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Lontano dalla Sardegna, vicini al Cagliari: la storia del Cagliari Club Roma Capitale Daniele Conti

Una foto dei membri del Cagliari Club con Leonardo Pavoletti
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Sono rimasti in pochi, ma la passione per il Cagliari è rimasta immutata. Il Cagliari Club Roma Capitale Daniele Conti continua a rappresentare i colori rossoblù lontano dall’Isola. Tra i suoi soci ci sono pochi sardi di nascita e tanti romani o originari del Centro Italia, uniti da un legame che va oltre la distanza geografica. Negli ultimi anni il gruppo si è progressivamente assottigliato: se un tempo alle iniziative partecipavano una ventina di persone, all’ultima cena del club erano presenti soltanto in cinque. Un numero che, però, non scoraggia chi continua a portare avanti il sodalizio. Nel tempo sono nate amicizie capaci di attraversare promozioni e retrocessioni, gioie e delusioni, senza mai mettere in discussione l’amore per il Cagliari. Una passione che prescinde dalla categoria e dai chilometri che separano dalla Sardegna. Ogni stagione è scandita da continui viaggi lungo lo stivale per seguire la squadra dal vivo e sostenere quei colori che rappresentano un pezzo della propria identità.

Tra i fondatori c’è il vicepresidente del Cagliari Club, Emidio D’Amato, originario dell’Abruzzo. «Quando mi sono trasferito nel Lazio immaginavo che a Roma ci fossero tanti tifosi del Cagliari – racconta D’Amato –. Ultimamente siamo diminuiti. Molti sono tornati in Sardegna, ma stiamo vivendo una fase di ricambio. A settembre proveremo a rilanciare tutto il movimento». Tra i simboli più cari al club c’è lo striscione autografato da Daniele Conti, storica bandiera rossoblù alla quale è stato intitolato il sodalizio. D’Amico guarda con fiducia anche al futuro della squadra. «Arriviamo da un’ottima stagione. Tolto qualche scivolone, come quello di Pisa, abbiamo conquistato 43 punti e c’è soddisfazione. Per il prossimo campionato Pisacane avrà un anno di esperienza in più. È un uomo di calcio e pretende che anche i suoi giocatori abbiano una profonda conoscenza del gioco. Dispiace aver perso Gaetano, ma rientra nella nostra dimensione. Sono comunque fiducioso per il mercato: serve ancora un centrocampista e, se Mina dovesse partire, anche un difensore».

Tra i pochi soci nati in Sardegna c’è Federico Porcedda, residente a Roma dal 2003. «La passione viscerale per il Cagliari è arrivata proprio dopo che sono andato via dalla Sardegna – racconta –. Negli ultimi anni il gruppo ha avuto qualche difficoltà dal punto di vista amministrativo, ma dalla prossima stagione vorremmo riaffiliarci come Cagliari Club. Io sono tra gli ultimi a essere entrato e uno dei pochi nati in Sardegna. Ho apprezzato fin da subito il legame dei senatori del gruppo che, pur non essendo sardi, hanno sempre sostenuto il Cagliari. Alcuni di loro si sono innamorati della squadra ai tempi di Gigi Riva, quando tifare rossoblù era quasi come tifare Inter, Juventus o Milan. Da allora non hanno mai smesso di seguirla, nemmeno negli anni difficili della Serie C, fino alle soddisfazioni del ritorno in Europa con la Coppa Uefa». Porcedda guarda con fiducia anche al futuro della squadra, pur senza nascondere qualche perplessità. «A differenza delle stagioni con Nicola e Ranieri, nell’ultimo campionato siamo riusciti a battere squadre come Juventus, Roma e Atalanta, ed è stato motivo di grande soddisfazione. Il problema principale, però, è stata la continuità. Sono stato a Pisa ed è stato terribile: non avevo mai visto la curva contestare i calciatori in quel modo. Per la prossima stagione molto dipenderà dal mercato. Sarebbe importante costruire una rosa capace di valorizzare gli investimenti fatti nella scorsa annata e dare continuità al progetto».

Nati entrambi a Roma e tifosi del Cagliari fin dai tempi dello storico scudetto, Salvatore Nieddu e Giovanni Birolini condividono decenni di trasferte, amicizia e passione rossoblù. «Sono nato a Roma, ma mio padre era di Bono e mio nonno di Bottida, quindi le origini sono quelle – racconta Nieddu, con un marcato accento romano –. Mio padre mi portava spesso allo stadio a vedere il Cagliari di Gigi Riva e da lì mi sono innamorato di questi colori. Il primo contatto con il Cagliari Club è stato a Latina, nel 2015. Nello stesso anno, ad Ascoli, ho conosciuto meglio il gruppo: eravamo andati tutti insieme in pullman. Prima facevo le trasferte da solo. A Cittadella, nell’anno della Serie B, ho avuto il piacere di parlare con il presidente Giulini. Gli dissi che i tifosi devono fare i tifosi e la società il proprio lavoro. Mi rispose che era d’accordo. Molti criticano troppo i calciatori. Per me, quando il Cagliari scende in campo, contano gli undici che indossano quella maglia. L’importante è la squadra, non il singolo».

Proprio grazie alle trasferte è nata la sua amicizia con Giovanni, figlio di padre torinese e madre romana, con una zia originaria di Santa Teresa Gallura. «Mi sono innamorato del Cagliari di Gigi Riva quando veniva a giocare all’Olimpico contro Roma e Lazio. Figli e cugini tifano Roma, ma io, a 65 anni, non posso che tifare Cagliari. Da ex camionista guidare non è mai stato un problema e così ho girato l’Italia per seguire la squadra. All’inizio da solo, poi, durante una trasferta a Pescara nel settore ospiti, ho conosciuto Salvatore. Da lì è nato il mio legame con il Cagliari Club Roma Capitale Daniele Conti. Ricordo con emozione la vittoria nel playoff contro il Bari al San Nicola, ma sono tantissime le avventure vissute negli stadi d’Italia. Io ho due fedi: una è il Signore, che dall’alto mi accompagna nel cammino; l’altra è il Cagliari. Non esiste altro».

 

 

 

 

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