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Cagliari, Porrà: “Forse pretendiamo troppo dalla squadra, Kilicsoy mi ricorda Boninsegna”

Semih Kilicsoy, esulta dopo il gol in Torino- Cagliari | Foto Valerio Spano
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Giorgio Porrà, giornalista e volto di Sky Sport, è stato ospite ai nostri microfoni nella puntata numero 100 di Buongiorno 131. Di seguito alcune sue dichiarazioni.

Sul Cagliari
“Contro il Lecce sono rimasto male, mi aspettavo un’altra partita: c’era la possibilità di osservare qualche scenario interessante. Ci sono stati tanti errori individuali, anche da protagonisti assoluti come Esposito e Caprile. Non c’era alchimia, intesa al centro del campo. Ma non è il caso di fasciarsi la testa, la classifica è rassicurante anche se il pericolo è sempre dietro l’angolo. Il Cagliari deve trovare una sua dimensione stabile tra le squadre che vogliono onorare questo gioco e portare avanti un modello virtuoso di sostenibilità in un calcio italiano sempre vicino al collasso”.

Su Kilicsoy
“Kilicsoy mi ricorda Boninsegna. Aspettative? Lo scorso anno ero rimasto sbalordito, a Giulini chiesi, quando il turco era ancora ai margini, quando sarebbe arrivato il suo momento. Quando è entrato ha fatto vedere ciò di cui è capace. Non vedo tanti giocatori con quelle caratteristiche in Serie A, è un giocatore preziosissimo e da utilizzare in tanti moduli. Io ci credo molto, ho qualche perplessità sui compagni di reparto. Pavoletti ha dato ciò che aveva, anche se continua a dare il suo contributo, ma mi rimangono dubbi su tutto il reparto offensivo”

Sulla stagione dei rossoblù
“Forse pretendiamo troppo da questa squadra. Deve trovare la sua identità, di una squadra che quando è ispirata sa fare tante cose e sa farle bene. Abbiamo visto gioco, letture attente. L’identità è figlia di un allenatore debuttante che vuole crescere e che declina in varie forme il concetto di resilienza. Il Cagliari continua a essere in linea con i suoi obiettivi, non credo si possa pretendere di più prima di vedere le prospettive della società. Io vorrei però, in futuro, vedere il nuovo stadio”.

Sul mercato di gennaio
“Io ero un fan sfegatato di Luvumbo, mancano giocatori con quelle caratteristiche nel calcio italiano. A me è sempre piaciuto, ma un giocatore simile deve anche guardare la porta e per lui, a un certo punto, è diventato un oggetto misterioso. Forse è stato giusto cederlo e provare strade alternative. Luperto? Mi è dispiaciuto il suo distacco, ma ci sono vicende societarie e dinamiche che non conosco. Lanciare Dossena contro Malen forse non è stata l’idea migliore, ma è un giocatore che da noi è stato importante. Prati? Un campioncino allevato con molta cura, ma l’intenzione di lanciare Gaetano in regia mi è piaciuta molto”.

Per ascoltare l’intervista completa ad Giorgio Porrà, guarda e ascolta Buongiorno 131 sui nostri canali Youtube e Spotify.

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