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Cagliari Primavera, il 4-1 contro il Lecco vale il passaggio del turno: Gallego ha più di undici titolari

Alberto Gallego in Cagliari-Como | Foto Valerio Spano
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Primo ostacolo superato, senza grandi drammi, con una prestazione solida e, soprattutto, tante risposte positive da chi, fino a questo momento, aveva trovato pochissimo spazio. Il Cagliari Primavera travolge il Lecco per 4-1, trascinato dalla forza delle seconde linee che si mescolano ai titolari, in una gara interpretata con personalità dai rossoblù. Una vittoria che vale il passaggio del turno in Coppa Italia Primavera, dove i ragazzi di Gallego affronteranno il Lecce, e il secondo successo consecutivo, dopo quello conquistato domenica mattina contro il Como. Ma, al di là del risultato, per il tecnico rossoblù arrivano indicazioni che potrebbero pesare anche nelle prossime settimane.

Il focus
Una vittoria tutt’altro che banale, figlia anche della voglia di questa squadra di tornare a vivere le emozioni della Coppa Italia Primavera, già assaporate due stagioni fa con quella coppa alzata con tanto orgoglio all’Arena Civica Gianni Brera. Gallego non stravolge l’undici titolare, ma sceglie di affiancare diverse seconde linee ai suoi uomini di fiducia. Il risultato? Risposte incoraggianti, contro una formazione certamente inferiore sul piano tecnico, ma arrivata in Sardegna con il coltello tra i denti. Lo dimostra il vantaggio firmato da Caca, che mette subito in salita la gara dei rossoblù. Un film già visto contro il Como, quando il Cagliari, pur senza approcciare male il match, era finito sotto alla prima vera occasione concessa agli avversari. Simile anche la reazione, quasi a voler dimostrare che questa squadra sta imparando a incassare i colpi senza perdere la bussola. Prima la splendida acrobazia di Hamdaoua, poi il mancino di Cardu dal limite dell’area: due fiammate per ribaltare il risultato e spegnere sul nascere le ambizioni dei lombardi. Da quel momento, il controllo della gara diventa pressoché totale, con i ragazzi di Gallego capaci di trasformare una partenza in salita in un pomeriggio di festa. E soprattutto di dimostrare che, quando chiamate in causa, anche le alternative possono fare la differenza.

I singoli che non ti aspetti
Sarno, Giulini, Battaglini, Mehlstrand, Hamdaoua e Piredda. Cinque nomi, cinque giocatori schierati dal primo minuto per la prima volta in stagione. Per il figlio del patron rossoblù, addirittura, si tratta dell’esordio ufficiale con la Primavera. Per lui un buon impatto così come per il centravanti svedese e del laterale mancino arrivato dall’Empoli, ma i riflettori si accendono soprattutto sull’attaccante marocchino e sul centrocampista classe 2009. Sono loro gli assoluti protagonisti del pomeriggio autunnale del Crai Sport Center di Asseminello. Hamdaoua si presenta con una sforbiciata da applausi, una prima rete in stagione che vale il pareggio e rappresenta la scintilla di una prestazione nella quale mette in mostra buona parte del suo repertorio tecnico. Non soltanto il gol, dunque, ma anche la capacità di accendersi e creare pericoli quando il pallone passa dalle sue parti. Per Piredda, invece, arriva la rete del tris, ma sarebbe riduttivo fermarsi al tabellino. Perché il classe 2009 gioca con una personalità che sembra non conoscere la carta d’identità, prendendosi la scena anche al cospetto di elementi più navigati come Piro e Akarakiri, impiegati per un tempo a testa. “No mercy” e nessuna voglia di limitarsi al compitino: Piredda gioca, si propone e si assume responsabilità. Una candidatura forte per trovare maggiore spazio nelle prossime uscite.

La Coppa come opportunità
Nuovi pensieri e appunti per Gallego in vista del prossimo impegno in campionato in trasferta contro l’Empoli di lunedì 2 novembre. Una squadra profonda con delle alternative pronte a reclamare il proprio spazio. Perché se è vero che il Lecco non rappresentava l’avversario più probante, è altrettanto vero che gare di questo tipo nascondono spesso insidie, soprattutto quando si decide di concedere spazio a chi ha giocato meno. Il Cagliari, invece, ha saputo trasformare il turnover in una risorsa, senza perdere identità e qualità nella manovra. Un segnale importante per una squadra che in campionato ha già dovuto fare i conti con qualche passaggio a vuoto e che adesso cerca continuità, nei risultati come nelle prestazioni. La Coppa Italia può diventare qualcosa di più di una semplice parentesi: un laboratorio per Gallego, una vetrina per chi scalpita e, perché no, un’occasione per alimentare ambizioni importanti. Perché i titolari restano tali, ma le gerarchie non sono scritte sulla pietra.

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