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Sessant’anni fa la scomparsa di Antonio Cardia, padre dell’USSI Sardegna

Antonio Cardia
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Sessant’anni fa ci lasciava Antonio Cardia, giornalista sportivo sardo, padre fondatore della sezione Sardegna dell’USSI, al quale, in seguito verrà intitolata la stessa. Nacque a Guasila il 27 novembre 1909, da dove ancora in età giovanile si trasferì a Cagliari. Compiuti gli studi, iniziò a interessarsi di giornalismo sportivo.

Fu tra i primi collaboratori del settimanale “Sardegna Sportiva”, nato nel settembre 1932, testata che prese il posto della “Gazzetta di Cagliari”, dopo che quest’ultima chiuse i battenti nel giugno dello stesso anno. Antonio Cardia divenne uno dei primi collaboratori del giornale, insieme al sassarese Michele Chessa, con il quale condividerà l’avventura all’interno della testata, fino alla scomparsa di quest’ultimo nel 1940. La Sardegna Sportiva a partire dalla seconda metà degli anni Trenta sarà guidata da Luigi Filippini, padre del più noto Gianni. Cessate le pubblicazioni nel 1941, Cardia continuerà la sua collaborazione con L’Unione Sarda, iniziata al termine della Guerra d’Etiopia. Nello stesso periodo sarà anche l’inviato da Cagliari per La Gazzetta dello Sport. Per L’Unione Cardia seguiva il Cagliari recentemente ritornato a disputare la Serie C. Antonio Cardia sarà il primo speaker sportivo di Radio Sardegna, dove conduceva un programma sportivo radiofonico denominato “I dieci minuti dello sportivo”. Sul finire del mese di novembre 1945 vedeva la luce il settimanale sportivo “Rossoblù”, fortemente voluto e guidato proprio dal trentaseienne Antonio Cardia. Il nuovo giornale conquista presto una larga parte di lettori, passando in breve da due a quattro pagine e dalla pubblicazione settimanale a quella bisettimanale, e resistendo alla forte concorrenza di giornali con ben più solide basi finanziarie. Il settimanale si occupava di tutti gli sport, dove la parte del leone la faceva il calcio. Cardia e la sua creatura descriverà un periodo particolare del calcio isolano, data l’impossibilità di varcare il Tirreno, il campionato regionale vedeva contrapporsi tutte le migliori società calcistiche sarde. “Rossoblù” reggerà fino al giugno del 1947, quando la gestione del settimanale diviene insostenibile. L’intera redazione di “Rossoblù” venne assorbita da “L’Informatore del Lunedì” che ne riportò per svariati anni la testata in quarta pagina e Antonio Cardia, “Nino” come lo chiamavano affettuosamente gli amici, continuò a guidare il suo gruppo. Sposatosi con la signora Maria, ebbe 4 figli: Paolo, Donatella, Luisa e Germana. Per L’Unione Sarda seguì per diversi anni anche la rubrica teatrale. Qualche giorno prima del fatale 9 febbraio si reca come suo solito nella storica redazione del giornale dove aveva allevato uno stuolo di giovani giornalisti che lo stimavano e che godevano della sua massima fiducia e di libertà d’azione, dissimulando un malessere che lo corrodeva piano. La sua scomparsa lasciò un grande vuoto in tutta la stampa regionale. Telegrammi di cordoglio giunsero da tutta la Penisola e il suo solito posto all’Amsicora rimase vuoto per diverso tempo per preservarne il ricordo. Nell’incontro successivo alla sua dipartita Cagliari e Torino osservarono un minuto di silenzio.

Mario Fadda

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