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Sardi On The Road | Dore (Legnago): “Torres squadra di valore, ma vogliamo i tre punti”

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Da Ittiri a Legnago, passando per il settore giovanile dell’Olbia. Abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con Salvatore Dore, centrocampista classe 2004, che ci ha raccontato il suo percorso calcistico: da quando ha dato i primi calci al pallone fino a quando, nel 2024, ha firmato il suo primo contratto da professionista.

Salvatore, iniziamo questa intervista rivivendo insieme a te le tappe più significative del tuo percorso calcistico. Ci racconti il tuo cammino sportivo fino a ora?
“Ho iniziato a giocare a calcio a cinque anni con l’Ittiri Sprint, una delle due società del mio paese. Dopo qualche anno, sono passato alla Città di Ittiri, dove con i ragazzi della mia leva abbiamo formato una squadra competitiva. Poi è arrivata la chiamata dell’Alghero, affiliato al Cagliari, e con altri tre compagni ho vissuto la mia prima esperienza fuori casa, giocando un campionato regionale Élite sotto età. Successivamente, il Cagliari mi ha proposto di restare nel centro di formazione di Alghero, ma viaggiare da solo era complicato, quindi sono tornato a Ittiri per un anno. Ho disputato i regionali, giocando da capitano e addirittura alcuni match da punta, prima di decidere di tornare ad Alghero nel 2019. Lì ho trascorso due stagioni formative, di cui una interrotta dalla pandemia. Nonostante le difficoltà, quell’esperienza è stata fondamentale per la mia crescita, anche perché ho ritrovato un ambiente familiare e accogliente, che mi ha aiutato molto. Dopo il Covid, è arrivata la chiamata dell’Olbia per un provino. Ho scelto di trasferirmi lì e ho giocato due stagioni in Primavera, Contribuendo alla qualificazione ai playoff già nel primo anno e ottenendo due convocazioni in prima squadra a soli 17 anni, ero presente anche al derby terminato 1-1 al Vanni Sanna. Terminato quel percorso, ho deciso, insieme al mio procuratore, di affrontare la mia prima vera esperienza fuori dalla Sardegna, approdando al Casalnuovo”.

Nella stagione 2023/24 sei arrivato al Real Casalnuovo, facendo la differenza nel campionato di Serie D realizzando 6 gol e 2 assist in 13 partite. Come hai vissuto questa esperienza e quale impatto ha avuto su di te e sulla squadra?
“È stata l’esperienza più formativa della mia carriera fino a questo momento, perché per la prima volta mi sono confrontato con il calcio dei grandi. L’inizio è stato difficile: ricordo ancora le telefonate ai miei genitori e al mio procuratore durante il ritiro, perché facevo fatica ad ambientarmi. La lontananza dalla famiglia e dagli amici ha pesato molto, e anche sul campo non è stato facile. All’inizio ho giocato pochissimo: in Coppa sono entrato solo negli ultimi cinque minuti, riuscendo comunque a fornire un assist. Poi, nelle prime quattro partite di campionato, non ho messo piede in campo. È stato il momento più complicato, perché sentivo di poter dare il mio contributo alla squadra, ma non avevo l’opportunità di dimostrarlo. La svolta è arrivata a causa di un infortunio di un compagno: l’allenatore mi ha dato fiducia e, nelle successive 12-13 partite, ho segnato 6 gol e fornito 2 assist. La squadra aveva un gruppo fantastico e questo mi ha aiutato tantissimo ad adattarmi. In particolare, alcuni compagni sono stati fondamentali nel mio percorso, sia a livello umano che calcistico: Nino Pinna, Mario Piga e Cristian Sosa, un uruguaiano che ormai da anni vive in Sardegna, oltre a giocatori esperti come Reginaldo ed Enrico Pezzi. A dicembre, però, arriva un nuovo ostacolo: il 4 dicembre mi infortuno al polpaccio e il mio girone d’andata finisce in anticipo. Durante le vacanze di Natale, mentre mi riprendevo, iniziano ad arrivare offerte e interessamenti da diverse squadre. Rientro in campo il 18 gennaio, disputo due partite – una da subentrato e una da titolare – e poi, due giorni prima della chiusura del mercato, il mio procuratore mi informa dell’interesse concreto della Cremonese. Il club voleva prendermi subito, offrendomi un contratto quadriennale. È stato un momento emozionante, perché firmare il mio primo contratto da professionista era il sogno che inseguivo fin da bambino. Ma, allo stesso tempo, è stato difficile lasciare i miei compagni, soprattutto prima di una sfida importante contro il Trapani, allora primo in classifica e oggi in Serie C. Quel gruppo mi aveva dato tanto, mi aveva aiutato a crescere, e separarci non è stato semplice. Il 29 o 30 gennaio 2024 mi trasferisco a Cremona e firmo il mio contratto da professionista, pronto per una nuova avventura”.

