L’Ossese si prepara per la sua prima stagione in Serie D. Dopo aver chiuso da imbattuta il campionato di Eccellenza e conquistato la promozione in quarta divisione, i bianconeri pianificano la nuova annata con una delegazione che ha partecipato alla prima riunione delle società neopromosse in Serie D e dei club retrocessi dalla Lega Pro.
Per il club hanno partecipato il presidente Carlo Mentasti e il vice Marco Masia, mentre era assente per motivi lavorativi il vice presidente Vincenzo D’Apote. Durante la mattinata dell’Holiday Inn di Roma sono stati illustrati i regolamenti e tutte le procedure burocratiche utili al perfezionamento dell’iscrizione al Campionato e alla Coppa Italia. A dare il benvenuto alle nuove realtà che comporranno l’organico della Serie D 2026/2027 il presidente della LND Giancarlo Abete, il vicepresidente vicario Christian Mossino e il Coordinatore del Dipartimento Interregionale Luigi Barbiero insieme al segretario del Dipartimento Mauro de Angelis. Il meeting è stato un momento di confronto importante per entrare in profondità nei criteri organizzativi, nelle normative e negli adempimenti burocratici necessari in ottica dell’apertura dei termini di iscrizione al prossimo campionato (3-10 luglio per le aventi diritto e 3-8 luglio per le domande di ammissione).
Le parole di Abete
Ad introdurre i lavori l’intervento di Abete: “Dalla scorsa stagione siamo tornati a un organico di 162 squadre e, grazie alle modifiche che abbiamo chiesto per l’articolo 52, oggi per l’ammissione serve una differenza di almeno due categorie. Possono quindi accedere solo realtà che perdono la Serie A o la B, una scelta doverosa per tutelare il merito e i sacrifici di chi già milita in questo campionato. Con il numero di club professionistici destinato a diminuire, la Serie D acquisterà inevitabilmente sempre maggiore centralità. Proprio per questo sono sempre stato contrario a riforme che prevedono ulteriori sotto-livelli, come una “D di Eccellenza”: moltiplicare le categorie crea solo un sistema inflattivo, facendo lievitare i costi e i debiti sui bilanci. Il calcio si muove su motori come emozioni e speranza, ma ai dirigenti serve lucidità per garantire continuità a una realtà complessa che vive sul territorio, fatta di 7.894 comuni, dove si fanno enormi sacrifici per mantenere una presenza qualitativa. Inizialmente avevamo ipotizzato di introdurre dei play-off che garantissero la promozione, ma in questo momento, in attesa di una nuova governance federale, non ha senso cambiare senza conoscere il futuro dello scenario superiore». Lo stesso Abete si è poi espresso così sull’utilizzo dei giovani: «Riflessione che avviene ogni anno di concerto con le società. Per noi il confronto è fondamentale”.
















