Sebastiano Esposito, attaccante del Cagliari, è stato ospite ai microfoni del podcast del club rossoblù “PodCasteddu”. Di seguito alcune sue dichiarazioni.
Sulla scelta del trasferimento a Cagliari
“Sono sempre stato una persona calorosa, e mi piace il rapporto con la gente. Mi hanno tutti parlato bene di Cagliari, poi ci sono state tante dinamiche. Ho sentito subito il mister e il direttore Angelozzi, che è stato fondamentale e sento tutti i giorni. Anche l’avvocato Romei, che lavora con il presidente, ha contribuito al mio trasferimento”.
Compagni di squadra
“Con Folorunsho e Caprile siamo molto amici, ma qua a Cagliari conoscevo quasi tutti. Il gruppo fa la differenza, lo stiamo dimostrando nonostante le difficoltà dovute dagli infortuni. Stiamo lottando, siamo un gruppo sano. Folorunsho è mancato tanto in campo, lui sa come prendermi e viceversa. Io, lui e Caprile siamo tre vulcani”.
Prestazioni
“Da piccolo ho vissuto l’essere tifoso, e tutti vogliono la maglia sudata. Penso di farlo abbastanza, mi piace mettermi a disposizione della squadra. Se c’è lo spirito giusto, poi il gol arriva. Secondo me la mia stagione è abbastanza positiva, tra Serie A e Coppa Italia ho fatto sei gol e sei assist. I tifosi poi possono dire ciò che vogliono, anche se ogni tanto un po’ si esagera”.
Sul gol contro il Como
“Non mi piace il gol di testa, non è nelle mie caratteristiche. Ma anche l’anno scorso ho segnato di testa, ho fatto tre gol: è una cosa in cui dovrei credere un po’ di più”.
Aspettative
“A 18 anni, all’Inter, avevo sogni diversi, poi sono cambiati. Non faccio progetti a lungo termine, preferisco pensare stagione dopo stagione e vedere cosa ho fatto bene e cosa male. Ci sono diverse cose che devono andare bene, anche a livello di scelte e trasferimenti, ma ho un buon procuratore e su queste cose ci pensa lui. Penso alla Nazionale, magari insieme a mio fratello, oppure a giocare in Champions League, che è una cosa che ho già fatto ma che ho vissuto quando non ero ancora maturo”.
L’accoglienza a Elmas
“Un po’ mi aspettavo quell’accoglienza, anche se il mio procuratore mi prendeva in giro. È stato bellissimo, era la prima volta che ci fosse così tanta gente a un mio arrivo. Cercavo però questa coesione con la gente: mi stimola, così come i fischi. Non mi danno fastidio, vuol dire che i tifosi vogliono di più e tu puoi fare meglio”.
Su Pisacane
“Ho un rapporto umano bellissimo con lui, c’è un bellissimo dialogo. Ci sono anche i momenti in cui si scherza. Ha bruciato le tappe, alla sua età in pochi hanno allenato in Serie A. È molto bravo, soprattutto nel parlare con i giovani, che sono tanti in squadra. Lui è molto bravo a dare serenità, ma si trasforma quando arriva la partita: ha gli occhi della tigre, diventa una belva. Questo mi piace molto, mi carica e prova a darci consigli anche a livello mentale. Ha studiato tanto, anche come approcciarsi ai giovani: è una cosa che lo aiuta molto e che ci piace. Ha una credibilità incredibile nello spogliatoio. Il suo modo di fare all’intervallo? Dipende, la maggior parte delle volte ci dà consigli. Poche volte ci ha massacrati, ma ci sta ogni tanto far alzare l’attenzione. A livello tecnico non è vero che mi chiede sacrificio, sono io che mi metto a disposizione. Mi piace dare una mano ai compagni, e questo rende orgoglioso anche un compagno”.














