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Cagliari | Stallo sul mercato, ma il campionato non aspetta

Stretta di mano tra Fabio Pisacane e Guido Angelozzi dopo la conferenza stampa di presentazione alla Unipol Domus
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Gennaio è mese di mercato, ma soprattutto mese di tanto fumo e poco arrosto, tante chiacchiere che rimbalzano da trasmissioni a quotidiani e pochi fatti concreti. Almeno nelle prime tre settimane, storicamente, soltanto pochi tifosi fortunati vedono la propria squadra del cuore salutare nuovi innesti, spesso e volentieri nemmeno così decisivi nei mesi a seguire. Non fa eccezione il Cagliari, almeno su questo aspetto. Eppure la società rossoblù, rispetto alla concorrenza, vive una situazione contingente specifica che non può essere nascosta.

Cause senza effetti
La sconfitta contro il Genoa per 3-0 ha confermato ciò che ormai è noto da tempo. La coperta a disposizione di Fabio Pisacane è corta. Lo è in mezzo con gli infortuni recenti ma non troppo di Folorunsho prima e Deiola poi, lo è in attacco con quelli di Belotti e Felici che non sono certamente un fulmine a ciel sereno, ma che sono ormai datati. Lo è anche in difesa, anche se in modo minore. Eppure, nonostante sia tutto chiaro da tante, tantissime giornate, l’immobilismo regna sovrano. Certo, le trattative ci sono, quelle più conosciute e quelle tenute sotto traccia. Però, al 13 gennaio – undici giorni dopo il via alle danze del calciomercato invernale – oltre all’addio di Radunovic e Rog e al ritorno di Sherri nulla è successo. Dando così alibi enormi a un Pisacane che con i giovani fa di necessità virtù quando possibile, dando all’ambiente un senso di precarietà che in un’annata finalmente chiamabile progetto rovina un po’ quanto di buono seminato finora. Ci sono, va da sé, situazioni esterne che, legittimamente, fanno procedere con i piedi di piombo il club rossoblù. Da una Fiorentina che ha lanciato segnali di rivoluzione drogando il mercato e le valutazioni a una Lazio che con cessioni remunerative fa altrettanto, passando per il solito effetto domino che coinvolge inevitabilmente in una fase successiva le squadre di seconda e terza fascia, come ha sottolineato con una frase azzeccata il direttore sportivo della Cremonese Simone Giacchetta: “Ci sarebbe già piaciuto avere Marianucci e magari altri calciatori, ma noi piccole società durante il mercato abbiamo un ruolo da rispettare”. Tradotto, anche i papabili nuovi innesti si guardano intorno prima di scegliere quale mossa fare, oltre al classico discorso economico che vede le valutazioni dei cosiddetti esuberi scendere progressivamente man mano che si avvicina il giorno della chiusura delle danze.

Voltare pagina
Eppure per un club che ha perso il proprio centravanti a fine settembre e un esterno offensivo, se non titolare sicuramente nelle rotazioni, a inizio dicembre è un segnale preoccupante non aver regalato al proprio allenatore almeno un innesto già nei primi giorni di mercato. Certo, il Cagliari non è il Milan, ma l’esempio dei rossoneri che sfruttano la deroga e si presentano alla Unipol Domus con Fullkrug (ora anche lui infortunato), consapevoli di avere Gimenez ai box per diversi mesi, è lì a dire quanto sia importante farsi trovare pronti il prima possibile. Magari anche mettendo da parte l’idea del no assoluto ai prestiti secchi o, magari, mettendo sul tavolo un investimento per certi versi eccessivo, ma funzionale a mantenere la nave su acque tranquille. Gennaio, d’altronde, non è mese nel quale il campionato si ferma, anzi. E dall’inizio del mercato sono già passate tre gare delle quali due scontri diretti, senza dimenticare che da qui fino al 2 febbraio – ultimo giorno di trattative – ci saranno altre tre gare, prima la Juventus, poi quello che è a tutti gli effetti uno scontro salvezza contro la Fiorentina in trasferta e, il giorno prima dello stop al mercato, la gara casalinga contro il Verona. Rischiare di sbagliare in entrata è pericoloso, gennaio in questo aumenta ancora di più la soglia dei possibili errori. Rischiare però di perdere punti preziosi causa assenze più o meno datate (e l’immobilismo nel reagire alle avversità) ancora più rischioso in termini di classifica e, se vogliamo, economici. Lo insegna il passato, lo insegna anche il presente: in Serie A è un attimo passare dalla tranquillità alla tempesta, dare stabilità alla nave regalando a Pisacane i mezzi per riaprire le vele è un dovere. Sempre che, come già successo in altre occasioni, non si speri che chi sta peggio continui a esserlo. Ma, inutile ribadirlo, non sarebbe un bel vivere in un’annata che finora è sembrata l’occasione perfetta per dare una prima spallata alla mediocrità e alle salvezze con tensione finale. In campo attraverso il gioco, pur con errori, e fuori dal campo con nuovi investitori e un progetto stadio finalmente almeno visibile all’orizzonte.

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