agenzia-garau-centotrentuno

Bolzan: “Pisacane, il tecnico che ha creduto in me. Grato per quello che mi ha dato il Cagliari”

Alessandro Bolzan esulta dopo il secondo gol nella finale Milan-Cagliari di Coppa Italia | Foto Valerio Spano
sardares
sardares
sardares

“È un viaggio verso la consapevolezza”, canta Tedua. E proprio la consapevolezza sembra averla trovata Alessandro Bolzan, con cui abbiamo fatto due chiacchiere. Trasferitosi in estate al Flamurtari, in Albania, ha trascorso un anno e mezzo al Cagliari Primavera tra il 2023 e il 2025, sotto la guida di Fabio Pisacane. In rossoblù  ha collezionato 15 gol e 4 assist, contribuendo alla storica vittoria della Coppa Italia di categoria. A questi numeri si aggiungono anche i 12 gol in 19 presenze con l’Under 17 della Nazionale italiana.

Alessandro, iniziamo questa intervista partendo dall’inizio: ci racconti il tuo percorso calcistico, dagli esordi fino ad oggi?
“Ho iniziato a giocare a calcio all’età di quattro anni e mezzo, nelle Marche, nella scuola calcio in cui sono cresciuto: l’AFC Fermo. Da lì ho fatto tutto il percorso giovanile, iniziando già con ragazzi più grandi di me, visto che ero molto piccolo, fino ai 12-13 anni. Successivamente ho sostenuto i primi provini: il primo all’Atalanta, poi alla Juventus e alla Roma. Si era presentata la possibilità di andare sia alla Juventus che alla Roma. Nel caso della Juventus avrei dovuto aspettare un anno, facendo un prestito prima del trasferimento, mentre la Roma mi offriva un inserimento immediato. Per questo motivo ho scelto di trasferirmi subito, anche perché ero troppo giovane per entrare in convitto. Sono arrivato alla Roma in Under 14 e sono rimasto fino all’Under 19. È stato un percorso bellissimo, che mi ha formato sia dal punto di vista umano che calcistico. In un club di questo livello cresci sotto ogni aspetto. È un’esperienza fantastica di cui spesso ti rendi conto davvero solo una volta uscito, perché quando sei dentro vivi tutto molto intensamente e non sempre riesci a goderti pienamente il privilegio di giocare in una società così prestigiosa. Nel frattempo ho avuto anche la fortuna di entrare nel giro delle Nazionali giovanili, dall’Under 15 fino all’Under 19, che è stata la mia ultima presenza. Ho partecipato agli Europei Under 17 con mister Bernardo Corradi, uno degli allenatori più importanti nel mio percorso, perché mi ha dato fiducia a livello internazionale permettendomi di confrontarmi con realtà di alto livello. Con la Roma ho anche vinto una Supercoppa italiana e una Coppa Italia Primavera. Non ero protagonista perché ero sotto età, ma restano comunque esperienze molto importanti. Successivamente, nel mercato invernale della stagione 2023/24, sono passato al Cagliari Under 19, allenato da Fabio Pisacane. Ho concluso la stagione segnando quattro gol nelle ultime quattro partite, guadagnandomi una grande opportunità per l’anno successivo. La consacrazione è arrivata in Primavera l’anno seguente, sempre con mister Pisacane, che è stato un altro allenatore fondamentale per me. Ha creduto nelle mie qualità, dandomi fiducia e continuità, e penso di aver ripagato questa fiducia. Abbiamo fatto un grande campionato di squadra e vinto anche la Coppa Italia Primavera, un traguardo storico per il Cagliari. Quest’anno ho partecipato al ritiro con la prima squadra per quasi un mese, anche se inizialmente non ero stato convocato. Sono stato chiamato in un secondo momento dal mister, che mi ha voluto con loro. È stata un’esperienza molto importante. Successivamente, parlando con il club e lo staff, abbiamo deciso di intraprendere un’altra strada, ma questo non cambia il rapporto positivo con il Cagliari e tutto ciò che abbiamo vissuto insieme. Attualmente mi trovo in Albania al Flamurtari”.

