agenzia-garau-centotrentuno

Cagliari, poca precisione e maturità: lo 0-2 con l’Udinese conferma i soliti limiti

Sebastiano Esposito durante Cagliari-Udinese | Foto Luigi Canu
sardares
sardares
sardares

“Io e te, un grande amore e niente più”, cantava Peppino Di Capri oltre cinquant’anni fa, vincendo il Festival di Sanremo del 1973 con questo brano, scritto insieme a Franco Califano. Un titolo che si presta perfettamente a quanto visto ieri, sabato 9 maggio, all’Unipol Domus: “Il Cagliari e la salvezza, un grande primo tempo e niente più”. Così potremmo modificare la frase del brano del cantautore caprese colorandola a tinte rossoblù dopo la gara persa da Caprile (gioco di parole non voluto) e compagni contro l’Udinese per 0-2. In cui la squadra del napoletano verace Fabio Pisacane (chissà se nel suo pantheon musicale annovera anche il repertorio del buon Peppino) ha offerto una prestazione a due velocità, cogliendo la sconfitta numero 17 in campionato e, soprattutto, fallendo il match-point per la salvezza matematica che, con il successo della Cremonese sul Pisa per 3-0 è rimandato al prossimo turno contro il Torino. (*articolo aggiornato alle 17.30 post Cremonese-Pisa 3-0)

Bello a metà

Facezie a parte, la sensazione che lascia la sfida di ieri è abbastanza chiara: ancora una volta in stagione il Cagliari ha toppato la gara della maturità. E dire che contro la bestia nera Udinese – quinta sconfitta interna negli ultimi sette incroci, una maledizione – i rossoblù hanno giocato uno dei migliori primi tempi della stagione per produzione offensiva: 11 tiri totali, 57% di possesso palla, 2 parate decisive di Okoye e le chiare occasioni da gol di Palestra, Esposito e Gaetano. “Tutto molto bello”, avrebbe detto il grande Bruno Pizzul che dell’Udinese vestì anche la maglia nella sua carriera da calciatore, però la porta bianconera è rimasta inviolata. E contro la squadra più cinica della Serie A (miglior percentuale di trasformazione in gol delle occasioni create, dato Kama/Lega Serie A) la mancanza di concretezza sotto porta diventa un rischio che poche squadre possono permettersi di correre. Nonostante un buon inizio di ripresa, con l’ennesima occasione creata dai rossoblù non sfruttata da Esposito, l’Udinese ha deciso di svestire i panni dello sparring partner per iniziare a colpire gli uomini di Pisacane, stavolta per fare male. Prima il palo colpito da Zaniolo, poi l’accelerazione improvvisa di Kamara che è valsa il gol del vantaggio di Buksa – a proposito di cinismo: un tiro, un gol su 8 (otto!) palloni toccati in tutta la partita dal polacco – ha punito la difesa rossoblù, sfruttando i già noti limiti in fase difensiva di Palestra e la lettura sbagliata dell’intero reparto. Una volta sullo 0-1 l’Udinese ha alzato il muro, confermando la tendenza stagionale nel saper capitalizzare il vantaggio (14 vittorie, 4 pareggi e solo una sconfitta sulle 19 volte in cui i bianconeri sono andati avanti nel punteggio) e rispondendo senza grandi sofferenze alle avanzate cagliaritane (con il solito Caprile che ha evitato che il risultato fosse più rotondo), portando con merito in Friuli tre punti utili più alle statistiche che a reali bisogni di classifica.

Incostanza

“Abbiamo fatto la partita per 70’, abbiamo tirato per 7 volte nello specchio e se non abbiamo fatto gol è per mancanza di precisione. Abbiamo fatto tante cose buone, poi l’avversario ha avuto tanta qualità e ci ha fatto quasi tre gol con meno tiri. Ci sono giornate no, oggi con fortuna e precisione in più potevamo fare qualche gol, soprattutto alla luce del primo tempo”. Questa, in estrema sintesi, l’analisi post-partita di Pisacane in conferenza stampa: parole che ancora una volta confermano uno dei più grandi limiti della sua squadra durante l’arco di tutta la stagione, ovvero la carenza di precisione. Un concetto ampio, che può essere scomposto in diversi aspetti singoli. Dall’attenzione al dettaglio alla cattiveria davanti alla porta avversaria, passando per la concentrazione nei momenti topici della gara in cui spesso il Cagliari ha peccato durante il campionato. Evidentemente uno scotto da pagare per una squadra giovane, capace di prestazioni da matita blu (contro Pisa, Lecce, Genoa, Verona all’andata) e altre da “gasata collettiva” (su tutte Juventus, Roma, Atalanta). Ai rossoblù è mancato il giusto equilibrio nel rendimento, dovuto a un’incostanza da mettere realisticamente in conto alla luce di condizioni strutturali – allenatore esordiente, tante scommesse in rosa – e obiettivi stagionali imposti dal club la scorsa estate, ma che ha diviso la piazza. Perché troppe volte la squadra di Pisacane ha giocato “solo” il primo tempo (Sassuolo docet), senza riuscire poi a dare continuità nella ripresa. E la gara contro l’Udinese – in cui i rossoblù hanno fatto bene per un’ora – è solo l’ultimo esempio, che lascia nuovamente rammarico per le potenzialità inespresse di un gruppo chiamato contro i bianconeri a centrare con maturità e convinzione la salvezza matematica e che, invece, dovrà ancora demandare alla Cremonese il compito di ottenere il sigillo dell’aritmetica.

Futuro

Cosa cambia ora in casa Cagliari? Nella forma ben poco, nella sostanza l’impressione è che tutti tra le mura rossoblù non vedano l’ora di chiudere questa stagione una volta per tutte. Il calendario propone ancora due fatiche contro Torino e Milan, buone occasioni per dare finalmente un po’ di spazio a chi fin qui ne ha avuto meno. La squalifica di Zé Pedro (diffidato, è stato ammonito e salterà la prossima) dovrebbe lasciare spazio a Zappa, tornato dopo mesi a giocare più di mezz’ora, così come si son rivisti in campo Albarracín (all’esordio alla Unipol Domus) e Trepy, risultato il più pericoloso dei subentrati. Ormai a due gare dalla fine c’è poco da ragionare a livello tecnico o tattico, conteranno solo le motivazioni di chi vorrà provare a strappare la conferma per la prossima stagione. Purché, ovviamente, queste opportunità vengano concesse da chi di dovere. Restano sei punti a disposizione per provare a chiudere con dignità un campionato fin troppo schizofrenico, pure nella sua coda: poi, finalmente, verrà l’ora dei bilanci definitivi, a tutti i livelli.

 

P.S. Aggiungiamo una postilla sul presunto episodio di razzismo che ha visto coinvolti Davis e Dossena. Abbiamo sentito le campane di tutti (Udinese, Runjaic, Davis, Karlstrom e Zaniolo da una parte, Cagliari, Pisacane, Dossena e Caprile dall’altra), la ricostruzione delle tv nazionali, abbiamo riguardato le immagini. Ciò che emerge è che al momento – domenica 10 maggio, ore 14 – nulla è emerso di chiaro, inequivocabile e insindacabile, sostenuto da prove certe. C’è stato qualcosa, sì o no? Impossibile dare una risposta, così come esprimere un giudizio sull’accaduto.

sardares
sardares

Condividere su

Commenti

guest
22 Commenti
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti

CENTOTRENTUNO TV

Continua a leggere...

22
0
...e tu che ne pensi? Lascia un commentox