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Romi Fuke: “Ambizione, professionalità e attenzione al territorio: ecco il mio Monastir”

Romi Fuke a Monastir | Foto Efisio Putzu - ASD Monastir 1983
Romi Fuke a Monastir | Foto Efisio Putzu - ASD Monastir 1983
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Si è tenuta nel centro servizi di Monastir la conferenza stampa di presentazione del nuovo piano triennale promosso dal club campidanese e Football Club Holding di Romi Fuke. Al centro del dibattito il progetto presentato dall’imprenditore brianzolo, orientato alla sostenibilità economico-finanziaria, alla crescita sportiva e alla valorizzazione del territorio. Al termine dell’evento abbiamo intervistato lo stesso Fuke, che eredita la carica di presidente dal fondatore Marco Carboni, per una chiacchierata a 360 gradi sul futuro del Monastir e con un ovvio accenno alla situazione dell’Olbia, prima società del calcio sardo da lui avvicinata nei mesi scorsi.

La prima domanda è d’obbligo: perché Romi Fuke ha scelto Monastir? Cosa ha trovato di diverso rispetto a Olbia?

“Sicuramente la trasparenza. Questa è una società familiare che è cresciuta nella sua storia un po’ in purezza. Tutta quanta la famiglia Carboni, da Marco in giù, si è spesa completamente per questa società ed è riuscita con amore e passione a creare qualcosa di virtuoso. E i risultati di oggi sono la risposta e la concretezza della loro grande passione. Sto apprezzando davvero tanto questo atteggiamento che è un atteggiamento positivo, pulito, trasparente e ho deciso un po’ di premiare anche con la mia partecipazione, diciamo, del mio gruppo societario questo progetto proprio per questo motivo, proprio anche in virtù di quello che invece negativamente era successo a Olbia”.

Lei entra nel momento più alto della storia del Monastir, ovvero prima della finale play-off contro il Trastevere. Cosa porta, a livello di know-how, a una realtà “di famiglia”, come ha detto?

“Porto il mio bagaglio, il mio know-how dal punto di vista societario. Come ho spiegato durante la presentazione, tutte le società, specie le ASD, spesso sono costituite da appassionati e persone di buona volontà cui a volte manca un po’ l’aspetto di gestione che invece in una società che comincia a ingrandirsi, come appunto è successo a Monastir, è fondamentale. In Serie D si comincia a parlare di budget da centinaia di migliaia di euro o addirittura di milioni, quando si sale di categoria: la gestione di questi numeri si fa più complessa e difficile quando manca una figura manageriale o imprenditoriale in grado di farlo. Sono sicuro di riuscire a portare proprio questa gestione imprenditoriale, dando a Monastir questo apporto di managerialità. In questo momento Monastir ha bisogno di questo, visti anche i grandi risultati sportivi raggiunti. Sicuramente dal lato sportivo darò continuità a quello che è stato già costruito fino a oggi, ci sarà un programma e un processo di crescita in coerenza con quanto fatto”.

Durante la presentazione ha battuto molto sulla valorizzazione del territorio. Monastir sta a 20 minuti da Cagliari e dal Cagliari Calcio che, essendo la prima società del calcio sardo, storicamente ha sempre un po’ fagocitato tutte le altre società vicine. Quanto può essere un plus essere vicini a Cagliari o quanto può essere invece un minus?

“Io non lo vedo né come un minus né come un plus. Monastir, anche se è una realtà piccola, ha una personalità unica, perché è un piccolo paese nell’entroterra cagliaritano che ha una sua identità che è riuscito a dimostrare a livello sportivo. Non bisogna farsi né fagocitare e né rendersi totalmente estranei al mondo di Cagliari e del Cagliari: si fa parte della stessa provincia, bisogna avere anche la giusta intelligenza per sfruttare al meglio eventualmente anche questa opportunità, perché la vicinanza con il Cagliari Calcio non si può dimenticare. D’altra parte, ribadisco, Monastir non è Cagliari e bisogna valorizzare l’impegno di questa squadra, di questo club, che ha lottato veramente tanto per creare un proprio brand nel mondo del calcio e devo dire che ci sta riuscendo anche molto bene”.

Il suo programma è molto ambizioso, sia dal punto di vista sportivo ma ancor più dal punto di vista della costruzione di tutto quello che c’è intorno al piano sportivo. Qual è la sfida che l’affascina e quella che la preoccupa di più in questa fase?