Durante la tua esperienza a Cagliari hai conquistato la storica Coppa Italia Primavera, segnando anche in finale. Che emozioni hai provato quel giorno?
“L’emozione della Coppa Italia giocata all’Arena Civica Gianni Brera è stata bellissima, soprattutto per una città come Cagliari e per quello che rappresenta. Mi ricordo che in quella partita sembrava di giocare in casa: il supporto della gente è stato incredibile, ed è stato davvero bello riuscire a ripagarli così. Per quanto riguarda la vittoria, è stata qualcosa di speciale. Secondo me è stato il coronamento di tanti sacrifici e di tutto il percorso fatto dall’inizio dell’anno. Non è stata solo una partita: siamo partiti da molto lontano, ce lo siamo posti come obiettivo e alla fine ci siamo riusciti, vincendo 3-0 con i gol di Vinciguerra, mio e Trepy. Sono davvero orgoglioso di averlo fatto con una squadra come il Cagliari. Il merito va a tutto lo staff e a tutto il gruppo. È stato emozionante anche segnare in finale: per me è stato ancora più bello perché c’erano tanti amici e persone che mi sostenevano. È stata una gioia anche per loro, e poterli ripagare così è stato davvero speciale. Dopo un periodo difficile, soprattutto negli anni precedenti, come quello alla Roma in cui sono dovuto andare via, vincere un trofeo così è stata una rivincita. Sono molto contento e spero che sia solo il primo di tanti”.

Che rapporto hai con Pisacane, ci puoi dire cosa pensi del tecnico partenopeo e se puoi raccontarci qualche aneddoto?
“Con il mister ho un rapporto bellissimo, davvero speciale. Ci sentiamo spesso ancora oggi e gli sono molto grato perché mi ha dato la possibilità di rimettermi in gioco. Ha creduto in me e ha visto nei miei occhi la voglia e la fame di rimettermi in gioco dopo un momento difficile. Quando sono arrivato a Cagliari venivo da un infortunio e lui, in un certo senso, mi ha aspettato. Ha percepito qualcosa di diverso in me e mi ha dato la possibilità di dimostrarlo. Poi quello che abbiamo fatto insieme è sotto gli occhi di tutti: è stato un percorso bellissimo. Gli sono grato anche perché mi ha chiamato in ritiro, cosa tutt’altro che scontata. Ricordo ancora quel momento: ero in macchina quando ho ricevuto la sua chiamata per raggiungere la squadra. È stata una grande emozione, perché rappresentava un’altra opportunità importante per me. Il mister mi ha dato tanti consigli e, soprattutto, mi ha fatto capire cosa significa giocare per il Cagliari: il sacrificio, l’attaccamento alla maglia e lo spirito che questa terra e questa squadra richiedono. Non mi vengono in mente aneddoti particolari, ma ricordo che parlava molto con me e mi aiutava tanto. Prima di tutto è una grande persona, oltre che un ottimo allenatore, e lo sta dimostrando anche adesso nella sua esperienza in Serie A. Sono davvero felice di averlo conosciuto e di essere stato allenato da lui. Spero che in futuro ci sarà l’occasione di rincontrarlo”.

Stai seguendo il Cagliari e il percorso di Pisacane? Che valutazione dai del lavoro che sta facendo?
“Sì, lo sto seguendo quando posso, compatibilmente con gli orari delle partite e degli impegni. Seguo il Cagliari e il lavoro che sta facendo mister Pisacane. Ci sentiamo anche dopo le gare: gli mando spesso un messaggio, soprattutto quando vince, e sono cose che fanno sempre piacere. Quando riesco guardo le partite anche perché ho ancora dei compagni lì e sono rimasto molto affezionato all’ambiente. Penso che si meriti tutto quello che sta ottenendo e sono davvero contento per lui, oltre che per la squadra”.

Hai parlato dei tuoi ex compagni: quest’anno, con il tecnico partenopeo, diversi di loro hanno trovato spazio, come Liteta, Trepy e Mendy. Che impressione ti fanno i loro progressi?
“Le loro prestazioni, così come i gol di Trepy e Mendy, non sono una sorpresa. Sono tutti bravissimi ragazzi, prima di tutto, e poi grandi giocatori che si erano già messi in mostra nel campionato Primavera. Quest’anno è stata una conferma importante. Mi auguro per loro che sia solo un punto di partenza e gli auguro di continuare così, facendo ancora cose più grandi. Lo stesso vale per Nicola Pintus (ora in prestito al Cosenza, ndr), che è uno dei miei migliori amici nel calcio. È stato anche l’unico a esordire nella nostra annata lo scorso anno, poi è andato in prestito per giocare con continuità. Anche a lui auguro di rientrare e proseguire il suo percorso al Cagliari, perché se lo merita. In generale, mi auguro che tutti i ragazzi possano avere le loro opportunità e farsi valere”.

