Il preparatore dei portieri del Cagliari, Walter Bressan, si racconta in una lunga intervista ai canali ufficiali del club di Sa Ruina. Tra i temi trattati dall’ex estremo difensore tra le altre di Sassuolo e Chievo un punto generale sul ritiro di Chatillon che sta volgendo al termine e anche il tipo di preparazione a cui i portieri a disposizione di Claudio Ranieri si stanno sottoponendo in queste settimane di pre-season. Queste le sue parole
Sul ritiro
“Innanzitutto quando si parla di ritiro, si pensa anche al ripristino dell’attività. Si parte quindi dal lavoro tecnico di base, associato poi a un lavoro fisico che va a crescere decisi insieme ai preparatori atletici cercando di toccare aspetti tecnici e di formazione fisica. In modo tale da cercare di arrivare alla fine del ritiro e quindi poi alle partite di campionato nella forma migliore possibile.
Su Radunovic e Scuffet
“Parliamo di ragazzi che si dedicano al lavoro in maniera incredibile. Ognuno ha la sua storie, i suoi percorsi e vanno rispettati. Radunovic ha fatto la sua strada negli anni precedenti, ora si è preso la categoria facendo un bellissimo campionato nella scorsa stagione. Scuffet ha avuto un inizio all’Udinese in cui ha fatto molto bene, poi probabilmente quando uno è troppo giovane e gli si addossano tante responsabilità può diventare difficile. Lui però ha fatto i suoi passi, è cresciuto, ha trovato delle certezze e ha dato forza alle sue doti facendole vedere anche in Europa. Abbiamo un gruppo di lavoro forte, di qualità, ma la cosa importante è che c’è grandissimo rispetto tra di loro e questo è importantissimo per un allenatore dei portieri. Perché nel rispetto si alza la qualità del lavoro”.
Su Aresti
“Simone Aresti è l’emblema dell’appartenenza alla Sardegna. Nelle partite, in allenamento, anche nelle partitine in settimana si vede quanto siano grandi gli stimoli che nascono dall’indossare la maglia di questa squadra. Lui poi è un portiere di grande qualità, con la sua storia. Si sta godendo le sue origini, ma insieme ci sta mettendo dedizione e qualità alzando il livello degli allenamenti. Nonostante sia nella graduatoria il terzo portiere è un elemento molto importante per questo gruppo”.
Su Iliev
“Iliev è un ragazzo che è arrivato due anni fa, che è cresciuto tantissimo. L’ultimo step era quello di stare insieme agli adulti, conoscere e mettersi alla prova con dei ragazzi di livello. Era giusto che lui fosse all’interno di un gruppo della prima squadra per capire come porsi con gli adulti, per comprendere come si lavora insieme a loro a degli obiettivi più dettagliati e importanti rispetto a quelli di un settore giovanile. Il tempo, il lavoro, le partite in Primavera daranno a lui quello che è importante avere per crescere ulteriormente”.
Sul lavoro del preparatore
“La cosa importante penso sia rispettare il portiere, le sue qualità e le sue caratteristiche, portandolo poi a una metodologia in cui io credo. Fargli riconoscere quello che avverrà in campo, dando le giuste direttive ma rispettando sempre le qualità del portiere stesso. Per me è importante che i ragazzi quando scendono in campo siano tranquilli e sereni, per comportarsi così nella maniera migliore nelle diverse situazioni che si troveranno davanti. Poi è chiaro che i protagonisti sono loro, in partita hanno delle emozioni e dei sentimenti, ma sul terreno di gioco si lavora per migliorare e per rafforzare le sicurezze”.
Sul ruolo
“Sono cambiate le richieste del calcio. Il portiere oggi lavora dieci metri davanti alla porta, più all’interno del gioco, anche se dipende da cosa chiede il tecnico alla squadra. Si è allargata la veduta generale sul ruolo, oggi il portiere deve essere ancor di più all’interno di un modello squadra, riconoscere più aspetti tattici e saper riconoscere gli spazi. Poi io penso sempre che tra un portiere bravo con i piedi e uno che para, scelgo sempre il secondo. Poi il resto si può tranquillamente migliorare”.
La Redazione














