“Io non voglio vivere nel passato”, diceva Rocky Balboa, e lo stesso spirito sembra guidare Sebastiano Argiolas. Dopo la difesa del titolo International UBO Champion conquistata appena una settimana e mezzo fa, il pugile del Team The Hunter è già proiettato ai prossimi obiettivi. Con lui abbiamo ripercorso le tappe del suo percorso sportivo e fatto il punto sulle ambizioni future.
Sebastiano, partiamo dall’inizio: ci racconti il tuo percorso nel pugilato, dai primi passi fino ad oggi
“Io sono praticamente nato nel mondo del pugilato, anche perché la palestra è gestita da mio padre, la Elmas Boxe. Quindi si può dire che il pugilato fa parte della mia vita fin dall’inizio, ed è un ambiente in cui sono cresciuto giorno dopo giorno, respirando questo sport fin da piccolo. Il mio primo incontro da dilettante risale al 2011, e ho continuato a combattere fino al 2016, maturando esperienza e costruendo il mio percorso passo dopo passo. Poi ho avuto una pausa, uno stop che è durato fino al 2021, un periodo in cui comunque non ho mai perso del tutto il legame con la disciplina e con la palestra. Successivamente sono rientrato nel percorso agonistico e, con il tempo e il lavoro svolto in palestra, ho ripreso continuità e forma. Dopo questa fase di rientro e crescita, sono diventato professionista nel dicembre 2023, iniziando così una nuova tappa del mio percorso nel pugilato”.
Sei l’International UBO Champion: che emozioni si provano nell’indossare questa cintura e cosa rappresenta per te questo titolo?
Vincere la cintura per la prima volta, poi difenderla e riuscire a mantenerla nel tempo è stata per me una grande soddisfazione. Dietro ogni successo ci sono mesi e mesi di lavoro, sacrifici e preparazione costante, quindi riuscire a rimanere campione UBO rappresenta qualcosa di molto importante. Adesso il mio obiettivo è quello di puntare a traguardi ancora più importanti, magari se Dio vuole arrivare a combattere per il titolo italiano. La cintura di campione è già un grande risultato, ma io ho ancora tanta fame e tanta voglia di crescere. Dietro tutto questo c’è un grande lavoro quotidiano, anche perché la mia vita non è fatta solo di sport. Sono padre di cinque figli e convivo con il diabete di tipo 1, una condizione impegnativa che richiede attenzione e disciplina costante. Il mio punto di forza è la fede: sono molto credente e Dio mi dà sempre una grande mano. Poi c’è la mia famiglia, soprattutto mia moglie e i miei figli, che mi sostengono continuamente e mi danno equilibrio. Senza di loro sarebbe tutto molto più difficile. Ogni risultato arriva grazie a tanti sacrifici: allenamenti mattina e sera, alimentazione sempre controllata, e la rinuncia a molte situazioni normali della vita quotidiana, come ad esempio una festa o un’uscita in cui devi comunque mantenere la disciplina. È proprio questo insieme di rinunce e lavoro costante che rende ogni vittoria ancora più significativa”.
Hai parlato del diabete: cosa comporta, per un atleta agonista, allenarsi e competere convivendo con il diabete di tipo 1?
“Nel pugilato la gestione del diabete di tipo 1 è particolarmente delicata, perché bisogna riuscire a trovare un equilibrio costante tra allenamento, alimentazione e somministrazione dell’insulina. Ogni dettaglio conta: basta un piccolo errore e i valori glicemici possono salire o scendere rapidamente, quindi è fondamentale essere sempre molto precisi e attenti. Ci sono momenti in cui diventa più complicato, soprattutto durante i periodi di preparazione intensa o quando fa molto caldo, perché diversi fattori possono influire sull’equilibrio dell’organismo e rendere più difficile la gestione della glicemia. Per questo motivo devo monitorarmi costantemente e prestare un’attenzione particolare a ogni aspetto della mia routine. Sicuramente non è semplice, e in alcuni casi richiede uno sforzo maggiore rispetto a quello di altri atleti. Tuttavia, non l’ho mai considerato un limite insuperabile. Anzi, nel corso della mia vita mi hanno detto che non avrei potuto fare le cose e invece ho fatto più degli altri”.
Una settimana e mezzo fa, a Narcao, hai difeso il titolo contro il siciliano Buremi. Che tipo di incontro è stato e quali difficoltà hai incontrato sul ring?