Nel periodo con i giovani rossoblù, qual è stato il compagno che ti ha impressionato maggiormente e perché?
“Mi sono trovato benissimo con tutti, perché era un grande gruppo e questo è stato anche merito del mister, che è riuscito a creare un gruppo davvero solido. Alla fine eravamo tutti bravi, secondo me, altrimenti non avremmo raggiunto quello che abbiamo fatto, sfiorando anche i playoff oltre alla Coppa Italia vinta. Magari qualcuno avrebbe meritato qualche possibilità in più, ma il calcio è anche questo: ognuno ha il proprio percorso e i propri tempi. Non bisogna abbattersi se in un momento non arriva l’occasione giusta. Penso che il calcio dia sempre una rivincita a tutti, quindi bisogna solo farsi trovare pronti e continuare a lavorare forte per costruire la propria carriera. Ovviamente l’anno scorso davanti giocavamo un po’ di più io e Vinciguerra, ma ci trovavamo tutti molto bene, anche con Trepy e Achour. Nel reparto offensivo c’era grande intesa e infatti abbiamo disputato una bellissima stagione”.

Un bilancio sull’anno e mezzo al Cagliari: c’è qualcosa che cambieresti della tua avventura in rossoblù?
“No, sono molto soddisfatto del periodo a Cagliari. È stata un’esperienza molto importante per me. Non avevo mai avuto la possibilità di esprimermi così nel campionato Primavera 1, quindi sono grato al Cagliari per avermi dato questa opportunità. Penso di averli ripagati. Poi, ovviamente, le strade prima o poi si dividono. Avrei voluto che finisse in un altro modo, ma questo fa parte del calcio, quindi va bene così. Mi porto comunque dietro un’esperienza molto formativa e preziosa per la mia crescita”.

Prima hai parlato del tuo periodo in nazionale. Nel 2022 hai disputato l’europeo U17 con l’Italia con giocatori del calibro di Pio Esposito e Luca Lipani. Ci racconti l’esperienza?
“L’annata con l’Under 17 penso sia stata la più bella, ho realizzato 12 gol in 19 presenze, a livello di Nazionale ho fatto tutte le convocazioni: dalla prima in estate fino ad arrivare all’Europeo. Mi sono trovato molto bene, ho trovato continuità e stavo bene fisicamente e mentalmente. Siamo riusciti a qualificarci per l’Europeo e nella prima partita ho anche segnato all’esordio contro la Germania: abbiamo perso 3-2 e ho fatto il gol del pareggio. Poi abbiamo superato i gironi e siamo usciti ai quarti contro l’Olanda, una squadra con giocatori di altissimo livello, molti dei quali oggi sono ad alti livelli, su tutti Huijsen al Real Madrid. Condividere l’esperienza in Nazionale con quei compagni è stato meraviglioso, perché oggi tanti di loro giocano in Serie A. È stato bello vederli crescere e capire come, con il lavoro, si possa arrivare a certi livelli. È stato un piacere condividere quel percorso con loro. La Nazionale rappresenta il tuo Paese, quindi c’è poco da dire: quando indossi quella maglia devi dare tutto. Sono orgoglioso di averla vestita e di tutto il percorso fatto. Dopo l’Europeo ho giocato anche con l’Under 19 nel 2023, facendo diverse presenze fino a ottobre-novembre e un gol contro l’Irlanda del nord in amichevole. Poi, nel periodo del passaggio dalla Roma al Cagliari, venivo da un momento in cui giocavo meno e, ovviamente, senza continuità è più difficile essere convocati. Da lì sono uscito un po’ dal giro, e poi è iniziata la mia esperienza a Cagliari”.

