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Cagliari, sul 4-0 al Verona c’è la firma di Pisacane: ora la Roma per volare ancora

Gabriele Zappa e Riyad Idrissi festeggiano con Fabio Pisacane il gol del 4-0 in Cagliari-Hellas Verona | Foto Luigi Canu
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Ci sono tre frasi che restano impresse tra quelle pronunciate da Fabio Pisacane nel post-partita di Cagliari-Verona, match dominato dai rossoblù e terminato 4-0. La prima: “Dobbiamo continuare a martellare, la Serie A non è finita”. La seconda: “Il campionato è infido, dobbiamo restare in campana”. L’ultima: “Restiamo umili”.

Pollice su
Metafore che costituiscono una faccia del manifesto del Pisacane-pensiero, con il tecnico partenopeo che dopo il roboante successo contro una di quelle che sulla carta resta una concorrente per la salvezza, che dà seguito a quelli contro Juventus e Fiorentina, avrebbe potuto legittimamente gonfiare il petto. Sbattendo in faccia a qualche incontentabile una serie di numeri, dati e soprattutto una situazione oggettivamente tranquilla che qualcuno voleva provare a inquinare. Invece non è successo, a riprova di una stabilità non comune in un allenatore esordiente in Serie A. Dopo il brutto passo falso di Genova in diversi si erano fatti trovare pronti a soffiare sul vento della negatività intrinseca nell’ultimo decennio alla piazza cagliaritana, sollevando dubbi su presente e futuro. Le ultime settimane hanno raccontato una verità diversa, con buona pace dei soloni da bar social: la risposta del gruppo rossoblù è stata quella giusta, con tre vittorie di fila e con prestazioni via via sempre più convincenti. Sarebbe facile snocciolare i numeri recenti, ma ci ha già pensato il nostro Roberto Pinna nella sua analisi, per cui andiamo sul globale: 0 (zero!) giornate su 23 passate in zona retrocessione, un vantaggio al momento di 11 punti sulla terzultima e 14 sull’ultima, terza età media più bassa della Serie A (25,4 anni). In classifica sono arrivati 28 punti in 23 gare, il secondo miglior risultato dell’era Giulini dopo i 32 di Maran nel 2019-20, portando in gol fin qui 16 diversi marcatori. Dati e statistiche che spiegano in sintesi quanto la prima metà abbondante di stagione del Cagliari con Pisacane in panchina sia in linea con le aspettative più ottimistiche fatte dal club rossoblù in estate. Con il tecnico neo 40enne che fin qui ha centrato tutti i micro-obiettivi tracciati dalla dirigenza: situazione di classifica serena, valorizzazione dei giovani e dei calciatori più in vista, inserimento graduale dei nuovi acquisti, sviluppo di una nuova identità di gioco e non solo.

Superiorità
Sia ben chiaro: può piacere o meno la proposta di calcio portata avanti da Pisacane e dal suo staff, perché sui gusti non si discute come insegnavano gli antichi. Ma che questo Cagliari stia portando avanti un percorso di crescita che guarda a presente e futuro è innegabile, sia in campo che sul mercato. Il 4-0 su un Verona in caduta libera a qualche sprovveduto potrebbe far pensare a una passeggiata di salute per Pavoletti e compagni, ma così non è stato. Era una gara trappola e Pisacane lo sapeva bene: già dalla conferenza stampa della vigilia si percepiva tutta la concentrazione del tecnico, più serio del solito. Un segnale del peso messo sulla bilancia del match, in cui il rischio scivolone era dietro l’angolo pronto a rovinare l’entusiasmo della piazza. Eppure, davanti ai 15.791 spettatori dell’Unipol Domus, che hanno sfidato pioggia, umidità e freddo, la prestazione contro la squadra di Zanetti è stata convincente. Il Cagliari ha passato i primi venti minuti a provare a “giocare”, trovando però pochissimi spazi grazie all’ottimo pressing alto operato dal Verona, che non aveva alternative al provare di limitare i rossoblù e ripartire. Ed è in quel momento che Pisacane ha vinto la partita: la scelta di cambiare atteggiamento, lasciando l’iniziativa ai gialloblù e preparandosi a ripartire, è stata decisiva. L’Hellas si è trovata fuori dal proprio piano gara, costretta a fare il match e mettendo in evidenza tutti i limiti tecnici e tattici. L’infortunio di Gagliardini, sostituito da uno spaesato (e fuori forma…) Lovric, ha fatto il resto: i rossoblù hanno colpito due volte gli scaligeri nel primo tempo, con le perle di Mazzitelli e Kılıçsoy (2005) e nel finale con Sulemana (2003) e Idrissi (2005) che hanno sancito una vittoria meritata e che dà nuovo entusiasmo a una piazza che, finalmente, guarda al domani con un nuovo sorriso sul volto.

Futuro
Lo diciamo dal primo giorno di ritiro estivo: per valutare in maniera corretta questo Cagliari serviva, serve e servirà ancora tempo. E pure una buona dose di pazienza. Ma per la prima volta da diversi anni in casa rossoblù si può attendere il prossimo, difficile impegno dell’Olimpico contro la Roma in programma lunedì 9 febbraio alle 20.45. Difficile, ma non proibitivo per i rossoblù che già all’andata hanno giocato un bello scherzetto a Gasperini, sconfitto 1-0 con il gol di Gaetano. Lo stesso che nelle ultime settimane si è preso il centrocampo cagliaritano e che anche contro il Verona ha mostrato di trovarsi perfettamente a suo agio davanti alla difesa. Se l’Hellas rappresentava l’esame di maturità per la stagione dei Pisacane-boys, la Roma è il test d’ingresso all’università chiamato “parte sinistra della classifica”. Per qualcuno sarebbe facile accontentarsi di quanto fatto finora dai rossoblù, ma siamo certi che all’interno dello spogliatoio di Sa Ruina la parola d’ordine è ben diversa. Vedremo cosa porteranno gli ultimi due giorni di mercato, ma il tecnico ha già detto di non aspettarsi di avere “qualcuno in meno”. Il Napoli (e pure la Fiorentina) hanno chiesto informazioni su Zappa (autore dell’assist “à-la Zappa” per il 4-0 di Idrissi), Luvumbo è vicino agli arabi del Damac, altre opportunità si potrebbero aprire da qui alla chiusura delle trattative, prevista per le 20 di domani, lunedì 2 febbraio. Come sempre sarà il tempo a dare le sue risposte, che saranno oggetto di analisi e commento. Il campionato è ancora lungo e ci saranno molte altre prove da sostenere per questo Cagliari. Ma una cosa è certa: ora l’aria che si respira è decisamente più pulita rispetto al passato. E non è poco.

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