Nella scorsa stagione hai giocato con la Cremonese, trasferendoti nel mercato di gennaio e contribuendo alla vittoria del campionato Primavera 2. Cosa ha significato per te questo traguardo e che ricordi hai di quell’annata?
“Sono arrivato a fine gennaio in un gruppo fantastico di ragazzi che mi hanno accolto fin da subito, facendomi sentire parte della loro famiglia. Erano tutti molto preparati, dotati tecnicamente e seguiti da un allenatore esperto come Elia Pavesi. Non a caso, abbiamo vinto il campionato con sei giornate di anticipo. Nel gruppo c’erano giocatori del calibro di GabbianiStückler, che ora gioca alla Giana Erminio e ha segnato 11 gol (dati aggiornati al 7 marzo n.d.r), Guido Della Rovere, ora al Bayern Monaco, Triacca, capitan Lordkipanidze e tanti altri ragazzi molto forti. Non mi aspettavo che il campionato di Primavera 2 fosse così intenso, sia dal punto di vista tecnico che fisico. Giocare in una Primavera importante come quella della Cremonese significa essere ben preparati tecnicamente, ma anche affrontare un livello di intensità fisica e di contatto che ricorda quello della Serie D e della Serie C. Questi sei mesi sono stati caratterizzati dalla vittoria del campionato e dal raggiungimento della finale di Supercoppa, purtroppo persa ai rigori contro il Cesena, una squadra con diversi giocatori già esperti in Serie C”.

Quest’anno, invece, hai vissuto una breve esperienza al Lecco. Cosa non è andato come speravi e quali sono stati gli ostacoli che hai incontrato?
“Parto dal presupposto che ogni esperienza, per me, è formativa, soprattutto in questa fase della mia carriera. Mi aiuterà a crescere e ad affrontare la vita con una mentalità diversa, perché ogni momento è un’opportunità di apprendimento. Purtroppo, questi sei mesi al Lecco sono stati segnati dal cambio dell’allenatore, proprio quando stavo iniziando a entrare più nel vivo della squadra. Mi stavo affermando, migliorando il rapporto con i compagni e trovando più sintonia con il gruppo. La differenza tra la Primavera 2 e la Serie C è evidente. Come ti dicevo prima, in Primavera si lavora maggiormente sulla tecnica, mentre in Serie C, c’è più contatto fisico, più malizia e più esperienza. Ho fatto un buon ritiro con mister Francesco Baldini e, finché è stato lui l’allenatore, sono riuscito a collezionare diverse presenze. Dopo l’arrivo di mister Gennaro Volpe, però, ho avuto meno spazio, ed è stata questa la motivazione che mi ha spinto a cambiare a gennaio. Al Lecco c’era sicuramente il potenziale per fare bene: una squadra piena di giocatori esperti, molti dei quali avevano già fatto carriera, e una piazza storica che veniva dalla retrocessione dalla Serie B. Le aspettative erano alte. A volte, però, in un posto non si riesce più a dare il meglio, e credo che sia giusto prendere una decisione quando si capisce che è arrivato il momento di cambiare”.

