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Cagliari, l’1-0 contro la Juve lascia tre punti e risposte: ora avanti con equilibrio

L'esultanza di Luca Mazzitelli dopo il gol in Cagliari-Juventus | Foto Valerio Spano
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Un’impresa sognata e attesa da quasi duemila giorni (nello specifico 1.998). È il tempo trascorso tra le ultime due vittorie del Cagliari contro la Juventus: dal 2-0 del 29 luglio 2020 con cui i rossoblù allora allenati da Walter Zenga superarono i bianconeri di Sarri, Buffon e Cristiano Ronaldo fino all’1-0 di ieri, sabato 17 gennaio 2026, con i ragazzi di Fabio Pisacane abili a superare quelli di Spalletti con il gol decisivo di Luca Mazzitelli.

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Nel primo caso, quasi sei anni fa, il tecnico rossoblù osservò dalla panchina la vittoria griffata Gagliano-Simeone, in un match disputato in pieno post-Covid: fu una gioia a metà per la tifoseria rossoblù, visto che lo stadio era off-limits per le note restrizioni decise in quel periodo per contrastare la pandemia. Ieri, invece, Pisacane si è potuto godere a pieno titolo – con l’ormai iconica esultanza in stile King Kong – la festa di una Unipol Domus esplosa di entusiasmo al triplice fischio di Massa. Tre punti dal sapore dolcissimo per un Cagliari uscito con le ossa rotte dalla trasferta di Genova, con un pesante 3-0 che rischiava di lasciare tante scorie nella testa e nelle gambe di un gruppo ricco di giovani. La risposta data dal campo, invece, è stata la migliore possibile per Pisacane, con i suoi ragazzi che hanno mostrato di nuovo il carattere giusto, quello già visto in altri match contro le big ma che non sempre ha inciso sulla classifica. Non è un caso, però, che Mina e compagni abbiano centrato il secondo successo stagionale contro una delle candidate alla vittoria del campionato: prima la Roma di Gasperini, poi la Juventus di Spalletti. Ovvero una squadra che, dall’arrivo del tecnico toscano, ha inanellato 10 risultati utili in 12 gare, con 7 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte: l’unico altro club a impartire un ko fin qui ai bianconeri è stato il Napoli, non proprio un avversario banale. Senza contare che Yildiz e soci arrivavano dal tonitruante 5-0 rifilato alla Cremonese, avversario che nell’ultima gara del girone d’andata aveva saputo imbrigliare il Cagliari, imponendogli un 2-2 sofferto. Eppure, nonostante un pronostico che sembrava più chiuso del solito, la vittoria è rimasta in Sardegna nel Capo di Sotto, con buona pace dei tanti tifosi juventini che hanno raggiunto l’Unipol Domus con ben altre aspettative.

Cinismo, finalmente
Ecco perché la vera forza dei rossoblù contro la Vecchia Signora si è vista nell’interpretazione pressoché perfetta dello spartito tattico scritto da Pisacane e dal suo staff. Una gara di sacrificio, attenzione e concentrazione estreme, doti già viste in passato a Como contro l’undici di Fabregas: allora arrivò uno 0-0 con diverse frecciatine da parte del tecnico spagnolo, cui non bastò il 74% di possesso palla per avere la meglio dei rossoblù. Situazione simmetrica a quanto visto contro la Juve, in cui il dato è cresciuto fino al 78%. Un record, dato che dal 2004-05 – ovvero da quando viene raccolto questo tipo di statistiche – prima di ieri nessuna squadra aveva mai perso con un possesso simile durante il match. Ci voleva un Cagliari a immagine e somiglianza del suo allenatore, che poco più di un anno fa aveva cambiato volto alla stagione della Primavera rossoblù con l’atteggiamento visto sul campo contro i bianconeri di Spalletti. Certo, lo spettacolo offerto in campo è stato lontano anni – se non lustri e decenni – luce dalle trame interessanti offerte in palleggio di recente, specie nel secondo tempo di Cremona e nei primi tempi contro Milan e Genoa. Ovvero le gare in cui la squadra di Pisacane ha mostrato un netto (e innegabile) miglioramento in fase di costruzione, senza però riuscire a rendere produttivo il gioco: contro le squadre di Allegri e De Rossi sono arrivate due sconfitte, mentre con i grigiorossi di Nicola è servita la magia di Trepy per portare a casa un punto. Contro la Juventus, invece, i rossoblù hanno portato a casa l’intera posta, con una gara difensiva e sfruttando l’unica vera occasione creata su calcio piazzato, mostrando finalmente quel cinismo tanto atteso. E, soprattutto, una condizione fisica invidiabile – una delle critiche recentemente rivolte a Pisacane e al suo staff – nonostante le sole due sostituzioni effettuate in tutto il match.

