Epilogo amaro per l’Ossese nella gara di ritorno degli ottavi di finale di Coppa Italia Eccellenza: il pareggio per 2-2 contro i laziali del Montespaccato condannano la squadra bianconera all’eliminazione, dopo la sconfitta per 3-1 dell’andata. Tanto rammarico per la squadra di mister Demartis, partita fortissimo e già in vantaggio dopo 5 minuti di gioco con Franchi; il botta e risposta a cavallo del 20’ di gioco tra Damiani e Tuccio ha tenuto accesa la speranza, ma man mano l’Ossese ha perso campo e nella ripresa ha subito il gol del definitivo 2-2, con i bianconeri rimasti poi in 10 per l’espulsione di Saba. Nelle seguenti righe l’analisi tattica della gara, con focus sui sistemi di gioco, l’inizio molto promettente dell’Ossese e i cambi in corsa del Montespaccato, con Damiani bomber sempre pericoloso e autore di una doppietta.
SISTEMI DI GIOCO
Entrambe le squadre cambiano poco nei loro schieramenti: nell’Ossese il cambio è più evidente, con la squalifica di Villa e il ritorno in campo di Gueli. Demartis decide di giocarsela a una punta e infoltire la metà campo, per cui, confermata la linea difensiva davanti a Sechi, in mediana Gueli e Nurra con Saba davanti a loro, sugli esterni la velocità di Bah e Mascia a supporto di Franchi. Pochi cambi anche per mister Bussone, allenatore del Montespaccato: fuori, rispetto all’andata, Palloca e Moretti, per far spazio a Putti (di ritorno dalla squalifica) e Vitelli.
Due sistemi di gioco speculari, ma con una differenza sostanziale: Saba è un centrocampista spostato qualche metro in avanti, quindi può dare sostanza anche in fase difensiva e la possibilità di intercambiare con Gueli o Nurra a seconda delle esigenze, mentre il Montespaccato ha in Giordano il giocatore di qualità palla al piede che può creare apprensione alla retroguardia avversaria.
Il Montespaccato, già nella prima frazione, contiene a fatica le scorribande dell’Ossese: già al 27’ arriva un cambio nel sistema di gioco, con il passaggio al 1-3-4-2-1:
Il trio difensivo è composto da Anello, Tamburlani e Laurenzi, che stringe la posizione; sulla corsia di sinistra come quinto viene sacrificato proprio Giordano, che nella prima mezz’ora fatica tantissimo in mezzo al campo, e in questo modo sono Giordani e Vitelli a supportare l’unica punta Damiani:
Il passaggio alla difesa a 3 di fatto cambia la partita, come vedremo nel seguito: Il Montespaccato si compatta e chiude gli spazi, non permettendo alla squadra di casa di sviluppare gioco soprattutto sugli esterni. Siglato il secondo pareggio, mister Bussone si copre ancora di più, con l’aggiunta di un centrocampista:
OSSESE, UN INIZIO PROMETTENTE
La squadra bianconera non aveva scuse: serviva una partenza a razzo per sbloccare il risultato e mettere apprensione al Montespaccato, che partiva da un vantaggio di due gol. E il gol arriva subito, da una rimessa laterale: Il Montespaccato soffre le situazioni di palla in area, come all’andata e da una respinta Mascia, in due tempi calcia in porta: nel secondo caso il tiro è respinto da Egidio, ma Franchi è il più veloce di tutti e deposita alle spalle dell’estremo difensore laziale:
Il gol dà carica alla squadra di casa, che parte forte e mette pressione alla squadra avversaria, in particolare sulle zone laterali: Bah e Mascia sono ispirati e supportati dai terzini Madeddu e Tuccio, che si propongono sempre in avanti:
L’idea è semplice quanto efficace: gli esterni offensivi, in fase di possesso devono occupare tutta l’ampiezza del campo, “fissando” i terzini avversari e allargando le maglie avversarie, mentre i terzini devono sempre correre in avanti, inserendosi in profondità o interscambiandosi con l’esterno di parte:
I terzini che accompagnano l’azione permettono di avere sempre un giocatore in più, che è pronto a raccogliere palla e chiudere l’azione: al 20’ è Tuccio che, proiettato in avanti, raccoglie un pallone al limite e insacca, segnando il gol del secondo vantaggio:
