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Cagliari, una bizzarra selezione dei leader che rischia di essere un’arma a doppio taglio

L'esultanza dei rossoblù dopo il gol in Cagliari-Modena | Foto Valerio Spano
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“Oh un fagiuolo che somiglia tutto al leader, lo metto insieme agli altri”. Non sappiamo se dalle parti di Asseminello abbiano visto o meno la famosa puntata “La gioia della Setta” della nona stagione dei Simpson, ma il processo di selezione dei nuovi trascinatori del gruppo di Fabio Pisacane, più a livello mediatico che a livello di spogliatoio e campo, non sembra poi così diversa da quella di Homer.

Il caso
Il caso emblematico è ovviamente quello di Sebastiano Esposito, elevato a grado di leader a mezzo stampa, con tanto di dichiarazioni al miele di Pisacane, Elia Caprile e persino del presidente Tommaso Giulini. Fatto parlare con i veterani e con i giocatori più carismatici sul palco di Ponte di Legno durante la presentazione della squadra, intervistato dalla Gazzetta dello Sport e dipinto come nuova guida per i più giovani dentro lo spogliatoio rossoblù. Tutte parole belle e giuste sulla carta, se non fosse che nello stesso momento in cui Esposito veniva presentato come un nuovo leader rossoblù da settimane la brace del mancato adeguamento economico del contratto covava sotto la cenere. Con tutti i protagonisti di questa vicenda ampiamente consapevoli dei fatti e consci del fatto che si sarebbe potuti arrivare a uno strappo totale, come quello avvenuto poi in questi giorni. Non una bellissima figura mediatica, a qualsiasi latitudine la si voglia vedere. E per ambo le parti in causa ovviamente.

Il leader con la valigia
Curioso poi che gli altri due leader assoluti messi sul monte rossoblù della stagione 2026-27 siano due giocatori importanti e capaci di trascinare ed essere da esempio, ma comunque con la possibile valigia fatta sulla porta. Come nel caso di Gabriele Zappa, che ha perso qualcosa nelle gerarchie negli ultimi mesi e che soprattutto nelle ultime sessioni di calciomercato è stato più volte molto vicino ad andare via dalla Sardegna. Discorso diverso ma simile per Elia Caprile. Uno dei giocatori di maggiore talento della rosa del Cagliari, senza alcun dubbio. Ma comunque un calciatore che potenzialmente in caso di offerta congrua, come tutti, potrebbe lasciare il rossoblù dopo averne sfruttato il trampolino di rilancio. E sia chiaro, questo non è mica un problema. Nel calcio moderno ogni giocatore è un professionista e come tale si allena e gestisce e al tempo stesso è anche una piccola azienda a se stante, e i propri interessi vengono prima, così come lo è sempre stato per i club. Le lunghe storie d’amore nascono, salvo rare eccezioni, quando la visione d’insieme è condivisa per tanti anni. Fa solo un po’ strano che dal giro dei potenziali leader di una rosa che ha perso un faro come Leonardo Pavoletti e un giocatore di peso nello spogliatoio come Il Gallo Andrea Belotti non possano finirci alcuni giocatori che possono comunque essere di esempio anche se meno patinati. La grande fortuna è avere un Alessandro Deiola dentro il gruppo che può essere il ponte di passaggio tra i valori storici di un club come quello cagliaritano e le nuove generazioni, rappresentate in più nazionalità e in variegate ambizioni dentro la rosa a disposizione di Pisacane. Ma vista la situazione perché giocatori come Adam Obert, Ze Pedro o Michel Adopo non possono essere altrettanto leader come quelli stampati sulle figurine del calcio estivo dal club rossoblù? Forse perché sono meno mediatici, o così vengono ritenuti. Il tutto senza dimenticare di citare un certo Yerry Mina, grande assente causa Mondiale alla prima parte di pre-campionato del Cagliari, e che in base ai propri umori potrà fare cambiare il vento dalle parti della Unipol Domus. Un tema che, forse anche dato il caso Esposito, per ora in tanti sembrano aver preferito dribblare in casa rossoblù.

Nessun dramma
Leader deriva dal verbo to lead e il senso è proprio quello di guidare, ancora meglio di condurre, qualcuno o un gruppo. E l’impressione da fuori è che questa squadra abbia fatto un po’ di non necessaria confusione nel scegliere i propri nuovi leader, specie dati gli insegnamenti che aveva appena consegnato la stagione passata. Con il gruppo di Fabio Pisacane che ha fatto dell’unione di intenti, dell’identità condivisa e della fame dei suoi tanti giovani, e meno giovani, la vera arma per conquistare una salvezza con ampio margine sulla zona rossa. La strada tracciata in questo momento è questa e questa va seguita. Il Cagliari rispetto ad altri club avrà meno nomi da prima pagina, fermo restando che Caprile, Mina, Deiola Harry Winks e diversi altri possono rappresentare una spina dorsale di esperienza e carattere dalla quale è poi giusto costruire, ma ha comunque una frizzantezza data dal proprio allenatore e da un gruppo che ha come principale obiettivo quello di migliorarsi costantemente, come ogni squadra composta da tanti giovani con la necessità di dimostrare qualcosa a qualcuno. E forse il segreto di una stagione più che buona per questa formazione è quello di non perdere il sonno alla continua ricerca dell’uomo da mettere in prima fila a favore di fotografi e telecamere ma di fare crescere i tanti ragazzi ognuno con lo stimolo dato dal proprio compagno. La forza del gruppo che vince sulla solidità del singolo. La crescita di un Mendy o Trepy, che ancora devono fare tanti progressi, può ispirare un altro ragazzo e così via. In un circolo virtuoso che non ha bisogno di lustrini né di “fagiuoli da fare somigliare tutti al leader”.

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