Deo Gratias. Non abbiamo la certezza, ma un forte sospetto che questa sia stata una delle reazioni più comuni tra i tifosi del Cagliari intorno alle 17 di ieri, sabato 11 aprile 2026, al triplice fischio di Daniele Doveri, che ha sigillato il ritorno alla vittoria dei rossoblù contro la Cremonese. Un 1-0 che porta gli uomini di Fabio Pisacane a 6 punti di margine sulla terzultima posizione, match deciso dal sesto gol stagionale di Sebastiano Esposito, ancora una volta di testa, lui che di base sarebbe deputato a inventare calcio con i suoi piedi assai educati. E, sempre per giocare con i numeri della cabala, un successo che rompe un digiuno di vittorie che durava esattamente da 70 giorni, proprio nel fine settimana che celebra l’anniversario numero 56 dello Scudetto rossoblù, datato 12 aprile 1970.
Risveglio
Una serie di circostanze favorevoli, dunque, che hanno portato la tifoseria cagliaritana a rivedere la luce dopo oltre due mesi di oblio. E il successo di misura sulla Cremonese rappresenta metaforicamente la madre che entra in camera del figlio, alle prese con i postumi dell’influenza, e apre la finestra per cambiare l’aria. Un’immagine “positiva”, che non significa però che il malato sia del tutto guarito: lo spettacolo andato in scena nel caldo pomeriggio dell’Unipol Domus non è stato certamente di alto livello. Anzi, il Cagliari a lungo ha sofferto la pressione e la paura di sbagliare quello che, a detta di tutti, era lo snodo cruciale di tutta una stagione. Un passo falso contro i grigiorossi dell’ex Marco Giampaolo avrebbe potuto portare – nonostante la secca smentita del patron Tommaso Giulini a fine gara – a nuovi scenari per il club su più livelli, da quello meramente sportivo a quello dirigenziale. La zuccata di Seba Esposito poco dopo l’ora di gioco ha evitato di rendere rovente il pomeriggio rossoblù, portando in dote tre preziosissimi punti per la lotta salvezza e dando un po’ di respiro all’ambiente, che potrà affrontare le ultime sei fatiche stagionali con un prudente e moderato ottimismo. Anche perché l’effetto benefico del vantaggio di due vittorie sulla terzultima potrebbe lecitamente dimezzarsi nel prossimo turno, quando il Cagliari renderà visita all’Inter capolista (priva però dello spauracchio Lautaro Martinez, appiedato da un problema al soleo) mentre Cremonese e Lecce ospiteranno rispettivamente Torino e Fiorentina. Non è più il caso di abbassare la guarda, insomma.
Switch positivo
Vincere contro i grigiorossi non è stata un’impresa, ma semplicemente il naturale andamento delle cose. Una utile boccata d’aria fresca, ma il Cagliari ha fatto il proprio dovere, niente di più. Portare via la posta piena dallo spareggio della Domus, però, era di capitale importanza. Il campo ha detto la sua: Luperto e soci hanno dimostrato di essere in un momento nerissimo, con il cambio in panchina tra Nicola e Giampaolo che per ora sembra aver portato solo alla fiammata illusoria dello 0-2 Parma, seguito da due prestazioni negative tra Bologna e Cagliari. Eppure, soprattutto nel primo tempo, gli ospiti hanno provato a fare male agli uomini di Pisacane, parsi tesi e poche volte in grado di mettere davvero in difficoltà gli avversari. La scelta di rinunciare a Zé Pedro dall’inizio per arretrare Palestra in difesa e permettere la contemporanea presenza di Deiola, Mazzitelli, Gaetano e Folorunsho non ha pagato a dovere. L’ex Como ha alzato bandiera bianca alla mezz’ora per un risentimento al polpaccio destro, mentre il numero 90 non ha convinto sulla trequarti, tanto da essere sostituito al 60’ per avanzare Palestra, vera unica fonte di pericolo per la Cremonese fino a quel momento. Dopo quasi un mese – a Pisa con Kılıçsoy – si è rivista finalmente una punta centrale di ruolo come Borrelli, ma anche nel suo caso la prestazione è stata insufficiente. Pochissimi palloni difesi e tenuti dall’ex Brescia, tanta fatica contro Baschirotto e poca precisione in area di rigore. Lo switch è avvenuto con il duplice ingresso all’ora di gioco di Zé Pedro e Mendy: il 2007 senegalese ha rivitalizzato l’attacco, sparigliando i piani della difesa grigiorossa, non dando punti di riferimento certi e facendo poche cose ma giuste. Dalla sua apertura per Zé Pedro è nato il gol decisivo di Esposito. Ma gran merito va dato al terzino portoghese, che ha messo sulla testa dell’ex Inter un pallone dolcissimo e perfetto per essere trasformato in rete. Da lì in poi la gara è praticamente finita, con la Cremonese che ha mostrato tutti i suoi limiti finendo nella morsa di un Cagliari nuovamente attento e preciso in fase difensiva.
Futuro
“Tutto molto bello”? No, ci mancherebbe. Non ce ne vorrà la buonanima di Bruno Pizzul se andremo contro il suo proverbiale ottimismo, ma l’1-0 rappresenta, tornando alla metafora del figlio alle prese con l’influenza, il pasto frugale del post malanno: brodino, semolino, pesce lesso o riso in bianco, scegliete voi quello che preferite, ma di questo si tratta. Questi tre punti non siano illusori: la strada è ancora lunga, la prestazione contro la Cremonese non è stata certamente perfetta, ma può e deve essere il punto di partenza per un finale di stagione utile a rimediare al passaggio a vuoto durato oltre due mesi. “La salvezza non è ancora nostra”, ha detto Pisacane nel post-partita, concetto condiviso e ribadito anche da tutti coloro che hanno parlato ai giornalisti come Giulini, Deiola ed Esposito. Il calendario resta ostico, perciò il mantra dovrà risuonare forte dentro il centro sportivo di Assemini da qui a fine campionato. Questo gruppo lo deve soprattutto ai suoi tifosi che, nel bene o nel male, lo hanno sempre sostenuto in giro per l’Italia (questure e prefetture permettendo…). E anche il dissenso, quando è nei limiti di comportamenti civili, è sempre lecito anche quando non fa piacere. Si può discutere sull’utilità o meno dei fischi durante la partita e non solo all’intervallo o a partita finita, ma si tratta sempre di un diritto del tifoso. Chi scrive – parere assolutamente personale e, pertanto del tutto opinabile – non condivide la decisione di fischiare durante il match, ma ciò non significa che non sia comprensibile lo stato d’animo di chi invece lo ha fatto. Perché il Cagliari visto dopo il 31 gennaio ha più volte creato i presupposti per farsi fischiare. Lecce e Pisa sono solo la punta dell’iceberg, con il secondo tempo contro il Sassuolo che si è avvicinato per tanti motivi a quelle due débâcle. Contro l’Inter, gara in programma il prossimo venerdì 17 aprile, servirà ben altro rispetto a quanto visto nell’1-0 con la Cremonese. Anche per provare a ridare un po’ di serenità a un ambiente (tifoseria, stampa) fin troppo comprensivo e paziente nei confronti dei rossoblù di Pisacane, ma allo stesso tempo esigente. E che, dopo due mesi abbondanti di blackout, merita di festeggiare quanto prima la salvezza, raggiunta possibilmente con un finale ricco di emozioni. Per guardare con rinnovato ottimismo al futuro, ovviamente ancora in Serie A.