LA POSIZIONE DEL TREQUARTI
La presenza contemporanea di Saba, Gueli e Nurra ha dato all’Ossese l’imprevedibilità necessaria per condurre il gioco: nella gara d’andata, il doppio centravanti era risultata una mossa azzardata, con Villa e Franchi troppo statici e facilmente marcabili. La presenza di un trequarti e un Franchi mobile ha consentito alla formazione bianconera di essere imprevedibile, in costruzione gioco ma anche negli sviluppi nel terzo centrale di campo. Un esempio sulla costruzione del gioco: Ossese che cerca sempre la partenza palla al piede con una costruzione 4+1: i 4 difensori e il mediano, funzione che veniva presa da
uno dei tre protagonisti, in particolare Nurra o Gueli:
Ma i continui scambi di posizione, e quindi di funzione, hanno creato delle difficoltà nel Montespaccato, che ha abbassato subito il baricentro, con i trequartisti bassi e impegnati più in fase difensiva:
La presenza di un centrocampista in più ha consentito anche la ricerca della superiorità numerica laterale: Nurra e Saba, in particolare, avvicinandosi in zona palla, potevano fornire una soluzione al compagno e attaccare i corridoi lasciati liberi dai compagni, scegliendo di crossare o sviluppando con passaggi corti:
LE ARMI DEL MONTESPACCATO
Sono due le armi che hanno consentito al Montespaccato di rimanere sempre in partita: la prima porta il nome di Alessio Damiani, autore dei due gol. L’attaccante ex W3 Maccarese ha fatto reparto da solo, facendo a sportellate con i difensori di casa e la sua capacità di attacco dell’area è stata letale. Come nel caso del primo pareggio: l’Ossese perde sulla trequarti un facile pallone, recuperato pochi secondi prima; lo smarcamento di Damiani è dietro la linea difensiva, scaglionata non correttamente e orientata completamente su palla. Diventa quindi facile per l’attaccante battere a colpo sicuro Sechi:
Il Montespaccato segna il 2-2 su azione analoga: una palla recuperata questa volta a metà campo, con Vitelli che conduce palla e sfrutta i movimenti di Damiani e Putti, che disallineano la difesa avversaria; successivamente, lo stesso Putti raccoglie la respinta e serve Damiani in area, che segna la sua personale doppietta:
L’altra arma a disposizione della squadra laziale è il suo allenatore, Andrea Bussone: il mister ex Nuova Florida, come abbiamo visto, decide di cambiare sistema di gioco al 27’ del primo tempo, e ha ragione lui: il Montespaccato, fino ad allora, soffre soprattutto i palloni dentro l’area di rigore e le continue sovrapposizioni dell’Ossese; il passaggio alla difesa a 3 consente di occupare il campo e minuto dopo minuto le sortite avversarie vengono limitate:
Questo permette al Montespaccato di alzare il baricentro e mettere in difficoltà i costruttori bianconeri:
LE CRITICITA’ DELL’OSSESE
Il cambio del sistema di gioco avversario e le energie che man mano diminuivano hanno complicato i piani dell’Ossese, che ha però avuto in mano più volte la palla del 3-1, che avrebbe significato come minimo i calci di rigore. In particolare, le ripartenze a campo aperto potevano essere sfruttate meglio, quelle poche che il Montespaccato ha concesso. Ripartenze che hanno visto la possibilità di attaccare la squadra avversaria almeno in parità numerica, come nel caso di Mascia, che nella prima frazione può condurre su palla aperta in 3c3:
L’esterno sinistro non sfrutta i movimenti dei compagni e perde troppo tempo nella conduzione, con Anello bravo nell’uscita e nell’intercetto. Ancora più incredibile è la potenziale occasione nella ripresa, poco prima del gol del pareggio avversario:
Il Montespaccato concede campo centrale e il duo Saba-Franchi, con un movimento ad “esca” del primo riesce a liberare il secondo; l’attaccante ex Alghero non sfrutta il potenziale 2c2, con Mascia che a sinistra potrebbe ricevere e involarsi verso la porta:
Franchi decide invece di mettersi in proprio e provare a saltare i diretti marcatori, salvo però perdere la palla.
Stefano Piras