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Cagliari, a Firenze un nuovo passo in avanti: contro l’Hellas Verona l’esame finale

Marco Palestra esulta dopo il gol in Fiorentina-Cagliari | Foto Valerio Spano
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Sarebbe stato molto facile sparare a zero su Fabio Pisacane e sul suo Cagliari dopo il 3-0 di Genova di qualche settimana fa contro il Grifone di Daniele De Rossi, avversario più indigesto fin qui per Pavoletti e compagni. Una sconfitta pesante nel punteggio, con i contorni della beffa per quanto creato e messo sul campo di Marassi (ma non concretizzato) nella prima ora di gioco dai rossoblù. E sarebbe ugualmente molto semplice cedere a facilissimi entusiasmi nell’analizzare l’1-2 di Firenze, seconda vittoria di fila per un Cagliari finalmente cinico e concreto, sempre più a immagine e somiglianza del suo allenatore. Perché servono calma ed equilibrio nei giudizi, come ama ripetere lo stesso Pisacane.

Solidità
È un fatto, però, che dopo aver fermato la Juventus reduce da sette risultati utili di fila (sei vittorie e un pari) ieri, sabato 24 gennaio, il Cagliari abbia imbrigliato anche la Fiorentina, che arrivava al match contro i sardi con tre successi, due pareggi e una sconfitta nelle ultime sei gare. E soprattutto dall’1-2 di Bologna che tanto aveva fatto gonfiare il petto un po’ a tutti all’ombra di Palazzo Vecchio. C’è da chiedersi, però, se anche al David di Michelangelo avrà ribollito la bile nonostante il marmo, dopo il ko patito contro i rossoblù di Pisacane. Perché la vittoria in Emilia era stata un moto d’orgoglio proprio di una piazza delusa e incendiata da una prima parte di stagione da incubo, cui si è aggiunto anche il lutto per la scomparsa del patron viola Rocco Commisso. Tutti elementi che rendono ancora più bruciante e difficile da digerire la brutta sconfitta inflitta a De Gea e soci da un Cagliari scaltro e pratico, esattamente come capitato una settimana prima contro i bianconeri di Spalletti. Pisacane ha infiocchettato il match a Vanoli, esattamente come fatto con l’ex ct azzurro: inutile fare i gradassi al Franchi dopo aver vinto con la Juve, meglio essere pragmatici e sfruttare i limiti strutturali – tanti – di un avversario che per valore assoluto sarebbe da Europa, ma che per quanto mostrato in campo merita abbondantemente ciò che afferma la classifica. Ovvero il terzultimo posto, a 8 lunghezze di distanza dai rossoblù, che mai finora hanno albergato nelle ultime posizioni di classifica. Mentre le farmacie fiorentine, dopo i gol di Kılıçsoy e Palestra, hanno dovuto nuovamente raddoppiare gli ordini di farmaci contro il bruciore di stomaco…

Piano gara rispettato
Anche al Franchi, dopo l’1-0 interno sulla Juventus, si è vista un Cagliari accorto, unito e pronto alla pugna: tutti elementi già ammirati la scorsa stagione nel campionato Primavera, quando nel girone di ritorno i ragazzi di Pisacane iniziarono un’inesorabile rimonta verso le zone nobili della classifica, mancando la post-season solo per differenza reti. Il passo avanti fatto nelle ultime settimane dai rossoblù è innegabile: da dicembre in avanti sono arrivate quattro vittorie, di cui due in casa contro big della Serie A (Roma e Juventus) e due in trasferta contro squadre – sulla carta, beninteso – un gradino più ricche e ambiziose (Torino e Fiorentina). Contro Atalanta, Milan e Genoa, tutti match persi con rammarico, si son visti progressi importanti in fase di costruzione, mentre contro Cremonese e Pisa sono arrivati due pareggi che, per motivi differenti, hanno lasciato più di qualche rimpianto. A Firenze il Cagliari ha lasciato sfogare la squadra di Vanoli, limitandone la pericolosità offensiva nonostante elementi di grande valore da centrocampo in avanti. Mina e Luperto hanno giganteggiato contro l’ex compagno Piccoli, praticamente cancellato dalla partita, mentre sulle fasce Zé Pedro e Obert hanno tolto spazio a Gudmundsson e Solomon, due clienti tutt’altro che comodi. Il centrocampo a tre formato da Adopo, Gaetano e Mazzitelli ha aiutato la difesa in fase di non possesso, con le mezze ali pronte a raddoppiare sugli esterni per non lasciare soli i terzini. Il piano gara è stato rispettato alla perfezione: le ripartenze con Palestra, Esposito e Kılıçsoy hanno affettato la debole difesa viola, che ha ballato su ogni transizione rossoblù. Soprattutto nella ripresa la sensazione di chi scrive, come detto, è stata quella di assistere a una partita dello scorso campionato Primavera. Con il Cagliari pronto ad accettare di portarsi l’avversario “in casa sua”, puntando tutto sulla propria capacità difensiva e sulle ripartenza micidiali. E, così come dodici mesi fa, l’impressione è stata quella che anche se il secondo tempo fosse durato altri 30 minuti, il fortino rossoblù non sarebbe caduto. Anzi, Borrelli nel finale ha sfiorato l’1-3 che sarebbe stata l’oliva nel Martini di una vittoria che fa godere, e non poco, l’ambiente cagliaritano. Il tutto, occorre ricordarlo, senza la solita serie di infortunati (Deiola, Folorunsho, Belotti, Felici) e il mercato che ha portato solo da pochi giorni due rinforzi come Dossena e Sulemana, quest’ultimo entrato nella ripresa con una voglia immensa di spaccare tutto che non potrà che fare piacere a Pisacane in vista del futuro.

Futuro
Ora, però, il calendario presenta al Cagliari il possibile “trappolone”, ovvero il match casalingo contro l’Hellas Verona di Zanetti. Una squadra che al momento occupa il penultimo posto in classifica (a 11 lunghezze dai rossoblù), che ha appena ceduto il suo calciatore più in vista nella prima parte di stagione – Giovane al Napoli – e che proverà la solita rimonta salvezza nel girone di ritorno. Dopo aver vinto contro Juventus e Fiorentina logica – e aspettative della piazza – vorrebbe che Pavoletti e compagni facessero un sol boccone dei gialloblù, mettendo un distacco quasi irrimediabile tra le due squadre. Eppure il pregresso del campionato del Cagliari impone molta, moltissima attenzione: i rossoblù non vincono uno scontro diretto propriamente detto da settembre, con il Lecce. La sofferenza patita contro Cremonese e ancor prima Pisa deve insegnare tanto alla squadra di Pisacane, perché la sfida sarà quella di unire la volontà di mostrare un bel calcio e le doti di concretezza, cinismo e praticità ammirate nelle ultime due uscite. Solo il campo darà la sua risposta, ma lo scontro contro il Verona dirà, forse in modo definitivo, chi è e chi vorrà essere questo Cagliari. Le premesse sono ottime, ci mancherebbe, ma per poter respirare definitivamente aria pulita serve tenere alta la concentrazione proprio adesso.

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