In vista della sfida di domenica tra Cagliari e Monza, in programma alle 12:30, abbiamo intervistato Tiziano De Patre, ex centrocampista di rossoblù con 95 presenze e 15 reti totali, ma con un’esperienza anche con la maglia brianzola nella stagione 1989-90. De Patre ha condiviso le sue impressioni sul match, analizzando le due formazioni e ricordando i campioni del passato con cui ha avuto il privilegio di giocare, sia in squadra che da avversario.
Tiziano, domenica si disputerà Cagliari-Monza. Da doppio ex, che tipo di partita si aspetta dalle due squadre?
“Questa è una partita davvero importantissima per il Cagliari, soprattutto perché vedo il Monza in grande difficoltà. È una delle candidate alla retrocessione, non solo per le prestazioni in campo ma anche per il mercato che ha fatto a gennaio, in cui ha ceduto i suoi giocatori migliori come Bondo e Pablo Marì. Così è stata smembrata la squadra, perciò vedo il Monza in una posizione complicata: per me non ha molte speranze, è la candidata numero uno alla retrocessione. Per il Cagliari, quindi, si tratta di una partita fondamentale, con tre punti assolutamente cruciali per la lotta per la salvezza: è un obiettivo sempre difficile da raggiungere, come ogni anno, ma credo che il Cagliari abbia buone possibilità di farcela. Ha un organico che gli consente di puntare alla salvezza. È vero che ci sono anche altre squadre che lottano per evitare la retrocessione, ma credo che alla fine sarà proprio il Cagliari a riuscire a salvarsi”.
Quali sono secondo lei i punti di forza e le difficoltà principali di entrambe le squadre?
“Il Cagliari ha un organico nettamente superiore a quello del Monza, in tutti i reparti. Inoltre, vedo che ci sono giocatori tra i rossoblù che potrebbero fare la differenza. Mi dispiace vedere poco impiegato Prati, che è un prospetto interessante e, sebbene giovane, ha grandi potenzialità. Purtroppo, soprattutto nell’ultimo periodo, tranne che nell’ultima partita, ha giocato poco. Secondo me, bisognerebbe puntare un po’ di più su di lui, perché è un talento importante. Però occhio a dare per spacciato il Monza: ormai non ha più nulla da perdere e giocherà senza pressioni, cosa che potrebbe creare qualche difficoltà al Cagliari”.
Ha già parlato di Prati, ma cosa pensa più in generale del centrocampo del Cagliari?
“Sicuramente Nicola ha una vasta scelta, tra giocatori di grande qualità ma anche di quantità. Il Cagliari può adattarsi a diversi schemi, grazie alla varietà di centrocampisti a disposizione e che si abbinano bene tra di loro. Prati è giovane e ha grande potenziale, ma quando c’è concorrenza in momenti di difficoltà è normale che l’allenatore scelga di puntare di più sui giocatori con più esperienza. Marin, per esempio, è un altro giocatore di grande qualità, che aggiunge valore al centrocampo”.
Quali sono i giocatori del Cagliari che l’hanno convinta di più in questa stagione?
“Devo fare una premessa: da quando lavoro come scout per il Sassuolo seguo tantissimo soprattutto i campionati esteri. Va detto però che il Cagliari ha giocatori di livello come Piccoli, che in poche squadre tra quelle che lottano per la salvezza possono vantare. Inoltre c’è Mina, che con la sua esperienza è un elemento fondamentale in difesa. Forse per l’organico a disposizione il Cagliari avrebbe potuto fare qualcosa in più, ma sappiamo bene che la Serie A è un campionato molto difficile. Ora deve lottare ma, come detto, per me alla fine ce la farà”.
C’è un calciatore attuale in cui si rivede, per stile di gioco e caratteristiche?
“È difficile dirlo, perché ci sono molti giocatori che, pur avendo qualità, non possiedono tutte le caratteristiche che io ritenevo importanti. Parlo di capacità di inserimento, di palleggio, di fase difensiva, e anche di gioco aereo. Oggi è difficile trovare calciatori che abbiano tutte queste qualità, parlo in generale. Non che io fossi un giocatore più forte di altri (ride, ndr), assolutamente, ma è un dato di fatto che oggi i mediani crescano con altre caratteristiche. Nel Cagliari ci sono giocatori di grande qualità come Prati, bravo nella regia e nell’interdizione, ma pure Deiola, Marin e molti altri. Sono tutti calciatori molto bravi, ognuno con le sue qualità. Forse trovo le mie caratteristiche in Fazzini e Anjorin dell’Empoli: mi sembrano più completi e con un ventaglio di qualità più ampio”.
Ha citato Deiola, che a breve rinnoverà il suo contratto con il Cagliari. Qual è il suo giudizio su di lui?
“Sinceramente mi dispiace quando viene criticato in maniera eccessiva. Mi dispiace perché, al di là delle libere opinioni di chiunque, per me è un buon giocatore e soprattutto dà sempre tutto in campo. È uno di quelli che non si tira mai indietro, che lotta su ogni pallone. Mi fa strano tutto questo accanimento, soprattutto perché è sardo. E non lo dico per semplice campanilismo, perché non penso che debba essere applaudito solo per le sue origini. Le critiche fanno parte del gioco, tutti dobbiamo accettarle, ma credo che nel suo caso troppo spesso siano eccessive e ingiuste. È un giocatore che può stare benissimo nella rosa del Cagliari e sono contento che possa continuare la sua avventura con questa maglia”.