A metà strada
“Chi vince festeggia, chi perde spiega”, diceva Julio Velasco in uno degli aforismi più utilizzati (spesso a sproposito…) per spiegare la stucchevole dicotomia calcistica tra “giochisti” e “risultatisti”, tanto di moda di recente. Una polemica in cui Pisacane ha provato a non cadere (“Io sto in mezzo, non mi piace essere integralista. Mi piace variare a seconda dei calciatori che mi trovo. Un allenatore deve avere la sua idea e non deve essere criticato se ottiene quanto voluto”, ha detto il tecnico rossoblù ai microfoni di Dazn), ma ora al centro del dibattito mediatico dopo Como-Milan. Un tema che il Cagliari dovrà saper trasformare in una sfida tutta sua, nuova tappa del ben noto percorso di crescita e creazione di un’identità tecnica propria e ben definita. Occorre riuscire a rendere complementari prestazioni di diverso respiro, quelle “propositive” e quelle “speculative”, mixando gli elementi migliori di entrambe. Impresa tutt’altro che facile, ça va sans dire. Pisacane finora ha spesso cambiato impostazione tattica a seconda dell’avversario, cercando nelle intenzioni di sfruttare le caratteristiche migliori dei giocatori a propria disposizione. Che, ora come ora, non riescono a essere sempre al 100% a livello di interpretazione: i Mina e Gaetano ammirati contro la Juventus sembravano essere lontani parenti di quelli visti a Cremona, giusto per fare un esempio. Questo perché le peculiarità del match contro i bianconeri – clima da battaglia, lotta, sacrificio e gestione del palleggio con due mezzali di fatica, dedite più a distruggere che a costruire – sono sembrate più congeniali alle caratteristiche dei due calciatori in questione, così come è stata vincente la mossa di Pisacane con l’inserimento di Zé Pedro a limitare Yildiz, mattatore del match d’andata. E pazienza se l’attacco ha girato a vuoto, con Esposito e Kılıçsoy impegnati più nel lavoro sporco che in zona gol: i tre punti hanno dato ragione e valore anche al loro sacrificio, come quello dei compagni.

Futuro
Ecco perché la sensazione che lascia l’1-0 contro la Juve è che il passo in avanti cui è chiamata la squadra di Pisacane è soprattutto mentale, più che tecnico. Riuscire, dunque a trovare una via di mezzo tra i due approcci rappresentati ora nel paradigma mediatico da Fabregas da una parte e Allegri dall’altra. Un obiettivo ambizioso che, verosimilmente, richiederà ancora tempo. E, soprattutto, equilibrio e pazienza da parte dell’ambiente, che giustamente ha goduto (e tanto) per la vittoria contro la Juventus, perché un risultato di prestigio va festeggiato. Sabato 24 gennaio, però, il calendario presenta un altro snodo cruciale per la stagione rossoblù, impegnato in trasferta contro la Fiorentina di Vanoli nel match che vedrà il tributo del Franchi a Rocco Commisso, patron dei viola scomparso nelle scorse ore. Non sarà facile tornare in Sardegna con i tre punti, ma questo Cagliari ha dimostrato una volta di più di essere capace di ogni cosa. Solo il campo potrà dare la risposta alle domande sullo stato di crescita, partita dopo partita, di Pavoletti e compagni: ma ragionare sul futuro con tre punti in tasca in più e, soprattutto, lo scalpo della Juventus, è certamente un impegno più dolce.

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