Una targa fissata a 3 metri e 05 ricorda la caduta in motorino e la goliardata che passò alla storia. Alla Biblioteca Popolare dello Sport protagonisti la vittima e l’autore della scritta sul muro di via Oriani, Andrea Sini, che era stato incaricato da due giocatori che vedevano poco il campo.
In via Oriani piove a dirotto, proprio come in quel 14 febbraio di trenta anni fa. La targa è svelata ad altezza canestro, tre metri e cinque: “Curva Michelini, 14 febbraio 1996”. Per Coach Stefano Michelini, commosso, con un piccolo megafono in mano, è “la chiusura del cerchio della mia vita di allenatore”. Quel giorno, a tarda sera, rientrava a casa dopo aver cenato fuori. Scivolò in sella alla moto, cadde, svenne dal dolore e riaprì gli occhi insanguinato. “Guardai il mio piede, era girato dall’altra parte”, ricorda, durante l’incontro commemorativo organizzato alla Biblioteca Popolare dello Sport in via Turritana. Il racconto si fa comico. Accorre una signora: “Cess, Michelini è? Domani, la partita abbiamo?”. La partita di domani è contro la Juve Caserta di Piero Pasini e del povero Davide Ancilotto. 30 giorni di prognosi, la faccia irriconoscibile. La gamba irretita in un gesso. Michelini decide di firmare per poter andare sul parquet. “Volevo sfruttare la spinta emotiva per vincere la partita”. Scrive sulla lavagnetta da una sedia a rotelle con la gamba in trazione. I giocatori ridacchiano ma gli regalano la vittoria. Emanuele Rotondo: “In realtà speravamo ci desse un po’ di tregua, coi suoi metodi di allenamento non avevamo tempo neanche per andare in edicola e comprarci un giornale”. Dario Ziranu: “Quando è arrivato Michelini si è instaurato un clima di terrore, ci faceva lavorare da pazzi, lo odiavamo profondamente. Facevamo dodici allenamenti a settimana. Eravamo distrutti. E adesso c’era questa gamba che spuntava fuori dal time-out…”
Il resto, dice Michelini, è una storia di “cionfra sassarese”, che all’inizio lo fece soffrire ma che finì per farlo innamorare della città. Lui che fu l’unico allenatore che rimase con continuità in panchina in quegli anni, dal ’95 al ’97, e poi nella stagione ’98-’99. Venti giorni dopo la caduta in moto appare una scritta nel luogo dell’incidente in via Oriani: “Curva Michelini”. “Tanto lo so chi è stato”, disse il coach entrando negli spogliatoi. Non lo sapeva e il segreto è rimasto per almeno a vent’anni, fino a quando l’inviato dell’Unione Sarda Nando Mura non glielo ha rivelato durante una trasferta a Milano negli anni d’oro della Dinamo di Sacchetti. Il giornalista Andrea Sini, anima della Biblioteca Popolare, lo svela una volta per tutti. “Avevo 17 anni, ero amico di Federico Rotondo, frequentavo i giocatori della Dinamo e un giorno si avvicinarono Gigi Donati e Riccardo Esposito, due lunghi che con Michelini non vedevano il campo. Mi diedero una bomboletta per intitolargli la curva. Con una scusa uscii dopo mezzanotte, mi nascosi dietro il cassonetto e in quindici minuti avevo fatto”.
L’incontro, in via Turritana, è un fiorire di ricordi e aneddoti, tra George Banks che battè il record delle schiacciate a Rimini dopo due settimane senza allenarsi, i quattro sfondamenti di Pace Mannion al mastino Dario Ziranu, la difesa 1-3-1 con Emanuele Rotondo in punta, i giri per pranzo negli ovili sardi con l’Avvocato Milia. Il tono si fa solenne quando Michelini si alza in piedi e legge ad alta voce il tabellino del 18 ottobre 1998. Dinamo-Trieste 121-116, cinque tempi supplementari, record storico per il basket maschile italiano. Jonathan Haynes gioca 65 minuti di fila, ne segna 37. Dall’altra parte il play è Pablo Laso. Michael Williams fa 48 punti.
Stefano Michelini imparò i metodi di allenamento a Belgrado, quando per un mese osservò il Partizan. Si fece mandare dalla Virtus Bologna, fece suoi i concetti di ripetizione e senso del gioco: “È come nell’amore, senza ripetizione dei gesti non è possibile approfondire una relazione”, spiega. Ora il basket è cambiato e lui vede nel tiro da tre “l’emblema del consumismo della società”. Ma ai playoff, quando ci si incontra più volte, “ci si conosce meglio e calano le percentuali. Lì vince chi gioca meglio sotto canestro”. Michelini, classe 1956, ora DG a Ferrara in B1, imprenditore, consulente Rai, è reduce da gravi problemi di salute e sembra averli risolti. In via Oriani, in mezzo a vecchi amici, gli scende una lacrimuccia: “Ascoltare oggi i ricordi di Emanuele e Federico Rotondo e di Dario Ziranu è stato straordinario. Sono felice, sto vivendo una vecchiaia di serenità”.
Nicola Accardo














