Una Caporetto rossoblù. Non la prima e, difficilmente, neppure l’ultima nell’ultracentenaria storia del Cagliari. È difficile trovare le parole giuste per descrivere la sgradevole sensazione lasciata dal ko per 3-1 dell’Arena Garibaldi maturato contro il Pisa. Una gara che Fabio Pisacane nella conferenza stampa della vigilia non aveva esitato a definire un “match-point” in chiave salvezza, clamorosamente toppato dalla sua squadra.
Horror
Chi scrive non è abituato a nascondersi, definendo – a caldo, durante la conferenza stampa di Pisacane – la prestazione dei rossoblù come “oscena”. Un termine volutamente forte e d’impatto, che comprensibilmente non è piaciuto a tutti, ma che non ha trovato smentita nella risposta del tecnico partenopeo. Anche perché quanto mostrato da Pavoletti e compagni sotto la Torre pendente non rappresenta un semplice passo indietro rispetto al Cagliari solido e sfortunato visto contro il Como, ma un totale blackout che non può non preoccupare in vista del prossimo futuro, che ha già le pericolose sembianze del Napoli di Antonio Conte, ospite dei rossoblù il prossimo venerdì 20 marzo. Contro un Pisa ormai spacciato, che cercava una risposta di cuore e coraggio per riprendersi l’abbraccio del suo pubblico, la squadra di Pisacane ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare. E dire che i recuperi dal 1’ dei vari Mina, Gaetano e Kılıçsoy avrebbero dovuto dare personalità, geometrie e imprevedibilità al Cagliari, chiamato a fare un sol boccone del fanalino di coda della Serie A. Sulla carta tutti i numeri sorridevano ai rossoblù, ma nella realtà è mancato tutto. A cominciare dall’approccio iniziale, con gli ospiti incapaci di prendere subito le redini del gioco e, anzi, sovrastati dalla maggiore fame dei nerazzurri di Hiljemark, bravo a ripescare l’ex Tramoni al momento giusto e, soprattutto, a togliere al Cagliari ogni spazio disponibile nei propri primi due terzi di campo. Eppure, per l’ennesima volta, Pisacane e i suoi uomini sono chiamati a un esame di coscienza per quanto concesso all’avversario di turno: al di là di un secondo tempo imbelle e con due reti regalate a Caracciolo, il fallo da rigore di Sulemana su Calabresi che ha poche spiegazioni, specialmente perché commesso dopo 8 minuti, è stato il segnale del pomeriggio nero dei rossoblù. Il gol di Moreo ha così indirizzato subito il match sui binari di un Pisa che ha controllato i tentativi ospiti, limitati allo spirito di iniziativa di Obert, che nel primo tempo ha preso una traversa con un colpo di testa e costretto Nicolas a una non semplice parata a terra. Ma all’Arena Garibaldi nulla ha funzionato a dovere: Gaetano ha provato a mettere ordine a centrocampo, con il Cagliari pronto ad accendersi a ogni sua intuizione, ma non è stato sufficiente. Così come non lo è certamente stata la prestazione degli attaccanti. L’assenza di Esposito si è fatta sentire particolarmente, con Folorunsho e Kılıçsoy incapaci di dialogare in fase offensiva e di trovare valide alternative alla percussione centrale. D’altronde lo ha detto lo stesso capitan Pavoletti in sala stampa: se non riesci a trovare spazi al centro devi variare, cercandoli sugli esterni e tentando più spesso l’uno contro uno. Ovvero quello che non è praticamente mai riuscito a Palestra, limitato da Angori (non propriamente un top player, con tutto il dovuto rispetto) senza chissà quale fatica. Con un’aggravante supplementare per il Cagliari, data dal fatto di non essere riuscito a sfruttare l’ora scarsa di superiorità numerica per il rosso a Durosinmi. “Sembravano loro in 11, non noi”, ha ammesso Pavoletti nel post-partita, sottolineando i meriti di un avversario “da cui prendere spunto” in vista del Napoli.
Flop
Sterile davanti, fragile dietro: a Pisa è andata in scena la peggior versione stagionale di un Cagliari pronto a rimettere i panni della squadra che ama farsi del male da sola. Perché questo ha detto il campo: un verdetto inappellabile, in cui nulla e nessuno si è salvato. Pavoletti, autore del suo primo gol stagionale proprio contro il Pisa (con tanto di esultanza provocatoria con la “L” di Livorno che ha fatto discutere), sembrava essere l’unico rossoblù a tenere davvero alla gara. Mentre il reparto difensivo è riuscito nell’impresa di far festeggiare una doppietta a Caracciolo, che di nome fa Antonio e non Andrea e non esulta con il gesto dell’airone. E che, per inciso, fa il difensore. Ecco, ieri il centrale nato a Tempio ha addirittura rischiato una clamorosa tripletta, sfruttando due marcature “morbide” del neo entrato Zappa e il bell’assist di testa di Folorunsho (spoiler: non vale per il Fantacalcio). Quel che ha però lasciato basiti della prestazione del Cagliari è stata quella sensazione di arrendevolezza e incapacità di fare male a un avversario sulla carta più debole. Invece, al di là del bel gesto tecnico di Pavoletti per il 3-1, in area pisana non c’è stata battaglia. Anche perché nel momento Trepy e Dossena hanno fallito due occasioni d’oro per riaprire il match e risvegliare fantasmi e paure nella testa dei padroni di casa, che invece hanno addirittura rischiato “di farne altri due”, per usare le parole di Hiljemark. Che ha vinto a mani basse il duello con il collega Pisacane, che non è riuscito a trasmettere ai giocatori la carica mostrata alla vigilia. Con i recuperi dei vari Mina, Gaetano e Mazzitelli che non hanno inciso in modo positivo sulla prestazione complessiva del Cagliari. Il colombiano ha giocato solo il primo tempo, alternando cose buone (poche) a quelle meno buone (tante), lasciando il posto all’intervallo a un disattento Zappa, in difficoltà pure nel mettere cross in area pisana.
Futuro
Caporetto, prestazione oscena, harakiri. Definite pure il 3-1 di Pisa nel modo che preferite, cambia poco. Il punto ora è un altro: come ripartire dopo quella che, analisi del match alla mano, rappresenta in toto un’umiliazione sportiva? La risposta arriva, ancora una volta, dalle mai banali parole di Pavoletti in sala stampa: “Abbiamo preso una bella batosta, prendiamo gli errori e cerchiamo spunto da quel che ha fatto il Pisa oggi per farlo noi con il Napoli”. Ovvero mettendo in campo fame e cattiveria, lasciando da parte leziosità e lustrini per badare invece a concretezza e lucidità. Quella stessa lucidità chiesta da Pisacane a tutto l’ambiente, ovviamente frustrato e deluso dalla figuraccia dell’Arena Garibaldi. Che, più che lecitamente, ha offerto l’ennesimo assist a catastrofisti e pessimisti cronici. Ora, fallito il match-point contro il Pisa, tutti in casa Cagliari attendono il risultato di Cremonese-Fiorentina. Una cosa è certa però: questa squadra non riesce a non soffrire fino all’ultimo, anche quando ha la possibilità di farlo. I flop contro Genoa, Lecce e Pisa confermano la pericolosa (e masochistica) tendenza nel non sfruttare gli scontri diretti, dovendo poi ricorrere alla necessità di fare risultato contro le big. “Possiamo fare punti contro chiunque”, ha detto più volte Pisacane. Bene, è arrivato il momento di mettere in pratica tutto questo, senza più passaggi a vuoto. Riuscirà questo Cagliari a farlo? Al campo, solo a lui, il ruolo di giudice.












