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Cagliari, l’1-0 con il Frosinone rinfresca l’aria rossoblù: nella vittoria c’è il Dna di Pisacane

Fabio Pisacane in Lazio-Cagliari | Foto Valerio Spano
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Pragmatismo. Sicuramente è una delle doti di Fabio Pisacane, che alla vigilia di Cagliari-Frosinone aveva rivelato il segreto per avere la meglio sui gialloblù di Alvini: “Bisogna costringerli a snaturarsi”, facendogli cambiando modo di giocare e perdere quelle certezze che hanno permesso a Calò e soci di stupire in questa prima parte di Serie A. Detto, fatto. Grazie a una partita di grande intensità, sacrificio e spirito combattivo i rossoblù hanno portato a casa tre punti d’oro grazie al primo gol stagionale di Adopo, alle parate di Caprile e a un Kofler ai limiti della perfezione. Ma soffermarsi più di tanto sui singoli sarebbe un errore, perché la leva del successo che ha permesso alla squadra di Pisacane di fermare a quattro la serie di ko consecutivi è stata certamente la prestazione corale, nonostante le tante assenze.

Scelte coraggiose
Mina, Obert, Aurelio, Idrissi, Fadera, Nzola, Felici, Winks e dopo mezz’ora pure Trepy: è il quasi infinito elenco di indisponibili cui ha dovuto far fronte il tecnico rossoblù nel preparare un match più complicato dal punto psicologico che tecnico. Perché il piano gara di Pisacane, piaccia o meno, è stato perfetto. A cominciare dalla scelta di Grandu a uomo su Ghedjemis “a s’antiga”, con il ventenne di Martis che non ha deluso le aspettative riposte su di lui nonostante l’emozione dell’esordio in Serie A. Sull’altra fascia Zé Pedro ha spento gli entusiasmi di Kvernadze, mentre Romano si è occupato di limitare i rifornimenti a Schmid e costringendo il Frosinone a trovare altre soluzioni. Ovvero a gestire il possesso del pallone, aspetto che di solito la squadra di Alvini lascia all’avversario di turno. Il Cagliari si è messo in attesa, bravo a coprire tutti gli spazi e ripartire con intelligenza, senza frenesia. In attacco Mendy ha lottato con Monterisi, riuscendo più di una volta a dare profondità ai rossoblù e servendo l’assist decisivo per la perla di Adopo. Il francese ha finalmente raccolto il frutto di un avvio di annata sopra le righe, per il peso specifico nel gioco di Pisacane dovuto a una crescita esponenziale anche dal punto di vista tecnico rispetto al passato. Rotti gli equilibri il Cagliari ha tenuto abbassata la saracinesca della porta, respingendo ogni attacco della squadra di un Alvini indiavolato, che le ha provate tutte pur di trovare il gol. Invano, però, grazie alla prova difensiva quasi perfetta di Deiola e compagni, che hanno trovato in Caprile-Kofler un asse insuperabile. Il portiere veronese ha nuovamente indossato l’aureola di Sant’Elia con alcuni interventi al limite della realtà, mentre l’ex Sudtirol ha lanciato un messaggio chiarissimo al tecnico e ai compagni. Difficile trovare una sbavatura nella prova del 2005 altoatesino, che ha dimostrato in campo di meritare le parole importanti spese per lui dal suo allenatore e si candida pesantemente per un posto da titolare fin da subito.

Intensità
Al di là di tutto, il Cagliari ha battuto il Frosinone perché ha saputo interpretare meglio la gara a livello tattico. A prima vista la squadra di Alvini ha “dominato” il gioco, come dimostrano le statistiche del match, eppure ha perso. Come mai? Il motivo è semplice: perché al di là di una lettura superficiale, Pisacane ha vinto la battaglia tattica imbrigliando Alvini. Come? Studiando un piano gara più confacente alle caratteristiche – tecniche e contingenti, viste le assenze – del suo Cagliari, più forte in fase di non possesso e ripartenza che in quella di costruzione e palleggio. I gialloblù hanno dovuto faticare molto più del solito a mostrare il solito calcio verticale, dato che i rossoblù gli hanno inaridito ogni fonte di gioco. I ciociari sono rimasti a secco per la terza partita in stagione e ogni volta hanno perso (Juventus, Napoli, Cagliari). La scelta di Pisacane di lasciare il possesso all’avversario è dipesa anche dall’assenza di Winks, che durante la rifinitura ha nuovamente visto riacutizzarsi il mal di schiena e necessariamente ha dovuto guardare i compagni dalla tribuna. Da lì la decisione di puntare su Grandu: più coraggio o necessità? Nulla di tutto ciò, ma semplicemente una valutazione in linea con le idee e la storia del tecnico partenopeo. Che anche nei cambi ha dimostrato di non badare alla carta d’identità: dovendo sostituire Trepy – autore di un’ottima mezz’ora, la speranza è che l’infortunio non sia serio – in panchina c’erano diverse alternative di esperienza. Eppure Pisacane ha buttato nella mischia Sugamele, che ha risposto bene alla sollecitazione, nonostante una posizione meno avanzata rispetto all’Under 20. Mentre nel finale è entrato Liteta, che si è piazzato davanti alla difesa nel momento più delicato del match. Intensità, spirito di sacrificio ma pure intelligenza tattica: sono le armi grazie a cui il Cagliari ha portato via tre punti di platino più per la testa che per la classifica, che sorride di nuovo: 16 punti in 11 gare, con la certezza di stare davanti a tante rivali per la salvezza alla ripresa dei giochi dopo la sosta. Ora le canoniche due settimane di attesa, con il calendario che propone subito il Como di Fabregas, certamente la squadra con il gioco più spettacolare di tutta la Serie A, ma che la scorsa stagione ha patito la fase difensiva di Pisacane. Che in questo periodo avrà l’obiettivo di recuperare alla causa qualche infortunato, nonostante le ottime risposte date a riguardo dal successo sul Frosinone.

