C’ĆØ un momento specifico che spiega perfettamente l’evoluzione di un giocatore passato dal banco degli imputati al piedistallo di chi ha vinto la propria battaglia sportiva e non solo. Ć il 67′ di Napoli-Cagliari, gara di Coppa Italia terminata con la vittoria della squadra di Antonio Conte dopo un’infinita serie di calci di rigore. I padroni di casa sono avanti per 1-0 grazie al gol di Lucca e proprio l’attaccante azzurro prova a colpire nuovamente portando palla verso l’area rossoblù. All’improvviso un avversario arriva alle sue spalle, fascia di capitano al braccio e numero 14 sulla maglia, gli strappa il pallone dai piedi e, dopo un rimpallo, riparte per pochi metri prima di lanciare in verticale assecondando perfettamente, per tempi e misura, la corsa di Borrelli. Arriva il gol di Esposito grazie all’assist fortuito di McTominay, ma a far partire il tutto ĆØ stata quella giocata settanta metri più indietro. Protagonista lui, Alessandro Deiola da San Gavino Monreale.
Evoluzione
Passo indietro a 48 ore prima della sfida del Diego Armando Maradona. Sul palco del Gran GalĆ del Calcio sale proprio lui, Deiola. Dopo la nomination per il Puskas Award – che eleggerĆ il gol più bello della scorsa annata calcistica mondiale con l’annuncio previsto per gennaio – ecco arrivare il premio nazionale. La rete contro il Venezia, finalizzata dal numero 14 rossoblù con un tiro a giro spettacolare, ĆØ meritamente la vincitrice, grazie anche a una giocata di squadra che in chiave moderna viene definita da “Playstation”. Due riconoscimenti – perchĆ© anche solo essere nella shortlist del Puskas ĆØ tale – che sembrano aver fatto scattare un click mentale al centrocampista di San Gavino. Diventato, ancora una volta, indispensabile nello scacchiere rossoblù: nuovo allenatore, vecchia posizione in mezzo al campo, sempre (o quasi) nell’undici titolare al netto di un infortunio che lo ha tenuto ai box per cinque gare, dal Bologna in casa alla trasferta di Como. Anche Fabio Pisacane ĆØ caduto nella trappola di Deiola, si dirĆ . Un giocatore che parte sempre indietro nelle gerarchie sulla carta, in quei campetti che riempiono i giornali sportivi in estate in tempo di mercato, in quegli ipotetici undici nei quali per il classe ’95 non c’ĆØ mai spazio. Salvo poi, ogni campionato, vederlo tra i titolari con la costanza di chi tra difficoltĆ altrui e costanza propria non molla il posto in mezzo al campo. Una doppia valenza, due piatti di una bilancia che ognuno può pesare secondo la propria opinione: giocatore indispensabile per via delle proprie qualitĆ o simbolo di una squadra povera e dunque unica ragione che lo porta a trovare ampio minutaggio? Se fino a qualche settimana fa la seconda opzione sembrava quella più pesante, dal rientro contro il Genoa fino alla gara contro la Roma – con in mezzo Juventus e Coppa Italia – il piatto più ricco ĆØ diventato l’altro, quello di un centrocampista fondamentale e, di fatto, pedina irrinunciabile per meriti propri e non per demeriti altrui o di rosa. Centrocampista sƬ, ma anche difensore centrale all’occorrenza, salvo poi tornare in mediana perchĆ©, in fondo, il suo habitat naturale coincide con le esigenze collettive. Otto presenze dal primo minuto in campionato, una da subentrato, il periodo positivo iniziato con l’assist per il gol del momentaneo 2-2 di Esposito contro il Genoa, chiuso con una prestazione totale nella vittoria contro la Roma. Dall’inserimento verticale preludio alla rete del compagno nel pareggio contro gli uomini di De Rossi fino ai novanta minuti contro i giallorossi che hanno cancellato, magari definitivamente, la retorica che lo ha accompagnato da quando veste la maglia del Cagliari.
Scintilla
Trentanove passaggi riusciti con una percentuale di precisione dell’82%, tre sulla trequarti e tre chiave, quattordici in avanti, tre palle perse, ma anche tre palle recuperate. Soprattutto una presenza davanti alla difesa fondamentale per la gestione della fase di non possesso, con un’intelligenza tattica sopra la media che lo ha visto accorciare in pressione quando necessario e restare in controllo della trequarti giallorossa come equilibratore. Cancellando, fin da Napoli, quella retorica – anche da lui cavalcata – del giocatore importante perchĆ© suda la maglia, per impegno e dedizione, per sacrificio e per quel rossoblù come una seconda pelle. Deiola non ĆØ solo il simbolo dato dalla fascia e dalla corsa, non ĆØ (più) solo quel mediano di rottura capace di aggredire l’area per provare a colpire, non ĆØ più solo quel centrocampista che con la palla tra i piedi fa mugugnare il pubblico per quel secondo di troppo prima di scaricare o per quel pallone servito male al compagno. Come se gli applausi per quel gol contro il Venezia e il riconoscimento prima su carta (Puskas) poi sul palco (Gran GalĆ ) avessero fatto scattare una scintilla nella testa del sangavinese. Io qui, in Serie A, ci posso stare. Io qui, in mezzo al campo del Cagliari, posso dire la mia non solo per abnegazione e sacrificio, ma anche per qualitĆ . Lo ha dimostrato con la gara gagliarda da difensore centrale della linea a tre contro la Juventus, dando pulizia alle uscite e mantenendo la concentrazione in marcatura, lo ha confermato a Napoli e non solo nell’azione del pareggio, lo ha certificato contro la Roma tra duelli vinti e palloni in verticale non buttati tanto per, ma con logica, precisione e tempi. Talmente importante lƬ in mezzo al campo da quasi costringere Pisacane a dare la maglia da titolare a Rodriguez, perchĆ© togliere Deiola dalla mediana sembra oggi quasi un sacrilegio e meglio rischiare con il 2005 uruguaiano che chiedere un sacrificio al capitano e perderne le qualitĆ davanti alla difesa. Un nuovo inizio per chi ĆØ, carta d’identitĆ alla mano, il riferimento per la meglio gioventù del Cagliari di Pisacane, una squadra ricca di ragazzi che ha in Deiola il più anziano e il secondo per numero di presenze in Serie A dopo Luperto tra i 16 scesi in campo. E ora anche quella piazza, divisa tra chi ne apprezza l’attaccamento alla maglia e chi, invece, ne sottolinea le difficoltĆ tecniche, ĆØ un po’ meno divisa. Con il supporto spesso sovrastato dalle critiche e che ora ĆØ diventato quasi totale, come chiesto proprio da Deiola in un’intervista dello scorso aprile: “Abbiamo sempre bisogno del sostegno, ci aiuta la positivitĆ . Se al primo errore sentiamo fischi e insulti poi arrivano le difficoltĆ ”. DifficoltĆ superate contro la Roma, ma non solo. In attesa della conferma, perchĆ© solo con la continuitĆ Deiola potrĆ cancellare definitivamente la retorica e diventare indispensabile non solo per l’allenatore di turno, ma ancheĀ perĀ l’ambiente.












