Una due giorni che sa di classico, utile ad alzare il tasso di difficoltà, a mettere in luce i pregi ma anche quelle difficoltà da cui la Dinamo Sassari dovrà imparare a ripararsi. I biancoblù tornano da Cagliari con i valori riguardanti la chimica di squadra più alti rispetto alla precedente analisi, nonostante le assenze continuino a segnare la pre-season. Per merito anche di un pubblico del capoluogo che ha saputo infondere fiducia riempiendo il PalaPirastu in entrambe le serate.
Tra affetto e positività
Un affetto che il presidente della Fip isolana Tore Serra ha definito come un successo per il movimento cestistico sardo. Che testimonia, dopo il feeling ritrovato dalla città con l’Esperia Cagliari, come anche nel capoluogo la passione per la pallacanestro sia forte. E che non può che far contento un mondo Dinamo che ha provato con una positiva insistenza a unire l’Isola negli ultimi anni anche fuori dal campo. Malgrado le diverse mancanze del momento, il verbo unire è probabilmente quello preferito anche sul parquet da un Piero Bucchi. Tyree, Cappelletti, Charalampopoulos e Bendzius. I primi due fuori dalle rotazioni già dalla prima amichevole con Torino, il terzo tenuto a riposo durante il City of Cagliari, il quarto ancora da vedere da vicino dopo il problema accusato al Mondiale con la Lituania. Tre quinti del possibile quintetto base dunque assenti, così come uno degli uomini in uscita dalla panchina che avrà più spazio. Eppure Sassari, soprattutto nella prima serata contro la Stella Rossa Belgrado, è sembrata una squadra già in crescita sotto il profilo della volontà di mettere l’intero collettivo nelle condizioni di essere protagonista. Partendo dal proprio lato del campo, con un importante lavoro soprattutto degli esterni sia per intensità che per attenzione e precisione nelle rotazioni difensive contro le guardie avversarie. Qualcosa diventato di difficile riuscita nella finale contro una Milano più profonda e molto più fisica, ma che non può che far trovare un motivo per sorridere al coach bolognese. Concentrazione in difesa che si è tramutata contro gli uomini di Ivanovic in una fluidità offensiva che si è mostrata anche nei momenti più importanti della gara, come in occasione della tripla di Treier che ha fatto scorrere i titoli di coda sulla sfida contro i serbi. Sedici gli assist totali in 40’ nella giornata di sabato 9, ma soprattutto solo 4 palle perse. Numeri a cui si è aggiunta la crescita dell’intesa tra Whittaker e i compagni, con l’ex Wurzburg che ha provato a mettere più in ritmo gli altri anche a discapito di qualche iniziativa personale.
Difficoltà
Se la gara contro la Stella Rossa ha messo in mostra quelli che potrebbero essere i segni distintivi di una Sassari che non vuole perdere aggressività e tenacia sul proprio lato per avere poi vantaggi in attacco, la finale con una Milano già lunga – nonostante l’assenza di cinque nazionali (Lo, Voigtmann, Melli, Tonut e Ricci) e di Billy Baron – ha mostrato l’altro lato della medaglia. Un contesto che coach Piero Bucchi aveva anticipato al termine della gara contro Nedovic e soci, e a cui la Dinamo si è trovata di fronte senza avere modo di trovarsi a proprio agio o di provare realmente a cambiarlo. A causa della stanchezza accumulata sulle gambe dagli interpreti biancoblù e per la vigoria messa in campo dagli uomini di Messina. Con le Scarpette Rosse che hanno complicato la maggior parte dei possessi sassaresi, portati a volte a soluzioni frettolose ma soprattutto sul filo dei 24’’ senza trovare mai la continuità nella creazione di un vantaggio. Continuità, invece, avuta da Shields e compagni. Situazioni vissute che faranno bene a Sassari per costruirsi prima mentalmente e poi sul piano del gioco contro squadre di talento, ma soprattutto di taglia superiore. Stazza avversaria che è stata uno dei due problemi comuni alle due gare. Dodici i rimbalzi offensivi concessi in ambo le gare disputate nel torneo cagliaritano, seconde chance che a Milano nella finale hanno concesso ben 16 punti. Un aspetto in cui è evidente come l’assenza di Charalampopoulos ma anche di Bendzius pesino tanto, e in cui Gombauld dovrà avere maggior malizia. Altro aspetto su cui Sassari potrà lavorare è il rapporto con il tiro a cronometro fermo. Sassari ai liberi non è andata oltre il 66% contro i serbi e il 67% contro i milanesi, ma i viaggi soprattutto nella seconda serata sono stati tanti (23/34 il dato finale). Fondamentale su cui è chiaro che la stanchezza abbia avuto una certa influenza, ma su cui anche il lavoro specifico – a partire da Diop e Gombauld – sarà importante.
Ora per la Dinamo Sassari si aprono le settimane più importanti della preparazione. Prima il torneo in Israele il 18-19 settembre, poi il doppio impegno con il Peristeri di Spanoulis il 22 e il 24 dello stesso mese a Carbonia. Ultimi impegni prima dell’inizio della Serie A e della stagione di Bcl. Periodo in cui sarà fondamentale riuscire a recuperare chi ancora non è sceso in campo. Il ritorno di Cappelletti dovrebbe essere quello più vicino, come confermato dal Gm Pasquini (qui le parole). Mentre per Tyree, Charalampopoulos e Bendzius solo il tempo potrà dire qualcosa in più. Un quadro in cui disegnare gli equilibri, soprattutto tra i piccoli, diventa più difficile. Ma dall’altra parte consente di mettere le basi per la capacità di stringere i denti da parte del gruppo. Per Bucchi e il suo staff resta ancora tempo, con la speranza di arrivare in apnea all’inizio degli impegni che contano ma anche la consapevolezza di aver posto le prime fondamenta della prossima stagione, in campo e fuori.
Matteo Cardia

