Percezione
Infine, arrivati alla seconda sosta stagionale, permetteteci di spendere due parole sulla percezione di questo inizio di annata del Cagliari. In cui sono già arrivati risultati inattesi, sia nel bene che nel male. Erano in tanti “seduti in riva al fosso”, per citare Ligabue, prima del match con il Frosinone, in attesa della quinta sconfitta consecutiva dei ragazzi di Pisacane, già tornato in fretta il tecnico “da mandar via il prima possibile per il bene del club”. Già pronti a tirar fuori il pallottoliere per contare i palloni raccolti da Caprile dalla sua porta, impallinato dai temibili attaccanti di Alvini. E a farlo quasi “con godimento”, per usare la terminologia pisacaniana, perché il mood diffuso dopo gli ultimi quattro ko di fila era quello, anche all’interno della nostra community. Invece l’1-0 griffato Adopo ha dato un bel manrovescio a chi aveva già dato il suo insindacabile giudizio negativo sulla stagione rossoblù dopo sole 10 giornate. Pisacane l’ha letta meglio di altri: giocare oggi a viso aperto con il Frosinone equivale a un suicidio tattico, checché ne dicano i duri e puri. E lo stesso vale con il Como, a riguardo si chieda un parere al Lens. Nessuno in Italia, nemmeno le big, sono in grado di vincere ogni partita portando avanti un unico modo di giocare, per quanto sia dominante. Nemmeno lo stesso Como, per fare un esempio, che proprio allo Stirpe ha perso clamorosamente. E qui arriva il punto. Forse – e ribadiamo, forse! – pensare che questo Cagliari, con questa rosa, possa realisticamente giocare come il Frosinone rappresenta un errore. Sono due squadre estremamente diverse, con punti di forza (e debolezza) altrettanto differenti. Il Cagliari a sprazzi ha dimostrato di poter giocare un calcio fatto di palleggio, ma nel farlo è stato anche vittima dei suoi limiti. L’esempio lampante lo dà la gara di Monza, in cui i rossoblù hanno largamente dominato per 40 minuti, però senza segnare e poi prendere quattro sberle. Deiola e compagni hanno sempre dato il meglio quando ha potuto limitare l’avversario: nel senso di “giocare sui suoi limiti” mettendo in campo le proprie doti, ovvero un mix di intensità e solidità finalizzate alla ripartenza rapida. Con il pragmatismo di un tecnico che ha sbagliato, continua a sbagliare e sbaglierà. E quando a nostro parere lo ha fatto gli è stato fatto notare. Ma solo lui conosce cosa può dargli questo gruppo infarcito di giovani, tutti pronti a dare la vita (sportivamente, si intende) in campo per lui. Come faceva il Cagliari Primavera 2024-25 e come è successo contro il Frosinone. Sia ben chiaro: da qui alla fine verosimilmente si vedranno tante altre partite simili. Perché questo è il Dna del Cagliari di Pisacane. Che non ha certo vinto contro i ciociari grazie al “fattore C” (che aiuta, per carità), ma perché ha messo in campo una determinazione tale da tenere inviolata la propria porta a tutti i costi. Senza mollare mai, come fa il suo allenatore. E riconoscerlo non vuol dire scrivere agiografie o essere faziosi, eh. Basta solo aprire gli occhi senza retropensieri, anche se non per tutti è facile. Poi, a livello di pura estetica del pallone, come gioca il Cagliari può piacere o no. Ma quello è un altro discorso: d’altronde, come dicevano i latini, sui gusti non è lecito discutere.

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