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Cagliari, Gaetano: “Regista per sempre e penso alla Nazionale. Carichi per il Lecce”

Gianluca Gaetano durante Cagliari-Pisa | Foto Valerio Spano
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Gianluca Gaetano, centrocampista del Cagliari, è intervenuto ai microfoni di Radiolina durante la trasmissione “Il Cagliari in diretta” per fare il punto sulla stagione in corso e sulla sua avventura in maglia rossoblù. Di seguito le sue dichiarazioni.

Ruolo attuale
Adesso mi piace essere chiamato regista, finalmente. Per qualcuno è una novità, ma per me no, perché in passato ho già ricoperto questo ruolo e ora l’ho ritrovato. Sento che questo sarà il mio ruolo del futuro: da lì non mi muovo più. Già dall’inizio del campionato si parlava di questa soluzione con il mister, ma ci vuole il tempo giusto per metterla in pratica. Poi è arrivata una partita importante come quella contro la Juve ed è andata bene. Ho ricoperto questo ruolo anche a Cremona con Fabio Pecchia, soprattutto nella seconda parte di stagione, nel girone di ritorno. A Napoli invece si giocava sempre con il 4-3-3 quando c’ero io, quindi non c’era il trequartista o la seconda punta: facevo la mezz’ala o il mediano“.

Trequartista
Secondo me venivo visto come un trequartista o seconda punta perché negli ultimi venti metri vedevo la porta e facevo gol. Però mi trovo meglio in mezzo al campo, non come trequartista: tocco tante volte la palla e un giocatore come me ha bisogno di farlo. Mi sento davvero bene nel vivo del gioco. Più avanti sei un po’ troppo nel traffico“.

Il gol contro la Roma nel girone d’andata
Contro la Roma mi è arrivato il pallone, Ghilardi lo ha mancato perché è intervenuto fuori tempo. È stato un bel gol, all’inizio volevo fare tutt’altro, ma ho avuto ragione. Contro la Roma abbiamo fatto una partita perfetta, giocata benissimo dal primo all’ultimo minuto. Meritavamo la vittoria ed era un peccato finisse 0-0. Adesso stiamo ottenendo risultati positivi, ma non dobbiamo abbassare l’attenzione“.

Le prime reti con Ranieri
Secondo me non era giusto quando in quel periodo tanti mi chiamavano ‘bomber’. Non lo sono mai stato, non è il mio ruolo“.

Cagliari
A Cagliari sono stato benissimo fin da subito. Tutta la mia famiglia è qui, abbiamo trovato la nostra quotidianità e stiamo davvero bene. Mia figlia sta molto bene e dice pure qualche parola in sardo. Quello che ti danno i tifosi, dentro e fuori dal campo, è incredibile. La città è bellissima, è stato emozionante tornare. La trattativa è stata bellissima, i tifosi mi mandavano messaggi e lì ho capito quanto ci tenessero a me. Ho provato tanta emozione: in quattro mesi avevo lasciato un segno e sentivo fosse giusto ricambiare. Ringrazio anche ragazzi come Deiola e Pavoletti, che stando dentro mi hanno fatto capire cosa significa giocare per questa maglia, per un’isola. Li ringrazio davvero tanto“.

Sulla scorsa stagione
Non è stata l’annata che mi aspettavo, la vorrei quasi cancellare, ma mi è servita da insegnamento. C’era tanta pressione e non è stata una stagione giocata al 100%. Arrivare e giocare subito titolare senza aver fatto la preparazione non è stato facile: dal punto di vista fisico fai fatica a esprimerti. Ora però penso di aver raggiunto una buona condizione“.

Insegnamenti e rapporto con Pisacane
Si impara sempre, anche quando le cose non vanno bene: non è sempre tutto rosa e fiori. Anche quest’anno poteva essere difficile, ma non bisogna ripetere gli stessi errori. Con il mister c’è grande feeling: mi piace molto, ti fa capire tante cose, ha una cura maniacale dei dettagli. L’ho detto tante volte: avrà un futuro importante“.

