un bel trofeo, perché anche in quel caso, sempre con Mazzone, vincendo l’Intertoto siamo riusciti a qualificarci per la Coppa UEFA (oggi Europa League, ndr). Con il Bologna siamo poi arrivati fino alla semifinale, dove purtroppo siamo stati eliminati dal Marsiglia”.

Per concludere, cosa c’è nel presente di Massimiliano Cappioli?
“Attualmente sono in Indonesia. Faccio sei mesi a Roma e sei mesi a Bali. Mi trovo bene, anche perché mia moglie è indonesiana. Come ho detto più volte, i sei mesi qui a Bali sono la mia pensione da calciatore (ride, ndr)”.

 

 

 

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