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Cagliari, contro la Cremonese un all-in per evitare la crisi

Fabio Pisacane durante Cagliari-Como | Foto Luigi Canu
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Ben otto gare senza successi e quattro sconfitte consecutive: un mese di marzo e un inizio aprile drammatici, accompagnati dal timore di non vedere la fine di un’involuzione di risultati tanto imprevedibile quanto, per certi versi, inattesa alla luce del rendimento generale. Questa è la fotografia del Cagliari di Fabio Pisacane, al lavoro in vista del match dal peso incalcolabile per la corsa salvezza di sabato 11 aprile contro la Cremonese (ore 15:00): una sfida rivelatoria, decisiva per delineare il cammino e il ruolo dei rossoblù in questo rush finale di stagione.

Rendimento da ultima in classifica
Un quadro difficile da immaginare se si torna a due mesi fa, quando i rossoblù, dopo la vittoria sul Verona (4-0) , occupavano stabilmente la dodicesima posizione con un vantaggio di 11 punti sulla terzultima. Un margine importante, dilapidato nel giro di otto partite, probabilmente anche a causa di un eccesso di fiducia verso una salvezza considerata già virtualmente ottenuta pagato a caro prezzo. Oggi il Cagliari è costretto a guardarsi alle spalle, con le inseguitrici (Cremonese e Lecce) a sole tre lunghezze di distanza. Uno scenario che trova spiegazione nei numeri: appena due punti nelle ultime otto apparizioni, un rendimento da ultimo posto che colloca i rossoblù dietro anche a Verona e Pisa, fin qui le squadre più in difficoltà del campionato. Ma non è solo una questione di risultati: i rossoblù si confermano incapaci di gestire il momento più delicato, quello degli scontri diretti: la sconfitta contro il Sassuolo è la terza consecutiva contro squadre della seconda metà della classifica in giù in questo girone di ritorno, dopo quelle con Lecce e Pisa, arrivate tutte in passaggi chiave della stagione, puntualmente falliti da Pavoletti e compagni. Proprio il ko contro i toscani, maturato dopo una timida ripresa testimoniata dai pareggi con Lazio e Parma e dalla sconfitta contro il Como, – decisa da una perla di Da Cunha, in cui i rossoblù si sono resi protagonisti di una prestazione di buon livello –  ha avuto probabilmente l’effetto di un colpo durissimo sulle certezze del gruppo. Una squadra dal doppio volto: capace di esaltarsi contro avversari più forti, con meno pressioni, e di smarrirsi contro dirette concorrenti con cui si gioca la permanenza in categoria.

Identità smarrita
Un enigma solo apparente, se si considera l’età media di una delle rose più giovani della Serie A. Una squadra fragile nella gestione emotiva, dove spesso è l’aspetto caratteriale a fare la differenza più di quello tecnico-tattico. La spensieratezza che aveva rappresentato un punto di forza nella prima parte di stagione, si è progressivamente trasformata in un limite, facendo emergere quell’inesperienza finora contenuta anche grazie al lavoro di Pisacane, alla sua prima opportunità da tecnico in massima serie. Oggi, però, il gruppo sembra aver smarrito serenità e identità, finendo per risentire sempre di più degli umori di una piazza che inizia a spazientirsi di fronte a una stagione apparentemente compromessa: la brillantezza e la leggerezza della prima parte di stagione si sono progressivamente trasformate in esitazione, deviando verso una direzione sbagliata che solo il recupero di un’identità più propositiva, intensa e coraggiosa può correggere, senza lasciarsi condizionare dalla paura. Eppure, in passato, i rossoblù avevano costruito i propri risultati su un’identità chiara: solidità difensiva, aggressività sul portatore di palla e rapide verticalizzazioni in contropiede: un’impronta ben definita, già vista nelle esperienze precedenti di Pisacane con la Primavera rossoblù, che anche in Serie A aveva dato riscontri positivi. Una linea, però,  progressivamente smarrita.

“All-in”
Nelle ultime uscite si è visto invece un Cagliari più attendista, meno coraggioso, incapace di sfruttare le proprie caratteristiche in cui la paura di perdere, ha prevalso sulla volontà di vincere. Quella del Mapei Stadium contro i neroverdi di Fabio Grosso si configura dunque come un’occasione persa, l’ennesima di questa stagione da Deiola e compagni, per mettere margine tra sé e gli avversari in un finale di campionato complicato. Adesso è il momento di essere concreti, pratici, per evitare lo scenario più temuto, quello di restare invischiati nella lotta salvezza fino all’ultimo, con tutta la pressione che ne consegue per un gruppo così giovane e inesperto. Una prospettiva che per lunghi tratti della stagione sembrava lontana, ma che oggi è diventata tremendamente reale. Contro la Cremonese non servirà solo un risultato diverso, ma una prestazione riconoscibile ritrovando identità e atteggiamento con una rinnovata solidità difensiva — venuta meno nelle ultime giornate, come testimoniano i 13 gol subiti in otto gare, quasi un terzo del totale stagionale — e maggiore qualità e continuità a centrocampo, dove sacrificio, ordine e pulizia nel gioco devono tornare a essere una costante. Serve una squadra capace di restare dentro la partita con equilibrio, accettando i diversi momenti della partita senza rinunciare alla capacità di attaccare gli spazi e rendersi pericolosi. Insomma, un vero e proprio ‘all-in’, per usare un’espressione cara al poker: la mossa necessaria per dare una scossa, con coraggio e una dose di sana follia.

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