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SARDI ON THE ROAD | Vigorito: “Cagliari, l’esordio in A il giorno più bello della mia vita”

Mauro Vigorito, portiere del Como | Foto: Centotrentuno
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Ci sono viaggi che non si misurano in chilometri, ma in battiti cardiaci. Nascono da sogni nei campetti polverosi di periferia, nelle palestre o semplicemente nel giardino di casa.

Sardi on the RoadĀ ĆØ la nostra nuova rubrica, che racconta le storie di sardi che sono partiti con una valigia piena di sogni per realizzare il proprio obiettivo sportivo, ma che portano sempre dentro di sĆ© una parte dell’Isola.

Siamo quasi alla vigilia di Cagliari-Como e ai sedici anni dal tuo esordio in Serie A: un ricordo di quella giornata?
ā€œLa giornata più bella della mia vita: avevo 19 anni, indossavo la maglia della squadra che tifo al di lĆ  del lavoro. Un’emozione fortissima, che mi porterò sempre dentro. Ogni tanto riguardo i video della partita per rivivere quelle emozioni: ĆØ una cosa che mi ĆØ rimasta nel cuoreā€.

Sono stati anni in cui hai creato tanti legami, alcuni che si sono fortificati in altre piazze come accaduto con Marco Mancosu a Lecce: ĆØ stato importante trovare persone come lui nel tuo percorso?
ā€œĆˆ stato fondamentale. Mancosu, quando sono arrivato a Lecce, ĆØ stato molto importante: abbiamo vinto un campionato insieme, ĆØ stata una scalata entusiasmante. Siamo diventati quasi parenti, lui ĆØ diventato il padrino di mia figlia: abbiamo un legame che va oltre al calcio. Oltre a lui ci sono altri compagni con cui sono rimasto legato, quando ci si incrocia ĆØ sempre un piacere passare del tempo assiemeā€.

Se ripensi agli anni della Primavera, qual ĆØ il tuo ricordo? Era un Cagliari e una Primavera diversa da quelli attuali…
ā€œĆˆ stato un periodo spensierato. Io vivevo in Convitto, avevo 14 anni e con me c’erano tanti ragazzi più grandi. Era come stare in gita, e i compagni diventavano la tua famiglia. Era una Primavera diversa, con una conduzione molto territoriale: Matteoli aveva la prerogativa di avere tutti calciatori sardi. Era un concetto diverso da quello attuale, ma entusiasmante. Ho sicuramente bei ricordi, sono periodi in cui ti formi come calciatore e come uomoā€.

Dopo Cagliari, per continuare a sognare hai giocato in tante parti d’Italia: ora a Como ti trovi bene, ma c’è una piazza che consideri casa tua?
ā€œSicuramente Lecce ĆØ una piazza in cui mi sono trovato a casa, sono stati tre anni intensi. Non sono finiti nel migliore dei modi e mi dispiace, sarei voluto andare via diversamente. Però ĆØ un posto in cui torno molto volentieri e sono molto legato. A Como mi trovo bene, ĆØ la piazza dove sono stato di più. A Frosinone sono rimasto solo un anno, ma anche lƬ, forse per la vittoria del campionato, eravamo un bel gruppo. Un’altra squadra che ricordo con piacere ĆØ sicuramente Vicenza: ci sono rimasto tre anni, ĆØ stata la mia prima esperienza in Serie B e abbiamo sfiorato un’impresa calcistica incredibileā€.

Hai vissuto una carriera variegata, tra promozioni, momenti più complicati, di slancio e opportunità come quella che stai vivendo a Como: qual è stato il momento più difficile della tua carriera?
ā€œProbabilmente ĆØ stato l’ultimo anno a Vicenza. Oltre alla retrocessione, ci sono stati anche un infortunio alla spalla e la pubalgia che mi hanno tenuto fuori quasi tutta la stagione. Ero a fine contratto, la societĆ  viveva un momento transitorio e poco dopo ĆØ andata incontro al fallimento. Mi sono fermato un attimo e mi sono chiesto se continuare o meno con questo mestiere, a quei livelli. Poi ĆØ arrivata l’opportunitĆ  a Frosinone e mi sono rilanciato: loro mi hanno aiutato a rialzarmiā€.

Sei stato un uomo-percorso: hai iniziato con la trafila nel Cagliari, hai esordito con Max Allegri e ora sei nell’ultima fase della tua carriera con un allenatore come Fabregas che ha un’identitĆ  opposta rispetto alla sua. Secondo te come ĆØ cambiato il calcio italiano, soprattutto nella diatriba tra gioco e risultato?
ā€œDopo Como-Milan ho ascoltato un’intervista del mister in cui diceva che il calcio ĆØ bello poichĆ© ci sono tanti modi di vincere. Penso che non ci sia frase più giusta, ĆØ la bellezza del calcio. ƈ una polemica che in questo periodo va avanti tanto, ma a noi calciatori non tocca. Non c’è un modo per vincere o perdere, tutti giocano per vincere: ci sono approcci diversi, alcuni puntano su cose diverse. Il calcio si ĆØ evoluto tantissimo. Allegri, a livello caratteriale, ĆØ rimasto lo stesso di Cagliari: magari non giocavamo benissimo, ma abbiamo fatto uno dei risultati migliori della storia recente del Cagliari. Si era creata un’empatia tra allenatore e gruppo che ci hanno portato a iper-performare. Fabregas ha una mentalitĆ  diversa, affascinante, però ognuno ha i suoi gustiā€.

Hai giĆ  affrontato Fabio Pisacane: ti aspettavi questo suo percorso in panchina? Soprattutto, che basasse il suo percorso sul dialogo con lo spogliatoio e i giovani: anche da giocatore dimostrava questo aspetto?
ā€œSi, ĆØ una persona carismatica, particolare, che parlava tanto anche da calciatore. Sono contento e stupito in positivo dal suo percorso e dal suo modo di approcciare le partite. Mi piace il modo in cui si pone con la stampa, come analizza le cose con luciditĆ  e onesta. Spero per lui e per il Cagliari che, oltre alla partita con il Como, possa fare grandi risultatiā€. Ā 

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