Unità. Non è il nome solamente del giornale che fu organo di partito, ma è anche il sostantivo che spesso si utilizza quando le cose in una squadra non vanno vanno come si vorrebbe e il momento consiglia di mettere completamente da parte o quasi gli obiettivi personali, tenendo il posto solamente per quelli necessari a raggiungere lo scopo più generale. La Dinamo Sassari si trova dentro questo momento e non è più un mistero. Lo hanno confermato le parole di coach Mrsic nell’ultima conferenza stampa che anticipa lo scontro importante contro Trento di sabato 7 marzo, lo si poteva dedurre dalla mancanza di vittorie in campionato dallo scorso 4 gennaio. Uno dei punti più alti toccati in stagione dai biancoblù, ovvero quella vittoria con Brescia al supplementare che ha invece finito per aprire una faglia profonda. Una spaccatura che ha sancito l’arrivo di infortuni, nuovi cambi nel roster e ha reso necessaria una presa di posizione forte della società nelle ultime ore.
Tra presente e futuro
“Ne ho sentite troppe, non stiamo smantellando nulla. Non è vero che le risorse con la Lab e la femminile prendono forza alla maschile, ogni squadra ha il suo budget e il suo staff. Nessuno intacca nessuno alla Dinamo, ogni squadra ha un suo valore”. Sono alcune delle parole che hanno aperto la conferenza stampa del direttore generale biancoblù Jack Devecchi. Forse il momento più delicato affrontato da dirigente almeno davanti ai microfoni, data l’assenza per motivi personali del ds Sartori, per l’ex capitano del Banco. E sono parole che provano a mettere un punto su una questione che può apparire lontana in questo momento della stagione, ma che è stata terreno fertile per il malumore creatosi attorno all’ambiente biancoblù. Un ambiente che non avendo più la benzina dei successi del passato ha cercato di trovare il capro espiatorio della situazione, quello più facile da osservare. L’allargamento del progetto della società, divenuto sempre più solido negli ultimi anni, oltre a rappresentare una dimostrazione positiva dello stato di salute economico del club malgrado le sfide non manchino – basti pensare al fatto che nello stesso arco temporale la Virtus Bologna ha chiuso il suo progetto femminile – è coincisa con una crisi dal punto di vista sportivo della squadra maschile. Un caso? Probabilmente sì. Anche perché ci sono aspetti che potrebbero essere stati ben più impattanti. Il primo, ed è ormai risaputo, è il livello più alto del campionato rispetto al passato, che ha ristretto ulteriormente le chance di accesso ai playoff che manca dall’annata 2022-2023. Poi ci sono altri due aspetti interni che potrebbero essere più rilevanti. Dopo l’esperienza di Bucchi, Sassari non è riuscita a sviluppare un progetto tecnico sull’arco di più di una stagione. E questo pesa nell’economia umorale di un ambiente che ha saputo dare maggiore forza a chi è riuscito a calarsi nella realtà sassarese. Ma soprattutto ha rilevanza dal punto di vista sportivo, a partire dalla scelta dei giocatori più funzionali al proprio progetto e a Sassari stessa. Ogni caso ha la sua specificità, ma quanto accaduto con Veronesi – forse immemore del proprio approdo in A1 proprio grazie a Sassari – Pullen e Johnson sono segnali importanti di qualcosa che nelle scelte delle persone e dei professionisti potrebbe non aver funzionato, contrariamente a quanto Sassari in passato ha dimostrato. Il mercato si è fatto sempre più complesso negli ultimi anni, sia per percepita mancanza di italiani di alto livello che per stranieri che guardano a mercati più remunerativi, e così la chiave per dimostrarsi un reale trampolino di lancio per chi arriva e ottenere dividendi sul parquet, sembra ancor di più essere la chiarezza del proprio progetto che parte, proprio, dalla panchina e dalla condivisione delle scelte con chi dirige il mercato. Un discorso che potrebbe essere determinante per il futuro, ma che anche nel presente ha la sua rilevanza. Prima di tutto perché c’è una salvezza ancora da conquistare e Mrsic ha dimostrato di poter essere una guida solida quando ha avuto buona parte della squadra a disposizione.
L’occasione sul campo
Contro una Trento che ha vissuto le sue trasformazioni non senza qualche inciampo durante l’anno, pur presentandosi ancora una volta in Coppa Italia, la completa disponibilità del roster ancora probabilmente non ci sarà. Thomas e Marshall potrebbero ancora una volta non farcela. Sassari avrà un Macon in più che si è presentato sottolineando la bontà del gruppo e arriva, nonostante gli infortuni abbiano lasciato dei segni, con la voglia di tornare su quei livelli espressi tra Turchia, Grecia e Russia che hanno preceduto gli anni in Cina. L’ex Pana potrà giocare al fianco di Buie, ma dargli anche respiro, aspetto non banale dopo gli straordinari serviti dall’ex Ludwigsburg, e gravare di meno su Beliauskas per le situazioni palla in mano. La pausa lunga è arrivata nel momento migliore per provare a rimettere a posto le idee, oltre che la condizione. Da questa parte di stagione e dalla capacità di alzare il livello, almeno dell’intensità e della fame citata da Mrsic, passano le prospettive future di Sassari. A marzo, oltre all’Olimpia Milano, Sassari affronterà sia Reggio Emilia che Treviso e inizierà aprile sfidando Cantù e Varese. Scontri diretti che sono la migliore occasione per mostrare al pubblico un volto diverso rispetto alla parte iniziale del 2026, lasciare da parte le incomprensioni e iniziare un cammino consapevole verso il futuro.