“Io non ho mai avuto paura di nessun avversario. Naturalmente porto sempre rispetto a chi ho di fronte, perché nel pugilato non si può mai dare nulla per scontato: sul ring può succedere di tutto e preferisco sempre parlare con i fatti piuttosto che con le parole. Il mio stile è sempre lo stesso: cerco di stare al centro del ring, di prendere l’iniziativa e di affrontare il combattimento senza tirarmi indietro. Mi piace combattere a viso aperto e mettere pressione all’avversario, senza cercare scorciatoie. Quella sera ho trovato davanti a me un avversario molto duro e preparato, che mi ha costretto a dare il massimo. È stato un incontro intenso e combattuto, ma alla fine credo di aver meritato la vittoria. Sono riuscito a portare i colpi migliori, a mantenere un ritmo costante e a essere il pugile più propositivo per gran parte del match, andando sempre in avanti e cercando di fare il combattimento. Per questo, al termine dell’incontro, ero convinto di essermi guadagnato il risultato sul ring”.
Ti consideri uno dei pugili più forti della categoria? Che tipo di avversario sei?
“Non spetta a me dire se sia o no uno dei pugili più forti. Quello che so è che sono un avversario scomodo per chiunque. Sono un pugile che cerca sempre il combattimento, che porta molti colpi e che non smette mai di mettere pressione all’avversario. Inoltre, so di avere una buona potenza nei pugni, un aspetto che può creare difficoltà a chi mi affronta. Detto questo, porto grande rispetto per tutti i pugili. Per me ogni avversario è valido e merita la massima considerazione, perché nel pugilato non esistono incontri facili. Poi, quando si sale sul ring, bisogna mettere da parte le parole e dare tutto, combattendo con carattere, fame, determinazione e tutte le proprie forze”.
Da pochi giorni è stato annunciato che il 29 agosto al Parco Etfas sfiderai Giorge Collado. Cosa ti aspetti?
“Sarà un grandissimo evento, organizzato come sempre dal grande Luciano Abis, che mi sta gestendo a livello di incontri. È un organizzatore di altissimo livello. Ci sarà anche un altro match a livello professionistico, e anche il mio sarà comunque un incontro impegnativo. Per quanto riguarda l’avversario, potrebbe non essere Collado, probabilmente sarà un altro: sembra infatti che, nonostante il suo nome sia presente sulla locandina, possa esserci un cambio di avversario. In ogni caso sarà un bel match e uno spettacolo da non perdere. L’evento sarà visibile sul canale 244 Fighters Life, sul canale Sky 809 sempre Fighters Life e su Diretta Sport”.
Chi sono i tuoi pugili preferiti e quanto ti ispiri a loro nel tuo modo di combattere?
“Non ho un idolo in particolare, però mi piacciono molto pugili come Arturo Gatti, Oscar De La Hoya e anche Canelo. Sono atleti che, in un modo o nell’altro, si avvicinano un po’ al mio stile e mi rappresentano di più sul piano tecnico. Detto questo, non ho mai cercato di copiare nessuno e non vorrei mai farlo. Il mio obiettivo è sempre stato quello di restare me stesso e costruire la mia identità sul ring”.
Guardando al futuro. quali sono i tuoi obiettivi? Hai in mente un traguardo particolare che sogni di voler raggiungere nella tua carriera?
“Il mio sogno più grande, fin da quando ero bambino e ho iniziato a combattere, è sempre stato quello di crescere in questo sport. Da dilettante mi sono spesso fermato alla medaglia d’argento o di bronzo, ma oggi vorrei diventare, se Dio me lo permetterà, campione italiano. Questo è il mio obiettivo principale in questo momento. Poi, ovviamente, come ogni pugile professionista, e almeno per quanto mi riguarda, il sogno è quello di arrivare a disputare un titolo importante: essere sfidante per un titolo europeo o, ancora più in alto, per un titolo mondiale. Le ambizioni sono grandi, ma adesso è importante concentrarsi sul presente e continuare a lavorare passo dopo passo”.
Per concludere, c’è qualcuno che desideri ringraziare per il supporto ricevuto nel tuo percorso sportivo e umano?
“Sì, vorrei ringraziare prima di tutto mia moglie, che adesso è incinta. Mi ha supportato davvero tanto durante tutta la preparazione. Stiamo insieme da dieci anni e mi è sempre stata accanto in ogni fase della mia carriera, ma questa preparazione, in particolare per l’incontro con Buremi, l’ha vissuta ancora più intensamente. Non è stato facile neanche per lei, quindi voglio ringraziarla di cuore. Voglio ringraziare anche i miei figli, che sono la mia forza ogni giorno, e mio padre, che è anche il mio allenatore: è lui che mi ha seguito, preparato e accompagnato fino a questa vittoria. Un ringraziamento speciale va ai miei genitori e ai miei suoceri, che mi sono sempre stati vicini e mi hanno sostenuto in ogni momento”.

