Quali sono i giocatori che ti hanno maggiormente impressionato, sia con cui hai avuto possibilità di giocare, sia contro cui ti sei confrontato?
“Ho avuto la fortuna di allenarmi con la prima squadra a Cremona e sono andato lì parecchie volte. Confrontarmi con giocatori di quel livello è stato incredibile. Ti parlo di “El Mudo” Franco Vazquez, il cui tocco di palla è qualcosa di spettacolare. Poi c’era anche Massimo Coda, un vero bomber. Per quanto riguarda i centrocampisti, ho sempre osservato tanto Collocolo. Spero di poter diventare utile come lui sta facendo alla Cremonese. Ha una grande capacità di inserimento, è fisico, ha tanta gamba; insomma, è il tipo di giocatore che vorrei diventare. Parlando dei miei coetanei, quando eravamo più piccoli c’era Michele Masala, che era davvero fuori categoria. Era devastante. Purtroppo non lo seguo più tanto, l’ho un po’ perso di vista, ma da giovane era davvero forte. Poi c’era Stückler, che appena gli arrivava una palla in mezzo all’area, la buttava dentro. Un bomber vero. Al Lecco ho avuto la fortuna di giocare con giocatori come Marrone, Battistini, Celjak e Ionita, un giocatore fortissimo con cui ho legato molto, anche perché aveva giocato per cinque anni al Cagliari. Nel periodo al Real Casalnuovo, Enrico Pezzi, Cristian Sosa, e Reginaldo sono stati figure importanti, così come Nino Pinna, con cui avevo un rapporto speciale. Eravamo, per così dire, quasi compaesani, e sono persone eccezionali sia dentro che fuori dal campo. Questi ragazzi della Serie D sono stati fondamentali nel mio percorso di crescita. Per quanto riguarda gli avversari, ho avuto l’opportunità di sfidare Alex Jimenez quando giocava nel Milan Futuro. Era davvero molto forte. Sicuramente è stato lui quello che mi ha impressionato di più tra quelli contro cui ho giocato. A livello collettivo sicuramente Padova, Vicenza, la stessa Torres e la Ternana. Comunque squadre attrezzate pronte a fare il salto di categoria”.

C’è un giocatore al quale ti ispiri per il tuo stile di gioco?
“Il giocatore a cui mi ispiro maggiormente è Pogba. Per l’eleganza che ha, per il tocco di palla. Ai tempi della Juventus, era qualcosa di straordinario: il tiro, la potenza fisica che aveva rispetto agli altri, una supremazia totale del campo. Era davvero troppo forte. Invece, essendo romanista, non so se posso dirlo (ride n.d.r.), mi piace molto anche Manu Kone. Quindi, principalmente, sono loro due a ispirarmi: Pogba e Manu Kone. Sarebbe un sogno riuscire a diventare come loro”.

Quali sono gli obiettivi per il futuro?
“In questo momento, siamo concentratissimi qui a Legnago, con l’obiettivo di raggiungere la salvezza, che crediamo sia alla nostra portata. È chiaro che abbiamo perso dei punti importanti in passato, ma siamo comunque convinti di poter lottare per i play-out. Appena arrivato, ho trovato un gruppo di ragazzi fantastici, una vera e propria famiglia. Siamo tutti giovani, e tra di noi ci sono anche esempi come Bombagi, che è sardo, Perucchini, Noce e tanti altri. L’età media della squadra è un po’ più bassa rispetto ad altre realtà, ma molti sono in prestito e si trovano nella mia stessa situazione. Questo ha reso facile entrare in sintonia con loro. Dopo un breve periodo di adattamento, sono riuscito a integrarmi bene nel gruppo”.

