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Ciclismo, Fabio Aru: “Ero finito in un tunnel, ho sbagliato a chiudermi in me stesso”

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Lunga intervista della Gazzetta dello Sport a Fabio Aru, vincitore della Vuelta 2015, che ha raccontato i dettagli della sua decisione di lasciare il ciclismo maturata ad appena 31 anni nel 2021: vi riportiamo qualche estratto delle dichiarazioni dell’ex professionista villacidrese.

Stop
“Nella prima stagione alla UAE (nel 2018 ndr) non mi sono trovato bene con i nuovi metodi di lavoro. Poi, è sopraggiunto il problema all’arteria iliaca sottovalutato da tutti, me compreso. E ho perso un altro anno. Infine, c’è stato il Covid e sappiamo che molti di quelli che avevano una trentina d’anni hanno fatto fatica a ripartire. Ero un atleta di alto livello, mi sono ritrovato a diventare uno che arrivava “esimo”. E dunque la mancata corrispondenza tra tutto il lavoro e i sacrifici, e il fatto che non rendessi come prima, mi ha creato dei problemi mentali. Per
mesi, le notti dormivo male, non riposavo. Poi ero magrissimo, 59 chili, e non era un bene. Mi sentivo finito in un tunnel, ho rischiato di impazzire. Non avevo soddisfazioni e mi arrovellavo. Mi sono lasciato condizionare parecchio, troppo. anche da quello che ora si chiama odio social. Errori? Sicuramente quello di essermi chiuso in me stesso. Di non avere detto quello che mi stava succedendo. Un po’ l’avevo voluto io, un po’ me l’avevano consigliato. Ma quando ti tieni le cose dentro e non le spieghi, lasci liberi gli altri di pensarla come vogliono. Ho vissuto un cortocircuito mentale, era come se fossi costantemente al buio. Ma ora non ho problemi a parlarne, e anzi penso che si dedichi poca importanza alla salute mentale degli atleti, un tema enorme”.

Ripartenza
“Ho scelto di lasciare l’agonismo a settembre 2021 ed è stata la scelta giusta e l’ho fatta serenamente. L’ho annunciata ad agosto, ma la decisione l’avevo già presa prima. Da quel tunnel sono uscito in maniera graduale, non con un semplice clic. Anzitutto contando sulle mie forze, guardandomi dentro. E con l’aiuto della famiglia, delle persone più care. Ho reagito per non trascinarmi più in un calvario di insoddisfazione. L’Academy?  II Sud Sardegna è risultato all’ultimo posto tra le province italiane per opportunità sportive e strutture. Io voglio aiutare la mia terra, dare delle possibilità a dei ragazzi senza che debbano trasferirsi. E magari tra 5-10 anni saremo riusciti a tirare fuori qualche buon atleta. Avevo in animo di restituire qualcosa alla mia isola, è un progetto che ha una valenza sociale. Io ricordo perfettamente i miei inizi, quando la mia squadra era a 160 chilometri da Villacidro. Quindi non avevo un gruppetto con cui allenarmi, né dei direttori sportivi che mi potessero seguire quando pedalavo”.

La Redazione

TAG:  Ciclismo
 
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