Ci sono partite dove la linea sottile tra bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto è talmente complicata da vedere che finisce per confondersi. In questi casi l’abilità sta nel prendere insegnamenti positivi e negativi per capire dove crescere e dove invece consolidare il proprio percorso, senza perdersi troppo in dietrologie e nei giochi del se e del ma. E a mente fredda Cremonese-Cagliari 2-2 per i ragazzi di Fabio Pisacane sembra proprio una di quelle partite lì.
Momento
Un punto, strappato in rimonta e sotto di 2-0 in casa di una Cremonese ferita (questo dicevano i risultati recenti) ma arcigna da affrontare e a immagine e somiglianza del suo esperto allenatore, il recente ex rossoblù Davide Nicola. A voler fare gli ottimisti il Cagliari ai punti avrebbe meritato la vittoria, con i sardi spenti nel primo tempo ma sciuponi nella ripresa, con tante occasioni create e in alcuni casi sprecate (specie con Esposito). A voler fare i pessimisti se Vardy avesse fatto il 3-1 nella prima parte del secondo tempo, o se Vandeputte avesse segnato in contropiede allo scadere invece che mandare a lato una grandissima chance, ora staremo parlando di una nuova sconfitta, pesante per classifica e morale. Ragionamenti che vanno bene davanti al cappuccino la mattina al bar, ma a stringere il cerchio conviene concentrarsi su altro. Specie perché il calendario mette subito davanti un altro scontro diretto contro un Genoa uscito galvanizzato e allo stesso tempo rammaricato per il solo punto strappato a San Siro al Milan di Allegri. Per un Cagliari che non vince una sfida contro una diretta avversaria per la salvezza (dalla tredicesima posizione in giù) da Lecce: 2-1 al Via del Mare alla giornata numero quattro dell’attuale Serie A.
Dove crescere
Si parlava di insegnamenti. Sicuramente la formazione iniziale scelta da Pisacane, guardando con la lente di ingrandimento del senno del poi, ha lasciato più di qualche dubbio. Un Palestra troppo sacrificato largo a sinistra, un Gaetano (seppur lontano da una buona prestazione) troppo limitato a compiti lontano dalla porta, e più in generale una squadra con distanze sbagliate e solidità in fase non possesso non pervenuta, sono state tra le problematiche principali dei primi 45 minuti rossoblù a Cremona. Pisacane ha avuto coraggio però con i cambi, sempre per tornare al discorso del mezzo pieno o mezzo vuoto che servono meno come dialogo rispetto all’analisi volta a imparare dai propri errori, sostituendo subito un Mina molto sottotono dal punto di vista fisico e della concentrazione (con la dirigenza parsa abbastanza infuriata sugli spalti per la sua prova) e poi giocando la carta Trepy, magari al posto dell’usato sicuro Pavoletti. Con il giovane della Primavera, che il tecnico campano conosce bene visti i trascorsi insieme nel settore giovanile isolano, che ha ripagato abbondantemente la mossa.
Carattere
Alla squadra di Pisacane, ancora una volta, va infine riconosciuto un merito: è un Cagliari che non molla mai. In tutto il girone d’andata, anche nelle gare più brutte e in qualsiasi sconfitta, praticamente in nessuna occasione questa formazione è arrivata al 90’ già certa di non raccogliere punti. E per una squadra giovane, che ha avuto tanti infortuni importanti, che è guidata da un tecnico che si sta facendo e che ha avuto diversi cali di condizione dovuti a inesperienza o scelte tattiche è una qualità mica da poco. Anzi, in chiave lotta salvezza è forse la migliore abilità da difendere e preservare in vista del girone di ritorno. Magari provando a unire un pizzico di entusiasmo in più nei confronti del progetto da parte della piazza. Per farlo però serve un acuto, una serata di felicità piena, magari proprio a Genova.