Segui lo sport sardo?
“Ho sempre seguito con interesse lo sport sardo. Come ti dicevo prima, sono stato a Olbia, ma quella è stata una scelta forzata. In quel periodo, il settore giovanile di Olbia era la realtà più alta a disposizione, visto che la Torres era ancora in Serie D. All’epoca, però, io non potevo far parte della squadra di Serie D, sia per motivi fisici che anagrafici, perché avevo solo 15 anni e ero troppo giovane. Ho sempre seguito la Torres e continuo a farlo, soprattutto ora che è nel nostro girone. Sarei davvero contento se riuscissero a salire in Serie B, ma ovviamente, dopo sabato, spero che saremo noi a portare a casa i tre punti. Sarebbe davvero una grande soddisfazione”.

La Torres sta facendo un ottimo campionato ed è in piena corsa per la promozione. Da giocatore del Legnago Salus, ma anche da sardo, che impressione ti fa il loro percorso? Pensi che abbiano le qualità per centrare l’obiettivo?
“Sicuramente c’è ancora tempo per provarci, mancano molte partite. È chiaro che ora ogni match è fondamentale in chiave promozione, e sono felice che stiano facendo bene, soprattutto per il bene dello sport sardo. Ho notato che ci sono molti sassaresi alla Torres, come Giorico, Mastinu e Carboni, che è arrivato nel mercato di riparazione, senza di dimenticarci di Masala. Il successo della Torres è importante, perché lo sport sardo merita visibilità. Purtroppo, siamo penalizzati dalla nostra posizione geografica, essendo un’isola, e abbiamo meno squadre su cui poter contare rispetto a realtà come la Lombardia, che ha un numero maggiore di squadre e una base più ampia. Tuttavia, la Torres ha tutte le qualità per riuscirci, con giocatori di grande valore ed esperienza in categorie superiori. Non mi sorprenderebbe affatto se riuscissero a salire in Serie C”.

Se dovessi ringraziare qualcuno per il supporto avuto fino ad ora, chi sarebbe?
“Per me, la mia famiglia è sempre stata fondamentale. Mi ha supportato in ogni scelta, sempre pronta ad aiutarmi, indipendentemente dalla decisione che volessi prendere. Lo stesso vale per i miei agenti e per tutte le persone che ho incontrato lungo il percorso. Alcuni mi hanno spinto a dare di più, altri, magari giudicandomi prematuramente senza conoscermi davvero, mi hanno fatto capire quanto fosse importante dimostrare il mio valore. Tra le persone che più mi hanno influenzato, c’è sicuramente Adriano Serra, allenatore dell’Alghero, che sin da piccolo ha creduto in me e mi ha dato una grossa mano. A Olbia, ricordo vari direttori, come Luca Raineri, che ora è responsabile del settore giovanile della Torres, e l’allenatore Giampiero Maini, ex calciatore di Roma e Milan. Un altro che ha avuto un ruolo chiave nel mio percorso è stato Raffaele Esposito, allenatore del Casalnuovo. Senza di lui, probabilmente non sarei riuscito a coronare il sogno di firmare il mio primo contratto da professionista. Tutte le persone che ho incontrato e con cui ho legato mi hanno aiutato, dal primo all’ultimo. Ogni incontro, ogni esperienza, mi ha contribuito a crescere”.

Prima di concludere, c’è qualcosa che vorresti aggiungere o condividere?
“Penso che tutto dipenda dall’impegno che metti nelle cose che fai. Senza la voglia di sacrificarsi e di sudare, non si ottiene nulla. La mia storia, pur breve, è una dimostrazione di questo. Il mio obiettivo principale, in questo momento, è sicuramente la salvezza con il Legnago. A livello personale, invece, voglio cercare di collezionare più presenze possibili, così da prepararmi per la prossima stagione e continuare a crescere. Ogni anno è un’opportunità per migliorare e acquisire nuove competenze, con l’obiettivo finale di arrivare, un giorno, a giocare in Serie A”.

Matteo Cubadda

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