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Pisacane: “Sogno un traguardo importante con il Cagliari”

Fabio Pisacane durante Milan-Cagliari | Foto Valerio Spano
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Il tecnico del Cagliari, Fabio Pisacane, è stato ospite di Vittorio Sanna sul suo canale YouTube e su quello di Galleria Progetti. Nel corso dell’intervista l’allenatore partenopeo ha ripercorso il suo percorso, dal trionfo in Coppa Italia Primavera fino alla guida della prima squadra rossoblù.

Storia con il Cagliari
“Per me ogni anno rappresenta un nuovo punto di partenza, indipendentemente dai risultati. Oggi, come nove anni fa, non è cambiato nulla e credo che sia proprio questa la benzina che mi permette di andare sempre oltre le difficoltà e di raggiungere gli obiettivi. L’ho fatto prima da calciatore e oggi in questa veste, perché alla base considero sempre ogni stagione come un nuovo inizio”.

Cultura dell’errore
“Se penso alla mia generazione, eravamo più predisposti ad accettare il giudizio e la critica. Oggi, invece, bisogna stare attenti perché è una generazione che soffre molto il giudizio. Per questo credo che la formazione fin da ragazzi sia fondamentale. Non perché serva a non sbagliare, ma perché ti mette nelle condizioni di assorbire l’errore con meno sofferenza. Prepararli a queste eventualità è essenziale. Quando i giovani arrivano e vengono messi nelle condizioni di giocare, questo limite si riduce. Da allenatore so di essere costantemente sotto esame. Se alleni una squadra più piccola vieni criticato meno; se alleni il Cagliari sei inevitabilmente più esposto. La forza sta nel sapere che, così come ti prendi gli applausi, devi accettare anche le critiche. Per zittire le critiche bisogna parlare con i fatti. A volte le si supera anche attraverso le cose semplici. L’importante è seguire sempre la propria strada e non permettere che le critiche ti facciano deviare dal percorso che hai scelto”.

Metodo, crescita e calcio moderno
“Se domani dovessi andare ad allenare in Spagna, anche se sono l’allenatore, cercherei comunque di capire dove sto andando e cosa devo fare per mettermi nelle condizioni di essere accettato, apprezzato e compreso. Quest’anno ho trovato più culture dentro il gruppo, ma soprattutto ragazzi disponibilissimi, con una cultura del lavoro importante. E questo non è affatto banale: mi ha facilitato molto il compito. Poi le lingue, e la tua etica profonda, ti mettono sicuramente in una situazione migliore. Io mi sento un allenatore internazionale perché ho fatto formazione a Salisburgo e cerco di mettere in pratica anche un calcio posizionale che deriva dalla scuola spagnola. Al netto di questo, però, io vorrei essere ricordato come un allenatore che aiuta a crescere le persone, non solo per le partite che ha vinto. Penso che un calciatore oggi, ai massimi livelli, debba avere una. Penso che un calciatore oggi, ai massimi livelli, debba avere una comprensione del gioco. Perché se hai comprensione del gioco e percezione del contesto, ti diverti davvero. Poi è normale che ognuno abbia le proprie qualità. Non posso pensare che Pisacane abbia le qualità di Gaetano o di Esposito, ma se Pisacane inserisce dentro comprensione del gioco e percezione del contesto, può divertirsi anche lui. E può farlo anche perché Gaetano ed Esposito lo mettono nelle condizioni di farlo. Quando parlo di gioco posizionale mi riferisco alla disciplina: un calciatore posizionale è un calciatore che rispetta la propria posizione. Dentro questi sistemi il calcio diventa fluido e dinamico, e puoi aggiungere ulteriori soluzioni nel momento in cui hai uno studio importante alle spalle”.

Miglioramenti
“Il bello di migliorare è proprio questo: per me la persona perfetta non esiste, e neanche voglio esserlo. Ti dico che, da un punto di vista personale, sono già in movimento per cercare di non ripetere gli errori che ho fatto magari quest’anno e, allo stesso tempo, per provare a farne altri, perché non posso pensare di essere perfetto o di non sbagliare nulla. Ci sono sicuramente delle cose che mi hanno fatto riflettere, sia per quanto riguarda le persone che mi circondano sia per la squadra. E sono convinto che, lavorandoci, possiamo crescere ancora di più. Tenendo sempre presente che fra un anno ci saranno altre cose da migliorare, perché ogni esperienza ti porta nuove situazioni su cui lavorare e che ti fanno crescere. L’importante è fare sempre un piccolo passo in avanti e non farne uno indietro. Secondo me questo deve essere il giusto modus operandi”.

Sogni e desideri
“Io sono un sognatore, per quello che mi ha dato questa terra, è troppo più grande di quello che io ho restituito. E se proprio dovessi esprimere un desiderio, lo dico volentieri, sarebbe quello di poter un giorno fare davvero qualcosa di importante con questa squadra, con questa maglia. Perché sarebbe la chiusura di un cerchio. E allo stesso tempo vorrei che passasse anche un messaggio: che niente è irraggiungibile se ci crediamo davvero. Io ci credo, però è chiaro che poi hai bisogno di tante cose per poter raggiungere una meta del genere”.

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