Come vede il Cagliari nella lotta salvezza? Merita la posizione attuale o avrebbe potuto fare meglio? E come giudica il lavoro di Davide Nicola in panchina?
“Lo considero un ottimo allenatore, che nel corso degli anni ha dimostrato tutto il suo valore con imprese straordinarie, riuscendo a salvare squadre che sembravano ormai spacciate. Il suo lavoro parla per lui e non si può mettere in dubbio la sua capacità di gestire situazioni difficili. È un tecnico preparato, ma qualche difficoltà dal punto di vista del gioco si è notata. Mi sembra anche una persona perbene e un ottimo comunicatore, qualità fondamentali nella gestione di una squadra. Forse il Cagliari in questo momento non sta esprimendo un grande calcio, ma quando si lotta per la salvezza la cosa più importante è raggiungere l’obiettivo”.
Parliamo un po’ di Amarcord: a Cagliari ha giocato insieme a Fabian O’Neill. Che ricordo ha di lui, come compagno di squadra e come uomo?
“Ricordo un ragazzo per bene, una persona di grande generosità fuori dal campo. Gli uruguaiani hanno questa peculiarità e a Cagliari ne abbiamo visti tanti. Secondo me Fabian era un talento straordinario. Anzi, penso che sia stato il giocatore più forte con cui ho giocato. Purtroppo, però, a causa di uno stile di vita non proprio perfetto fuori dal campo, non ha espresso tutto quello che avrebbe potuto. Era un giocatore straordinario e completo, con tecnica, forza, intelligenza. Un calciatore da top club. È arrivato alla Juventus, ma poi non ha dimostrato appieno il suo potenziale. È un grande dispiacere che non abbia avuto la carriera che avrebbe meritato, ma egoisticamente almeno noi possiamo dire che abbiamo avuto la fortuna di vederlo a Cagliari. E di questo dobbiamo essere grati”.
Non solo O’Neill, però: in quegli anni a Cagliari ha giocato insieme ad altri compagni di grande valore.
“Sì, è vero, in quegli anni avevamo davvero giocatori fortissimi in attacco, del calibro di Dario Silva, Muzzi, Kallon, Mboma. Ma è una questione più generale. Sono passati molti anni da allora e in tanti dicono – e credo sia vero – che il livello del calcio italiano sia calato rispetto a quei tempi. I migliori giocatori al mondo sceglievano di venire a giocare in Italia. E se anche noi riuscivamo a stare a quel livello, significava che il livello generale era altissimo. Penso anche alla mia esperienza precedente con l’Atalanta, in cui ho avuto il privilegio di giocare con grandissimi calciatori come Claudio Caniggia e Glenn Strömberg. Quella Atalanta disputava la Coppa UEFA e per due stagioni consecutive arrivammo sesti in campionato. E poi, in quel periodo, c’erano squadre straordinarie: l’Inter dei tedeschi, il Napoli di Maradona, il Milan di Sacchi con Van Basten e Gullit, che probabilmente è stata una delle squadre più forti di tutti i tempi. Per questo mi reputo fortunato: ho avuto la possibilità di affrontare e giocare con i migliori calciatori del mondo. Se confronto quel periodo con il calcio attuale, credo che il livello si sia un po’ abbassato”.
Qual è stato l’avversario che l’ha messa più in difficoltà nel corso della sua carriera, sia con la maglia del Cagliari che in generale? C’è un giocatore contro cui ha sempre trovato particolarmente difficile giocare?
“Tanti, davvero tanti, perché quando giocavi contro quelle squadre affrontavi calciatori di livello straordinario. Ricordo il Parma di Buffon, Cannavaro, Thuram, Fuser: una squadra veramente eccezionale. Uno dei giocatori che più ho sofferto, ma che al tempo stesso ammiravo moltissimo, è stato Diego Simeone. Caratterialmente mi assomigliava un po’, quindi ci siamo trovati spesso a duellare, soprattutto nel gioco aereo in cui era molto forte e mi dava filo da torcere. Anche se, devo dire, me la giocavo abbastanza bene. Poi ho avuto anche la fortuna di giocare contro Maradona, ma è inutile dire che metteva in difficoltà chiunque: solo il fatto di aver condiviso il campo con lui è stato un privilegio”.
In conclusione, come sta andando la sua esperienza come scout al Sassuolo?
“È un’esperienza fantastica. Ho la fortuna di lavorare in una società molto seria, in un ambiente in cui si lavora davvero bene. Fino allo scorso anno mi occupavo del settore giovanile, collaborando con il responsabile Francesco Palmieri. Insieme abbiamo vinto lo scudetto Primavera, un risultato straordinario, considerando la concorrenza di squadre come Inter, Milan e Juve, che investono enormi risorse anche nel settore giovanile. Successivamente Palmieri è stato promosso direttore sportivo della prima squadra e mi ha voluto con sé, portandomi a lavorare per la prima squadra dalla scorsa estate. Ora ho il piacere di girare tanto, in Italia e all’estero, visitando paesi come Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda e Germania. Questa esperienza mi sta arricchendo enormemente. Ho l’opportunità di osservare tanti talenti e, speriamo, di contribuire a portare calciatori di livello in Italia. C’è una concorrenza enorme e una competizione pazzesca. Qua sto molto bene, mi piacerebbe continuare a lavorare al Sassuolo, perché mi trovo davvero bene. È una società in cui si lavora nel migliore dei modi, e spero di poter contribuire a rafforzare ulteriormente il club nel lungo periodo”.
Matteo Cubadda