“Non mi sono fatto ingannare dagli ultimi mesi, sono arrivato qua a Sassari per mettermi in gioco”, con queste parole Daniele Sorrentino si è presentato poco meno di due mesi fa da nuovo attaccante della Torres in sala stampa. Parole sentite e risentite spesso da chi, la prima volta in conferenza all’arrivo in una nuova piazza, ha espresso le sue sensazioni sulla nuova avventura. Parole, quasi scontate e d’obbligo, che però l’ex giocatore della Cavese ha saputo trasformare in fatti, prendendo per mano la formazione di Alfonso Greco a suon di gol, lavoro sporco e spirito di sacrificio. Consentendo ai rossoblù di tirarsi momentaneamente fuori dalle acque torbide dei playout a distanza di oltre 5 mesi dall’ultima volta che il colore di fianco alla casella della posizione in classifica era bianca.
Impatto
Dei nuovi arrivati a gennaio Sorrentino è quello che ha saputo impattare meglio a Sassari. Non ce ne voglia Baldi, anche lui sin da subito perfetto per l’alchimia del terzetto difensivo, e Luciani, che sebbene ancora debba ancora sbloccarsi, è sicuramente un giocatore che può contribuire tanto nella corsa salvezza. Per il numero 99 dei sassaresi parlano i numeri: 3 gol in sei apparizioni, una media semplice di una rete ogni due sfide. Capacità realizzata, ma anche applicazione e utilità tattica. Abilità nel venire in contro per contribuire a legare il gioco, ma soprattutto nel dare profondità alla squadra con inserimenti fatti di rapidità e intelligenza tattica che regalano soluzioni importanti. Armi che la Torres finora non era riuscita a trovare e che, come visto in particolare nella sfida di mercoledì 4 marzo contro il Guidonia, si stanno dimostrando produttive. E in effetti questo è il tipo di giocatore che è mancato alla Torres durante la stagione. Caratteristiche che in estate si sperava di avere a disposizione con l’ingaggio di un Ernesto Starita – il quale non si è fatto rimpiangere nella gara da ex – che tra condizione fisica non ottimale e difficoltà nell’inserimento all’interno dello scacchiere, prima di Pazienza e poi di Greco, non sono state trovate.
Utilità
Come detto, oltre alle tre reti realizzate, il grande merito di Sorrentino in queste prime sei apparizioni in rossoblù è stato anche sotto l’aspetto dell’applicazione. Nel primo pressing, nel non dare punti di riferimento in avanti e facendosi trovare nel posto giusto al momento giusto. Nel saper interpretare più ruoli nel reparto avanzato e contribuire allo sviluppo della manovra offensiva. Perché attenzione, Sorrentino è arrivato a Sassari come calciatore che doveva essere da supporto alla prima punta e che all’occorrenza avrebbe potuto interpretare il ruolo di primo terminale. Il classe 1997 di Acerra è stato abile non solo nel mettersi a disposizione del tecnico, a prescindere dal ruolo e dal compito di giornata, ma anche nel saper leggere i compagni. Capendo come prediligono giocare il pallone, come si muovono solitamente e come riuscire a innescarli nel modo migliore. Fraseggi sullo stretto, inserimenti e capacità nel farsi trovare al punto giusto al momento giusto che nelle ultime gare hanno fatto di Sorrentino il giocatore più pericoloso dei suoi anche nelle gare in cui non è riuscito a trovare la via del gol. Chiaro, c’è tanta strada ancora da fare, perché se sei partite possono bastare per dare un’idea del potenziale del calciatore, allo stesso tempo, come ha detto bene Greco guardandolo negli occhi in sala stampa: “Se si accontenta finisce male, deve continuare così”. Ed è verissimo, perché anche chi lo ha preceduto, Antonino Musso, ha avuto lo stesso rendimento nelle prime sei gare di campionato, ovvero 6 presenze e 3 reti. Poi, nelle 16 sfide successive, una sola marcatura. Vero, anche la Torres di quel periodo faticava e parecchio, però allo stesso tempo se è doveroso dare onore al merito, lo è altrettanto, per rimanere sulle frasi fatte, dare tempo al tempo. Sorrentino si è presentato, ha dimostrato quanto può dare a questa squadra, ora però è chiamato al passo più difficile, quello della continuità.