Numero di maglia
Ho sempre avuto il 70, ma è andato via Nicolas Viola, un grandissimo giocatore. Serviva un numero 10 in squadra e alcuni compagni dicevano che il più indicato fossi io. Il 70 aveva un valore speciale perché è l’anno di nascita di mio padre. Il numero 10 lo ha indossato anche Gianfranco Zola, che ho conosciuto quest’estate al mare“.

Nazionale
Ci penso, non lo nego. Ma non deve diventare un’ossessione. Giorno dopo giorno cerco sempre di dare qualcosa in più, anche per mettere in difficoltà l’avversario. Se arriverà, vorrà dire che avrò fatto qualcosa di importante. Altrimenti pazienza: non si smette di sperare, anche a 30 o 32 anni“.

Aneddoto passato
Ero stato convocato in Nazionale: la chiamata era arrivata prima della partita contro la Salernitana di due anni fa, dove giocai, feci gol, ma poi mi feci male: una lesione all’adduttore. Per forza di cose ho dovuto parlare con l’allenatore e con Luciano Spalletti e, a malincuore, rinunciare perché non ce la facevo. Ma non si perde la speranza: si lotta sempre per arrivare“.

Social
Non mi piacciono molto, non amo postare o condividere tutto”.

Mentalità
Dopo una sconfitta cerchiamo di resettare tutto e ripartire con i piedi per terra. Restiamo umili: è questo che ci permette di fare partite importanti“.

Idoli
Il mio idolo alla Juventus era Pogba. A Napoli ho avuto la fortuna di giocare con Marek Hamsik, straordinario. Pirlo? Zappa ogni giorno mi chiama Andrea (ride). Dopo la partita con la Juventus mi dicevano ‘eccolo qua Gattuso’, perché ero più forte e difensivo, poi Andrea… ma io sono Gaetano“.

Il cambio di ruolo
Pisacane ha avuto coraggio a mettermi play. È stato coraggioso anche con Idrissi, Trepy, Pintus e Palestra: oggi è cresciuto tantissimo, ma all’inizio non era una scelta scontata. Io mi sento maturo dal punto di vista calcistico: gli anni passano, fai esperienze e accumuli maturità stagione dopo stagione“.

Emozione scudetto
Quell’annata è stata assurda, un’emozione indescrivibile. Aver fatto parte dei marcatori con un gol è stata un’ulteriore soddisfazione“.

Compagni
Quando va via un giocatore è come se andasse via un fratello: il gruppo diventa una famiglia, è sempre una botta al cuore. Però sono arrivati altri. Dossena lo conoscevo, con Sulemana ho giocato insieme: si sono inseriti facilmente. Anche i sudamericani si sono integrati bene, sono bravi: Albarracín è un buon giocatore. Con Esposito vado molto d’accordo, ci conoscevamo già“.

Kilicsoy e la lingua
“Non ha ancora imparato l’italiano, ma inizia a dire le prime parole. Quando mette la musica sono sempre canzoni turche. Quando ha segnato ha portato pizzette sfoglia”

Sulla partita contro il Lecce
Siamo carichi, l’obiettivo è la salvezza. Quella contro il Lecce sarà una partita importantissima, dobbiamo arrivarci pronti. Mio padre qualche giorno fa mi ha scritto dicendomi che sono la bestia nera del Lecce: ho fatto tanti gol contro di loro: uno con il Napoli, tre con la Cremonese e uno l’anno scorso, cinque in totale“.

Rapporto con Deiola
Con Deiola ho un rapporto bellissimo, è stato il primo ad accogliermi. Contro il Lecce mi disse: ‘Entriamo e la ribaltiamo’, e così è stato“.

Gol preferito
Il gol più bello con la maglia del Cagliari? Il primo, quello contro la Lazio“.

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