“Il basket non è mai una questione di un singolo giocatore ma di gruppo”. Eimantas Bendzius anche davanti ai microfoni va dritto al punto. Quello che la Dinamo Sassari ha colto ormai da tempo, facendo sì che diventasse qualcosa di fermo. Perché se i biancoblù hanno trovato la strada per arrivare tra le prime quattro squadre d’Italia per il secondo anno di fila è a causa soprattutto di un collettivo che con il passare del tempo ha fatto della coesione la propria arma in più.
Squadra
Ci sono voluti mesi per far sì che gli equilibri diventassero quelli giusti. Con le aspirazioni che hanno fatto inizialmente fatica a coincidere con la realtà dei fatti. Non solo per via di un Onuaku che ha manifestato con il passare delle gare la propria poca confidenza con l’ambiente, ma anche per un roster falcidiato dagli infortuni sin dall’inizio della stagione. Il calendario fitto della prima parte di annata non ha aiutato, con le partite unico modo di creare confidenza e amalgama in un gruppo che faticava a trovare fiducia. La pausa di novembre ha portato alla prima svolta e al primo lasso di tempo utile per chiudersi in palestra, non solo per un lavoro sul campo ma anche psicologico. Con l’arrivo di un uomo squadra come Stephens che ha facilitato il lavoro di Bucchi. L’ex Igokea, malgrado sia stato anche per lui necessario un periodo di nuovo ambientamento al massimo campionato italiano, è stato decisivo nel portare positività dove non ce n’era traccia. Il resto poi lo hanno fatto soprattutto pazienza e tenacia di uno staff tecnico che ha lavorato e recuperato giocatori importanti, soprattutto un Chris Dowe rientrato a dicembre e che sembrava non conoscere il suo ruolo. E che ha saputo tenere la barra dritta dopo sconfitta contro Milano nell’andata della regular season, ma anche quelle contro Venezia e Brescia a cavallo tra Natale e l’inizio del nuovo anno, battute d’arresto trasformatesi in schiaffi per comprendere ancor di più quanto fosse necessario fare un passo avanti tutti insieme. Riconoscendo la forza dell’altro e l’importanza dell’aiuto nel mettere ognuno il proprio mattone per la crescita della squadra. Consapevolezze che hanno reso possibile un protagonismo variegato in più partite. Una condivisione che ha fatto diventare più che positivo l’anno dei sassaresi, con i numeri, oltre al quinto posto in regular season e le semifinali raggiunte per il secondo anno consecutivo, a testimoniarlo. Sassari ha infatti chiuso prima in stagione regolare per il numero di assist di media a partita – 19,3 – ma soprattutto ha terminato il campionato con sei giocatori in doppia cifra di media a partita, con un massimo di 14,2 (Dowe) e un minimo di 10,4 (Diop). Senza dimenticare poi il lavoro fatto sull’altro lato del campo: Sassari è stata la seconda miglior squadra per recuperi, 7,8 a gara, dell’intera Serie A in regular season, ma nel momento più importante ha saputo evidenziare ulteriormente i propri miglioramenti a rimbalzo, con Venezia che nella serie di quarti playoff non ha mai vinto la lotta sotto i tabelloni. Qualcosa che sarebbe stato impossibile senza un buon lavoro d’insieme.
Condivisione
Un’unità e una compartecipazione nelle responsabilità date dal campo che anche con Milano potrebbe essere vitale. Messina può scegliere ancora di cambiare le carte in tavola, malgrado le rotazioni – come ammesso anche da coach Bucchi in conferenza stampa – siano state ormai ristrette per scelta. La decisione di ripescare Pangos dalla tribuna e la possibilità di fare lo stesso – per quanto difficile – con un giocatore come Davies rende chiara la dimensione dell’Olimpia. Una macchina con un serbatoio ben diverso da quello sassarese, che però dalla sua ha una reattività dimostratasi efficiente e affidabile nel corso della prima serie playoff con Venezia. Con i campioni d’Italia in carica sarà di certo una serie differente, per stimoli anche di chi compone un roster che non ha intenzione di mancare un altro obiettivo nella propria stagione. La Dinamo Sassari ha però voglia di dire la sua e Bucchi ha chiarito ancora una volta da dove i biancoblù partiranno per provare a farlo: “Loro hanno opzioni importanti anche in tribuna. Milano ha questa risorsa in più con tanti giocatori a disposizione, noi meno ma puntiamo sul nostro gruppo e sulla nostra coesione e questo è un punto a favore per me”.
Matteo Cardia














