Queste le nostre valutazioni sulla prestazione fornita dai rossoblù di Fabio Pisacane in occasione della sfida pareggiata in rimonta (2-2) contro la Cremonese di Davide Nicola.
Caprile 5,5: se sul vantaggio l’unica cosa che può fare è provare a evitare il fallo in uscita, sul secondo ha anche lui qualche colpa con la conclusione dell’inglese che non pare irresistibile. Il resto è ordinaria amministrazione, segno di quanto il primo tempo buttato gridi vendetta, fino a quando Vandeputte lo grazia all’ultimo.
Zappa 6,5: duecento in rossoblù, è tra i pochi in partita anche nei primi 45 minuti e cresce ancora di più quando nella ripresa diventa terzino a quattro con continuità. Potrebbe incidere di più in avanti, ma almeno c’è sempre ed è anche decisivo nell’abbrivio del 2-1. Dall’84’ Trepy 7,5: esordio in A con il botto per il 2006 francese che trova una perla non casuale, stop perfetto e sinistro chirurgico che fulmina Audero. Pochi minuti che ricorderà per sempre e che regalano al Cagliari e a Pisacane un bel sospiro di sollievo.
Luperto 6: nulla da fare sul vantaggio immediato di Johnsen, tutt’altro discorso sul raddoppio. Perde un pallone spinoso a metà campo confermando il trend generale di una squadra molle. Tolto questo è il più lucido della retroguardia e cresce, forse non a caso, con l’uscita di Mina nella ripresa diventando perfetto.
Mina 4: mettere una partita in salita con una leggerezza come la sua è colpa troppo grande per non essere valutata altrettanto negativamente. Il lancio dalle retrovie è di facile lettura e infatti lo legge, poi è tradito da un eccesso di confidenza in se stesso con cui sceglie la protezione sopra il colpo di testa. Anche sul secondo non è perfetto pur non essendo il maggior responsabile, resta negli spogliatoi e la squadra ne giova. Dal 46′ Esposito 5: eleva enormemente il tasso tecnico e la pulizia della manovra, però non può non contare come un errore difensivo quello che mostra sul possibile 2-2 annullato. Un attaccante, con quella visuale e quel tempo per decidere, non può finire in offside in quel modo. Una sliding door tra una prestazione ben oltre il 6 e l’insufficienza.
Rodriguez 5: per un tempo in costruzione è terzino bloccato, in non possesso braccetto sinistro. Come più giovane della retroguardia si fa trascinare dai compagni più esperti, grave l’incertezza sul secondo gol, episodio che evidenzia la difficoltà generale di fronte a Vardy. Poi, con il passaggio a 4 e l’uscita di Mina cresce, pur con un altro errore a inizio ripresa e non basta per avvicinarsi alla sufficienza.
Palestra 5,5: a limitarlo più di Floriani è la scelta di Pisacane di traslocarlo sulla corsia di sinistra. Prova a fare comunque male, ma si vede che pur avendone le possibilità non è a proprio agio su quella fascia. E infatti, anche quando è bravo a scappare, poi si perde nella scelta finale causa orientamento smarrito. Migliora, va da sé, quando torna a destra anche se il motore appare in riserva.
Adopo 6,5: Bondo lo porta a spasso e gli spiega calcio per 45 minuti senza che lui riesca né fisicamente né tecnicamente a interrompere la lectio magistralis dell’avversario. Paga la difficoltà generale non essendo un fine dicitore, ma appena cresce la squadra anche lui sale di livello fino al gol che riapre la gara. Nel lungo recupera anche qualità, uscendo alla distanza.
Prati 5,5: uno dei pochi a sembrare con la testa nella partita, al netto di alcuni errori e scelte non felici. Però, almeno, prova a fare qualcosa con il pallone tra i piedi seppur una squadra messa male in campo non lo aiuta, tutt’altro. Quando esce non appare come il cambio più necessario, ma tant’è. Dal 56′ Mazzitelli 6,5: non sembra aggiungere granché se non una maggiore tranquillità ed esperienza nella gestione del pallone. Poi si accende la scintilla e serve il cioccolatino che Trepy scarta con grande bravura, ma lanciato dal regista con tempi perfetti e precisione chirurgica. Dimostrando che, in fondo, la scelta di inserirlo non era campata per aria.
Gaetano 4: ormai si potrebbero stampare i manifesti con la sua faccia e la scritta wanted, perché quello che è sceso in campo a Cremona non può essere lui e se lo fosse sarebbe un grosso problema. Non trova la posizione, quando riesce a ritagliarsi uno spazio tra le linee sbaglia le scelte e le giocate, perfino quando arriva il tiro sparacchia senza convinzione. Occasione, l’ennesima, persa: troppo, troppo poco. Dal 66′ Kılıçsoy 7: entra e spacca la partita tracciando un solco gigantesco tra la sua attitudine e la sua qualità e quanto visto fino a quel momento da parte di chi sostituisce. Pronti via e serve l’assist per il 2-2 di Esposito che colpevolmente si fa trovare in fuorigioco, poi è un continuo creare e portare su la squadra, scelte corrette e precisione nel tocco. Era sicuramente provato dai 90 minuti contro il Milan, ma questo sta diventando imprescindibile.
Luvumbo 6: nel grigiore generale è l’unico che prova a fare qualcosa di dignitoso e ad accendere la luce. Certo, è come se al momento della scelta tirasse un dado che costantemente gli dà il numero sbagliato, però come si muove e come preoccupa gli avversari basta in mezzo al nulla dei compagni. Prova anche a impensierire Audero, non ci riesce granché, ma almeno qualcosa crea. Dal 56′ Obert 6: il suo ingresso permette di spostare Palestra sul lato opposto e tanto basta. Tiene la posizione e non sbaglia nella gestione, nulla di trascendentale ma il suo lo fa. E dà soprattutto quell’equilibrio mancato nel primo tempo orrendo dei compagni.
Borrelli 6: la sua valutazione è la media tra l’insufficienza piena del primo tempo e la prestazione più che positiva nella ripresa. Nei 45 minuti terribili il suo motto è “la potenza è nulla senza controllo”, la volontà e il fisico li mette, ma a stoppare un pallone o cucire il gioco proprio non riesce. Nel secondo tempo entra un altro giocatore, più abile nel far salire la squadra e più pulito nelle sponde. L’assist dopo un grande lavoro di fisico per il 2-1 ne è la conferma, la crescita alla distanza un altro punto a favore.
Pisacane 5,5: vale di più il negativo di un primo tempo buttato per scelte incomprensibili e per un atteggiamento quasi da timore verso il passato che ha rimpiazzato o, al contrario, vale di più la capacità di cambiare e capire i propri errori correggendo in corsa con scelte anche forti? Per chi scrive conta più la prima, perché i novanta minuti hanno dimostrato che la partita si sarebbe potuta vincere ampiamente senza un approccio e una gestione dei primi 45 minuti quasi imbarazzanti. Poi è vero che sterza, che sceglie bene come modificare e quando farlo, ma non basta per arrivare alla sufficienza. Può tirare un sospiro di sollievo perché, come diceva Sir Claudio, se non puoi vincere allora meglio non perdere, ma anche oggi dovrà trarre i giusti insegnamenti da errori più suoi che di chi è andato in campo.













