“Conosciamo la serie di motivazioni che ci hanno fatto uscire dagli equilibri necessari a una squadra di basket”. Così aveva parlato a La Nuova Sardegna nella giornata di ieri, martedì 8 novembre, il Gm della Dinamo Sassari Federico Pasquini. E alla sera, la prima motivazione è stata individuata Chinanu Onuaku. Il centro statunitense ha lasciato la Sardegna e la squadra sassarese dopo aver impressionato agli inizi e deluso nel prosieguo della stagione. Una scelta che lascia un po’ d’amaro in bocca per quello che poteva essere e che non è stato.
Opportunità
Nelle ultime settimane, l’atteggiamento e le prove di Onuaku erano state il simbolo di una Sassari altalenante sui due lati del campo. Una squadra sfilacciata in diversi momenti ma dal potenziale ben visibile in alcune fasi delle partite. Il centro ex Rockets era stato l’ultimo tassello, sulla carta il più prezioso, di un progetto annuale importante che mirava ad avere una voce per dire la propria sia in Lba che in Champions League. Un centro dalle mani educatissime, capace di far sentire la propria presenza in area e soprattutto a rimbalzo, statistica in cui Sassari aveva sofferto troppo fino all’arrivo di Bilan nella passata stagione. E l’inizio sembrava dar retta a quanto le statistiche raccontavano, basti ricordare le prove con Tortona e Bologna in Supercoppa o Malaga in Bcl. Dopo la prima vittoria in campionato con Verona, con una prestazione quasi perfetta dell’ex Rockets, qualcosa però è cambiato nell’atteggiamento, dimostrato dal brutto rapporto con i falli, dalla mancanza di continuità nella prestazione, così come da soffrire avversari anche abbordabili come accaduto a Trieste con Spencer o crollare mentalmente – nonostante le statistiche – contro centri come Ware in Bcl. Una mancata concentrazione che ha portato Bucchi a scegliere di mettere in panchina Onuaku in diversi momenti, cercando una reazione che però è arrivata a intermittenza, segno forse di un mancato feeling tra le parti.
Futuro
Ora per il centro statunitense si apre un mercato molto probabilmente florido, che può parlare sia di Champions League che di livelli ancora più importanti nel mondo Eurolega. Manresa, in Bcl, potrebbe essere una delle pretendenti nonostante l’ingaggio di Layman, ma un nome che circola con insistenza è quello del Partizan di Obradovic. Rimangono però solo delle voci per il giocatore che, secondo la ricostruzione de La Nuova Sardegna, sarebbe partito già prima dell’ufficialità della risoluzione, sfruttando anche come motivazione il ritiro dei permessi per i giocatori inizialmente previsti. Una motivazione in più per Onuaku, diventato padre da pochi mesi ma lontano dalla propria famiglia, che probabilmente non faticherà a trovare un’altra sistemazione, qualsiasi essa sia viste le potenzialità. Scelta forzata o meno si tratta comunque di un’abiura al progetto iniziale che si fa sentire, in continuità con quanto capitato nella scorsa annata con i tagli di Clemmons, Battle e Mekowulu a stagione in corso. Quello dei cambi durante la stagione è un’opzione che assume ormai il rango di consuetudine nel mondo professionistico della pallacanestro, ma la società nei suoi diversi rami dovrà capire cosa modificare per arrivare a mettere le mani su giocatori adatti a sposare in toto la causa sassarese e non compromettere gli obiettivi stagionali.
Difficile comunque che la Dinamo dopo il taglio non abbia già individuato una soluzione che permetta a coach Bucchi di lavorare a pieni ritmi durante la sosta nazionali. La squadra, oltre a dover ritrovare fiducia, ha bisogno sicuramente di trovare quella profondità nel pitturato che era mancata nelle ultime settimane e che è necessaria per portare più spazi sul perimetro. Il mercato dei lunghi è ancora meno florido durante la stagione, anche perché diverse squadre stanno muovendo i passi per rinforzarsi soprattutto in Europa. Con la società che così potrebbe essersi già mossa sull’onda dell’operazione Robinson della passata stagione, utilizzando la propria forza economica per pagare un buyout di un lungo con esperienza che permetta anche a Ousmane Diop di continuare gradualmente il suo percorso di crescita.
Matteo Cardia

