“Come in tutte le sfide, io le prendo sempre con un senso anche di consapevolezza, nel senso che il progetto è stato studiato, pensato, che ha sicuramente dei fattori di rischio, ma abbiamo consapevolezza della sua fattibilità. Quindi affrontiamo il tutto in modo sereno: questa è una realtà che mi fa stare bene, un po’ per il sentimento delle persone e un po’ per lo spirito di accoglienza che ho ricevuto. Ecco perché ho deciso di restituire a questo grande territorio, anche parte di questo sentimento”.

Nelle slide mostrate durante la presentazione si parla di costruire le condizioni per poter parlare in futuro anche di Serie C. È una frase ambiziosa: quanto, effettivamente, pensa che questo sogno possa essere realizzato a Monastir?

“È chiaro che ci vuole una serie di fattori concorrenti, a cominciare dalle intese con l’amministrazione comunale per le strutture. Ci vuole grande senso di responsabilità, anche sul lato societario, perché dobbiamo viaggiare di pari passo con quelle che poi sono le opportunità logistiche e strutturali. Però è un qualcosa di fattibile, nel senso che cambiano i budget ma se in tre anni siamo capaci di strutturare la società e di farla funzionare come un’azienda vera e propria, con un suo giro d’affari in ambito sponsorizzazione e partnership con le società, con la raccolta giusta di capitali le cose si possono anche fare. L’importante è non farsi prendere dall’ansia e dalla fretta: rispetto ad altre società dove investitori entrano e promettono la Serie C in due anni e poi, nella realtà, retrocedono o hanno delle difficoltà, il mio approccio è molto più conservativo, perché è giusto che non ci sia l’illusione di un qualcosa di irrealizzabile. Da imprenditore mi piace sì la sfida incentivante, però sempre coi piedi per terra, cioè ponderando quello che è fattibile e ciò che invece è solamente e puramente un sogno”.

Le chiedo un commento sulla retrocessione dell’Olbia, dopo aver perso il play-out contro l’Ischia: qual è il suo sentimento nei confronti della piazza olbiese?

“Non è un mistero che la mia holding (Football Holding Srl, ndr) sia stata costituita per acquisire l’Olbia, per quello ha la sede lì e ci eravamo già preparati e strutturati, anche finanziariamente, per fare determinati investimenti. Purtroppo non ha avuto seguito per fattori esterni, a partire dalla mancanza di comunicazione, specie dei bilanci, di trasparenza nei dati, aspetto che invece è quello che mi ha portato qui a Monastir. Ecco perché oggi sono davvero dispiaciuto, perché l’Olbia, società storica e blasonata, che retrocede in Eccellenza rappresenta un rammarico un po’ per tutto il territorio sardo. Indipendentemente da come sia conclusa la mia vicenda con l’Olbia, quando si vede una società così avere delle difficoltà di questo tipo non si può che avere un grande dispiacere”.

Tornando al Monastir, lei ha detto di voler dare continuità a quanto fatto durante questa stagione: le chiedo come pensa di fare?

“Il come non ve lo posso ancora dire (risata, ndr), però sicuramente questo è un tema importante. In questi giorni sto parlando con tutta l’organizzazione: oggi non dare continuità a quello che è stato fatto sarebbe da folli. Ci sono interlocuzioni in questi giorni con tutto lo staff perché sto cercando di capire quali possano essere gli innesti giusti da inserire all’interno dell’intera organizzazione.  Poi parleremo anche del piano sportivo, ovviamente una volta che sarà chiusa la stagione: da nuovi innesti sportivi a quella che sarà la squadra di domani, con rinforzi anche dal punto di vista dello staff, che va in qualche modo potenziato visto che dalla Promozione alla Serie D cambiano le necessità. Chiaramente, ribadisco una volta di più, mantenendo quello che c’è stato di buono”.

La crescita passa anche da uno stadio rimesso a nuovo?

“Penso sia difficile avere ora garanzie dall’amministrazione comunale, in un momento che è ancora di progettualità, però abbiamo ricevuto massima apertura. Percepisco un sentiment molto positivo, sia sul progetto che per la creazione di quelle giuste dinamiche che possano portare e valorizzare il Monastir. Secondo me è un’operazione win-win, sia per noi che per l’amministrazione: se ci mettessimo a fianco per lavorare insieme è come se fossimo soci (risata, ndr), ma penso davvero che una società come il Monastir non possa crescere senza le adeguate strutture così come viceversa, nel senso che il Comune non può crescere se non sfrutta anche al meglio la visibilità che oggi la società ha”.

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