Hai un modello di riferimento a cui ti ispiri come giocatore? E nel Cagliari, anche tra i compagni che hai avuto prima di andare via, c’è qualcuno che ti ha colpito o ti ha dato qualche consiglio particolare?
“A livello mondiale i giocatori a cui mi ispiro sono Lautaro Martinez e Julián Alvarez. Sono due prototipi di attaccanti che mi piacciono molto: nonostante non siano i più strutturati fisicamente, sono completi, intelligenti e molto efficaci sotto porta. Mi piace osservare questo tipo di giocatori e cerco di prendere spunto da loro. Quando ero a Cagliari, invece, cercavo di apprendere il più possibile da Roberto Piccoli, che era l’attaccante della prima squadra in quel periodo. Anche lui, quando mi allenavo con la prima squadra, ogni tanto a noi più giovani ci dava qualche consiglio sulla finalizzazione. Per noi attaccanti sono dettagli importanti, e lui era sempre disponibile con noi giovani. Quando salivo in prima squadra cercavo di osservare tutto e imparare il più possibile. Anche durante le amichevoli o gli allenamenti, provavo sempre a guardarlo e a prendere spunti, perché è un giocatore che mi piaceva molto”.

Hai scelto di lasciare l’Italia e andare in Albania, al Flamurtari: quando è scattata la decisione e come sta andando, dentro e fuori dal campo?
L’idea di andare all’estero, diciamo, non è stata difficile. Sono uno che è pronto a tutto, se si tratta della scelta migliore per me. In questo caso è stata l’Albania, ma non mi faccio problemi anche per altri Paesi: per me il calcio non finisce in Italia. Oggi molti giovani stanno andando all’estero proprio per giocare, e questo è un tema su cui forse in Italia bisognerebbe riflettere, visto che non tutti riescono a rimanere qui. L’opportunità in Albania è nata durante il ritiro, quando è arrivata questa offerta. L’abbiamo valutata insieme ai miei agenti e alla mia famiglia e ho deciso di intraprendere questo percorso, anche perché poteva aprire a qualcosa di internazionale, essendo comunque un’esperienza all’estero. È stata quindi una decisione abbastanza semplice. Eravamo ormai agli sgoccioli dell’inizio dei campionati, quindi ho preso quella scelta in tempi rapidi. Purtroppo poi c’è stato un infortunio, più o meno a novembre, che mi ha rallentato il percorso. Sono stato fermo quasi due mesi per un’operazione all’ernia inguinale. È successo proprio nel momento migliore, perché era arrivato un allenatore italiano, Francesco Moriero, che non ha bisogno di presentazioni, e mi aveva dato fiducia. Avevo iniziato a giocare con continuità e stavo anche facendo bene, con già due gol e un assist. Nel momento migliore mi sono dovuto fermare. Poi, quando ti fermi, è sempre difficile ripartire. Non è andata nel migliore dei modi per questo motivo, però nel complesso sono abbastanza contento della mia prima esperienza tra i professionisti: sono riuscito comunque a fare 5 gol e qualche assist. Adesso siamo lì a giocarci la salvezza e speriamo di riuscire a raggiungere l’obiettivo nelle prossime partite. A livello di ambientamento mi trovo bene: sono in una città sul mare che mi ricorda un po’ Cagliari e il Poetto, si sta bene. Sono fortunato, perché è una delle città migliori sulla costa, quindi anche fuori dal campo la vita è piacevole”.

Per concludere, c’è qualcuno che vuoi ringraziare per averti aiutato nel tuo percorso, che sia un familiare, un compagno di squadra o una persona a te vicina?
“Ovviamente il primo ringraziamento va alla mia famiglia, perché tutto è iniziato quando hanno deciso di accompagnarmi nel mio percorso alla Roma. Se non avessero dato la loro disponibilità a trasferirsi tutti insieme a Roma, probabilmente non avrei avuto quella opportunità. Da lì è iniziato tutto. Però non ho mai sentito pressione da parte loro, non mi hanno mai chiesto di doverli ripagare. Per loro è stato un gesto naturale, ma dentro di me sento il desiderio, in futuro, di poter ricambiare tutti i sacrifici che hanno fatto e che continuano a fare ancora oggi. A livello calcistico, invece, vorrei ringraziare soprattutto il mister Pisacane, Corradi e tutti gli allenatori del settore giovanile che mi hanno dato l’opportunità di crescere fino a diventare il giocatore che sto cercando di essere oggi”.

 

 

 

 

 

sardares
sardares

Condividere su

Commenti

guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti

CENTOTRENTUNO TV

Continua a leggere...

0
...e tu che ne pensi? Lascia un commentox